Giovedì, 18 Luglio 2024

La recensione

Valentina Di Nino

Non riattaccare, Barbara Ronchi in un disperato viaggio nella notte ai tempi del Covid

Roma-Santa Marinella, un’oretta di strada che non vi sarà mai sembrata così lunga, seguendo una donna in viaggio nel cuore della notte per un amore tormentato ed egoista che non le permette di sfuggire al passato. E’ il cuore della storia raccontata in Non riattaccare, in uscita nei cinema giovedì 11 luglio. Quello firmato da Manfredi Lucibello è un film che si poggia tutto sulla grande e indiscussa bravura di Barbara Ronchi nei panni di Irene, mentre il deus ex machina è, dall’altra parte del cellulare, la voce allucinata e disperata di Claudio Santamaria che interpreta il suo ex Pietro.

Non riattaccare, la trama

In una silenziosa e irreale notte di primavera, Irene è chiusa in casa insieme a un uomo e tenta, inutilmente, di dormire. Fuori c’è una Roma mai così immobile e silenziosa, cristallizzata dalla pandemia. Il cellulare squilla e la donna risponde malvolentieri. Dall’altra parte c’è il suo ex. La conversazione è sbrigativa, ma quando l’uomo, Pietro, poco dopo richiama, la donna si rende conto che fa discorsi strani, forse non è lucido, di certo non ha intenzione di tornarsene a dormire, anzi. Minaccia di farla finita. Irene scopre parlando con lui che si trova a Santa Marinella, a un’ora di distanza da Roma e, senza pensarci due volte, sfidando le restrizioni del lockdown e senza mai chiudere la telefonata, si mette in viaggio, all’insaputa di Pietro, per raggiungerlo e farlo ragionare. In una notte buia e desolata, Irene monta in auto e, in poco più di sessanta chilometri dovrà affrontare imprevisti, difficoltà e brutti incontri. Ma, soprattutto, dovrà affrontare, di nuovo, un passato doloroso che cerca in ogni modo di lasciarsi alle spalle.

Non riattaccate, tutta l’angoscia del mondo attraverso l’interpretazione perfetta di Barbara Ronchi

Non riattaccare di Manfredi Lucibello è stato presentato all’ultimo Torino Film Festival dove Barbara Ronchi si è guadagnata la menzione speciale come miglior attrice. Sinceramente noi non sappiamo più cosa scrivere di questa interprete visto che, ad ogni nuovo ruolo, è capace di stupirci alzando sempre un po’ di più l’asticella. In questo film c’è, letteralmente, solo lei. E poi c’è una voce fortemente evocativa, che nel buio della notte, fruga senza pietà nell’animo della protagonista, che è quella di Claudio Santamaria.

Tutto il film è una perenne telecamera puntata sul viso della protagonista, a scrutarne ogni emozione, sussulto, paura.  Manfredi Lucibello firma un noir atipico, che con pochissimi elementi riesce a tenere alta la tensione e a svelare pezzo per pezzo i segreti di una vita piena di sofferenza. Che non è la vita tragica che pensiamo a inizio film, quella dell’uomo senza più amore e direzione, ma quello di colei che decide, ancora una volta, di imbarcarsi nell’avventura di salvarlo e viene risucchiata in un viaggio disperato lungo un autostrada spettrale nei giorni neri del Covid, ma soprattutto in una discesa nelle profondità di un animo altrettanto desolato. Un animo che cerca di uscire in qualche modo da quella sofferenza in cui un amore, non esattamente sano, decide di farla ripiombare. Irene in questa notte allucinata e allucinante dovrà far fronte a numerose difficoltà: tecnologiche, logistiche, e anche burocratiche, mentre la conversazione infinita con l’ex svelerà i segreti di una relazione traumatica e mai davvero superata.

È un film interessante, anche se forse pagherà l’uscita estiva. Il maggiore dubbio riguarda la dilatazione eccessiva dell’azione e conversazione, che in alcuni momenti si allunga troppo a unico vantaggio del minutaggio, senza aggiungere elementi alla storia e anzi, annacquandola un po’ in passaggi che appaiono tempi morti. La tensione psicologica comunque, con il suo carico di angoscia crescente c’è, e c’è soprattutto una grande prova di attrice. 

Voto: 6,5

Si parla di
Non riattaccare, Barbara Ronchi in un disperato viaggio nella notte ai tempi del Covid
Today è in caricamento