Domenica, 21 Luglio 2024

La recensione

Valentina Di Nino

Fly me to the Moon, una brillante commedia con Scarlett Johansson sulla conquista della luna

Il più grande sogno americano e umano della storia recente sta per realizzarsi, ma qualcosa potrebbe andare storto. Come evitarlo? Affidandosi a un’intraprendente maga del marketing pronta a fare qualsiasi cosa per vendere un prodotto davvero speciale: la conquista della Luna. Parte da qui Fly Me To The Moon, la brillante commedia in uscita in sala giovedì 11 luglio distribuita da Eagle Picture, con protagonisti Scarlett Johansson nei panni dell’inarrestabile Kelly Jones, e Channing Tatum nei panni dell’ombroso e seriorissimo direttore del lancio dell’Apollo 11. Con loro, un fantastico Woody Harelsson nei panni di un misteriosissimo agente. La regia è firmata da Greg Berlanti.

Fly me to the Moon, la trama

E’ il 1969 e l’America, sforzandosi di rimuovere il bagno di sangue del Vietnam, è impegnata nella corsa alla Luna. Una gara che la vede indietro rispetto ai rivali sovietici, ma su cui gli Stati Uniti si giocano non solo il prestigio internazionale e l’immagine di grande potenza alla guida del mondo, ma anche la tenuta della nazione, minacciata da ondate sempre più potenti, di protesta.

La sfida è mandare il primo uomo sulla luna entro la fine degli anni ’60, un tempo che, a inizio ’69, sta ormai per scadere. Non solo: il paese, sempre più depresso e sconvolto dalla carneficina della guerra in Asia, dalle rivolte pacifiste, da quelle per i diritti, dagli omicidi eccellenti, ha perso ormai interesse al programma spaziale che, per risultare vincente, necessita invece di attrarre l’attenzione delle masse e, conseguentemente, quella degli sponsor. Così, mentre ingegneri ed astronauti della Nasa lavorano alacremente all’impresa, Kelly Jones, intraprendente pubblicitaria e stella di Madison Avenue viene reclutata da un misterioso agente che lavora per conto del presidente Nixon, e piomba in Florida pronta a rifare l’immagine del progetto lunare.

Ci riuscirà, ovviamente, ma in Florida si imbatterà, poi si scontrerà e infine si innamorerà del direttore del lancio, ancora tormentato dalla tragedia del primo lancio fallito. Nel frattempo però, il misterioso agente tornerà alla carica, svelando il reale, incredibile, motivo per il quale Kelly è stata reclutata: una messinscena perfetta e senza sbavature dell’allunaggio da mandare in onda sulle tv di tutto il mondo per proteggersi da ogni eventuale imprevisto o fallimento e far fare, comunque vada, bella figura all’America.

Una commedia brillante che con ironia e ritmo rilegge l’allunaggio riportandoci a vivere una grande emozione

Non sarà perfetto il film di Greg Berlanti, ma come si fa a non emozionarsi, ancora oggi, al momento in cui vediamo l’Apollo 11 partire e, più tardi, vedere l’attore che interpreta Neil Armstrong toccare il suolo lunare?

No, non si può. E questa è la prima cosa che abbiamo apprezzato del film, che ci riporta a un momento che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera umanità e, come dice il personaggio di Channing Tatum, ha cambiato per sempre i libri di storia.

Oltre a questo, Fly Me To The Moon è un film brioso e divertente. Molto è sulle spalle di Scarlett Johansoon e della sua inarrestabile Kelly Jones, che una ne pensa e cento ne fa, in barba all’accoglienza, non esattamente calorosa, del capo del programma Apollo 11, un misurato Channing Tatum. D’altronde Kelly incarna l’anima del commercio: il marketing, la comunicazione, la pubblicità o, come diciamo oggi, lo storytelling, che altro non è che un dolce inganno, e chi meglio di una scaltra truffatrice può farsi strada in una simile carriera? 

Come ogni commedia romantica che si rispetti, l’amore farà cadere ogni maschera, ma il punto è che di Fly me to the moon, lo spettatore ricorderà molto più di una storia d’amore che rimane sempre sullo sfondo, il contesto, gli anni’60 ancora racchiusi in una bella confezione patinata (sebbene storicamente ormai fuori tempo massimo), il racconto del “dietro le quinte” degli astronauti di altre migliaia di persone a lavoro per l’impresa, e l’incredibile messinscena architettata dai “poteri forti” per essere sicuri che l’America uscisse vincente e alla guida del bene, come nei film della vecchia Hollywood, dove i cattivi sono sempre gli indiani. Una messinscena, immaginata nel film, ma che è ancora oggi uno dei cavalli di battaglia dei complottasti di tutto il mondo. Menzione d’onore per Woody Harelsoon, oscuro, minaccioso ma anche veramente esilarante.

È vero, il film è diseguale anche perché mette molta carne al fuoco che non sempre si cuoce perfettamente, ma di certo divertirà e incuriosirà il pubblico riportandolo a quel momento speciale, per tutta l’umanità, di 55 anni fa.

Voto: 7

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