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Venerdì, 14 Giugno 2024

La recensione

Giulio Zoppello

Giornalista

"Kinds of Kindness" è il ritorno del Yorgos Lanthimos al suo passato

Kinds of Kindness era molto atteso a questa Cannes 2024, anche in virtù del risultato che il regista greco ha ottenuto da poco con Emma Stone in Poor Things, qui tornata a spron battuto a collaborare con lui. Lanthimos stavolta però pare aver fatto se non un passo indietro, quantomeno un ritorno alle origini non necessario, volendo quasi un'opera autoindulgente con cui cavalca i suoi soliti temi ma senza grandi variazioni di ritmo e tono, senza portare novità. Cast perfetto, momenti memorabili, regia come sempre sontuosa, ma manca l'acuto, manca quel qualcosa che faccia la differenza. 

Kind of Kindness - la trama

Yorgos Lanthimos con Kinds of Kindness propone il suo solito cinema disturbante, grottesco, impreziosito da un dark humor e un tono canzonatorio che vanno però in tandem con l'inquietudine, una visione divertita ma cinica sulla società, sull'uomo e la sua natura. Tre episodi scritti assieme a Efthimis Filippou della durata complessiva di quasi tre ore, che alla fine pesano, tanto che viene da chiedersi se la struttura scelta dal regista greco sia stata quella giusta. Lanthimos è stato il trionfatore all'ultima Venezia e alla recente serata degli Oscar, questo però è un progetto cinematografico ontologico che lo riporta ai tempi de The Lobster, Dogtooth e anche La Favorita ma non quanto sarebbe servito. Margaret Qualley, William Dafoe, Joe Alwyn, Mamoudou Athie, Hunter Schafer e Hong Chau sono di supporto a loro due, a Jesse Plemons ed Emma Stone. Loro sono sempre al centro, sempre il motore trainante, sempre camaleontici in modo affascinante, aggraziato ed efficace, mentre tratteggiano diverse sfumature della perversione, della tossicità umana, della mania di controllo e dell'ipocrisia. E seguendo i loro passi, ci troviamo sballottati in mezzo ad omaggi alla comicità slapstick, al cinema glamour degli anni '80 e tanto altro. 

Il primo episodio di Kinds of Kindness è connesso ad un ricco uomo d'affari (Dafoe) che letteralmente controlla ogni brandello dell'esistenza di un suo sottoposto (Plemons), ripagandolo con ricchezza, regali esclusivi, con cui alimentare un rapporto tossico palesemente omoerotico. Ma una richiesta inusuale metterà quella relazione instabile in pericolo. Nel secondo un poliziotto (Plemons) è sull'orlo di un crollo nervoso per la sorte della moglie (Stone), data per dispersa durante una spedizione scientifica in mare. Quando però viene salvata e torna a casa, non la riconosce più, pensa che sia stata sostituita da una sosia, e tra due comincerà una sorta di guerra psicologica assolutamente folle. Si arriva poi al terzo, con una setta a metà tra New Age e sessomania, con due membri (Plemons e Stone) incaricati dal Guru (Dafoe) di cercare una possibile messia, in grado di resuscitare i morti. Tre episodi che non hanno nulla in comune, eppure hanno moltissimo in comune, nel momento in cui ci parlano di desideri inconfessabili, asocialità, differenza dalla norma, egoismo e soprattutto la totale assenza di empatia. Ma il risultato finale è sicuramente meno riuscito, meno audace di ciò che era lecito aspettarsi dal cineasta greco, solitamente così sorprendente. 

Un film non privo di qualità ma fin troppo ridondante

Kinds of Kindness la prima cosa che si nota è come Lanthimos si diverte a giocare, in modo quasi perverso, con le sensazioni che emana, promettendo un'ironia deflagrante che però, a mano a mano che si va avanti, diventa irregolare, sovente lascia spazio se non al dramma, ad un grottesco molto inquietante e persino pauroso, con venature horror. Il principio fondamentale con cui approcciare questo film è semplice: nessuno dei personaggi (o quasi) è positivo, nessuno di loro è qualcosa di diverso da una canaglia riprovevole, deviata, folle, in alcuni casi patetica. Spesso sono vittime e carnefici assieme, sono stupidi, mediocri, sono narcisisti e sono disturbati. Qui il sesso è connesso ad un'identità e fisicità sia classica che fluida, ma che risponde semplicemente alla golosità, al gioco di potere e di ruolo, all'edonismo, con numerosi elementi che si connettono a certe vergognose sette e congregazioni che hanno ultimamente scosso l'America dello showbiz e non solo. Kinds of Kindness si connette anche, seppure a livello embrionale, alla fantascienza di Jack Finney, Hitchock, al thriller erotico vecchio maniera, al noir persino, ma c'è spazio anche per H. G. Wells, Poe, insomma per tutto quel bagaglio di letteratura e cinema che usa la nostra mente contro di noi.

C'è un solo problema però: tutto questo Lanthimos ce l'ha già mostrato, lo abbiamo già visto. Inoltre Stone, Plemons, Qualley e Dafoe (i più utilizzati) già se ne sono fatti portatori altre volte con modalità simili. Dei tre episodi il primo è il migliore, è dove Dafoe si fa beffe del maschio performante ed insicuro moderno, è dove Plemons dà il meglio di sé con un uomo pusillanime. Il secondo ha più di uno spunto interessante, è il più legato al thriller e alla fiaba oscura, poi arriva il terzo dove c'è una dose di humor superiore ma anche meno stratificazione. Diciamo anche in virtù dell'evoluzione che aveva mostrato, questo film segna per Lanthimos un assestamento, macchiato però da una certa mancanza di umiltà, da una vanità che diventa inconsistenza nel momento in cui esagera con inquadrature fini a sé stesse, si perde in lungaggini abbastanza vane. Per carità, Kinds of Kindness è comunque un film di Lanthimos per ritmo, capacità di giocare con personaggi e situazioni, ma non sviluppa la propria potenzialità, si specchia troppo in sé stesso e quel che è peggio diventa prevedibile. Resta da capire come Cannes 2024 accoglierà anche questo titolo divisivo, l'ennesimo di un'edizione in cui al momento non pare esserci un vero favorito, e dove soprattutto i cineasti maggiormente attesi non hanno convinto unanimamente. 

Voto: 6

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