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Martedì, 25 Giugno 2024

La recensione

Giulio Zoppello

Giornalista

Cannes 2024: "La Ragazza con l'Ago" è una terrificante fiaba nera femminista

La Ragazza con l'Ago è un film disturbante, potente, brutale quanto bellissimo dal punto di vista formale. Soprattutto, quello presentato dal regista Magnus von Horn a Cannes 2024, è un film femminista nella sua accezione più reale, profonda, più distante da mode e facili retoriche, ed ha anche il merito di renderci edotti su una figura, quella di Dagmar Overbye, che avrebbe meritato di finire in un film di ampio respiro come questo molto tempo fa. Di certo non un film facile, non un film per cuori deboli, che conferma quanto il cinema nordico sappia andare lì dove pochi altri osano oggi. 

La Ragazza con l'Ago - la trama

Non può mancare in ogni Festival, soprattutto al Festival di Cannes, un film come La Ragazza con l'Ago cioè una storia oscura, terrificante, orrenda, sublimata da un'estetica incredibile, da interpretazioni solide al servizio di un film, che va a segno in modo implacabile, anzi impietoso. La Ragazza con l'Ago è ambientato in una Copenaghen povera, fangosa, a ridosso della fine del primo conflitto mondiale, ed ha come protagonista Karoline (Vic Carmen Sonne), una giovane ragazza che è costretta a letteralmente come molte altre a spezzarsi la schiena in un'industria tessile, vivendo i limiti dell'indigenza. Karoline non ho avuto notizie del marito Peter (Besir Zeciri), disperso in guerra, da più di un anno. Giovane, attraente, intreccia una relazione con Jorgen (Joachim Fjelstrup), il direttore della fabbrica, elegante, gentile e apparentemente sensibile.

Quando però rimane incinta, scopre che quello che pensava essere un vero e proprio principe azzurro non ha alcuna intenzione di legarsi a lei e allora, disperata, cerca senza successo di abortire. La sua strada incrocerà quella di Dagmar (Trine Dyrholm), che nel suo negozio di dolci svolge però anche un'altra attività, nella più totale illegalità: si adopera per aiutare tante ragazze rimaste incinta e senza grandi prospettive, trovando per i nuovi nati delle famiglie adottive. Per Karoline sembra la soluzione migliore, ed in breve lei e Dagmar legeranno molto, ma quella che sembrava essere l'occasione di cambiare la propria vita, nel giro di poco tempo si rivelerà essere un incubo atroce. 

La Ragazza con l'Ago ha fatto molta impressione alla Croisette presso la stampa internazionale, sicuramente più calorosa di quella italiana, come del resto è da anni prassi quando si tratta di confrontarsi con la produzione nordica, che si è fatta carico di storie difficili, di un cinema tanto raffinato come estetica, quanto estremo nell'uso della violenza e nelle tematiche affrontate. In questo, Magnus von Horn più che un rivoluzionario, è il continuatore di un percorso che qualche anno fa ebbe in The Painted Bird un altro oggetto di discordia, ed il suo film un capitolo importante e non da sottovalutare. 

Un dramma femminile che da individuale diventa in breve universale

La Ragazza con l'Ago fin dall'inizio si connette ad un'atmosfera opprimente, dove il tema della mostruosità, della deformazione fisica e morale, la fa da padrone, venendo esaltata anche da una fotografia semplicemente sensazionale di Michal Dymker, con un bianco e nero pazzzesco, che diventa quasi un protagonista aggiunto nelle mani di Magnus von Horn. La sua regia è raffinata, intimissima, egli non risparmia sostanzialmente niente allo spettatore, che si trova alle prese con una fiaba nera, dove a tenere banco è la straordinaria interpretazione da parte delle due protagoniste. La Sonne e la Dyrholm ci guidano in un gorgo di amoralità, crudeltà, che è la cronaca di una delle serial killer più disturbanti d'Europa, la cui vicenda colpì profondamente la società danese di quell'epoca.

La Ragazza con l'Ago si connette all'espressionismo tedesco, al cinema di Ingmar Bergman e alla scuola danese, con l'orrore che viene suggerito, ascoltato, è la porta verso un inferno che regna in questo mondo dei vivi, che stimola il peggio dell'immaginazione di uno spettatore, costretto ad assistere ad una degenerazione che è anche e soprattutto quella collettiva. La Ragazza con l'Ago punta il dito verso la società, dove la donna non vale niente, è carne da macello, incatenata ad una maternità che è pura sofferenza e  fatica, con madri divenute tali contro la propria volontà, figlie che sono un fardello, simbolo di un'infelicità universale. Tutto questo Mangus von Horn ce lo mostra in modo perfetto, anche a dispetto di una parte finale forse troppo allungata, troppo manierista, dove però titaneggia la Dyrholm.

Fuoriclasse di lungo corso, ci dona una manipolatrice terrificante, un orco raggelante per determinazione e mancanza di empatia, una delle nemesi cinematografiche femminili migliori che si siano viste negli ultimi anni. A questa Cannes 2024 La Ragazza con l'Ago è stato accolto con grande favore dalla critica internazionale, potrebbe dire la sua per premi molto importanti. Ma anche così non fosse, rimane un film femminista in senso storico e di lucidità di analisi, un'opera che non può lasciare indifferenti, che ci ricorda quanto il corpo femminile bene o male rimanga il campo di battaglia per la peggiore moralità sociale. 

Voto: 7,5

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Cannes 2024: "La Ragazza con l'Ago" è una terrificante fiaba nera femminista

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