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Sabato, 25 Maggio 2024
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"Takeaway", l'ultimo film con Libero De Rienzo: così attuale che è impossibile non vederlo

La recensione del nuovo film di Renzo Carbonera, opera seconda che affronta un tema delicato e poco trattato. Al cinema dal 20 gennaio

Il 20 gennaio è uscito in tutte le sale Takeaway, opera seconda scritta e diretta da Renzo Carbonera dopo il suo esordio alla regia nel 2017 con Resina. Nessuna anteprima a Festival internazionali per questo piccolo gioiellino, ma “solo” la grande voglia di parlare di un tema molto attuale che coinvolge lo sport: il doping.

Sa già ciò che vuole e in che modo raccontarlo Renzo Carbonera, portandoci all’interno della storia. Sceglie di ambientare il suo secondo lungometraggio a Monte Terminillo e in alcune località del Trentino nel 2008 ‒ agli albori della grande crisi finanziaria globale ‒ e ci mette dentro la consapevolezza di imparare dai propri sbagli, anche quando la (auto)denuncia può compromettere la carriera in ascesa. E lo fa con una certa maestria, affidando l’intero film a Libero De Rienzo, ultima sua apparizione dopo la tragica morte lo scorso anno. 

Non ci resta che lasciarci invadere dalle parole del regista, che ha delineato una storia fatta di conseguenze inaspettate e scelte prese per nulla scontate:

“Questa è una storia di doping frutto della fantasia, che al suo interno contiene frammenti di moltissime storie, vere e documentate. Un tema delicato, poco trattato, spesso con i toni dello scandalo, demonizzando o minimizzando i risvolti, facendo anche entrambe le cose contemporaneamente”

E se il tema affrontato risulta essere poco trattato, così nei film come in qualsiasi altro mezzo di comunicazione, imbattiamoci nella trama di Takeway per comprendere che racconto abbiamo davanti.

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“Takeaway”, la trama del film

Maria (Carlotta Antonelli) è una giovane atleta, una marciatrice che corre maratone. I suoi genitori sono molto diversi: il papà (Paolo Calabresi) orgoglioso della figlia che spera di arrivare lontano, magari alle Olimpiadi perché no, la mamma (Anna Ferruzzo) più scettica, che si arrende al volere di Maria. Johnny (Libero De Rienzo), allenatore e compagno con il doppio degli anni della ragazza, sprona Maria a dare sempre il massimo, senza demordere mai. Maria, dal canto suo, aveva messo da parte gli allenamenti dopo un infortunio al polpaccio, ma decide di rimettersi in gioco nella convinzione di potercela ancora fare. Resiste, si impegna, corre anche 20 chilometri al giorno, si rende conto che il ritorno nella marcia è più difficile di quanto pensasse. Ci pensa Johnny a risollevare la situazione, passato alla storia come il preparatore atletico che aiutava giovani atleti con sostanze illegali. E continua nei suoi loschi accordi, facendo il pieno di pillole, boccette che eccitano il sistema nervoso e l’umore con bombe di ormoni che assestano una volta per tutte Maria. Ma come ogni farmaco ingerito, gli effetti collaterali si fanno sentire… 

Ci fermiamo qui nella sintesi della trama, ma vi invitiamo a guardare il trailer ufficiale del film pubblicato su YouTube da Fandango.

Cosa ci ha convinto del film Takeaway

È una grande storia di speranza Takeway. La speranza di un futuro libero da indiscrezioni, scevro dal personaggio pubblico per stare in pace con sé stessi, per sentirsi bene lontano dai pericoli che una pasticca imbottita di chissà quali sostanze tossiche può procurare. E sì, fare la scelta giusta costa tutto: la carriera, la passione che non ti lascia solo nemmeno per un minuto, così forte da rimanerne meravigliati, e la vita stessa. Ma c’è un prezzo da pagare, ed è molto alto.

Takeaway è la risposta che tutti vogliono. Renzo Carbonera ci trasporta dentro l’attualità, con una certa verve artistica inedita. Ci fa vedere fin dove un uomo è disposto a spingersi “usando” la propria compagna, con un uso ponderato della cinepresa che scava un solco tra finzione e realtà. Segue le azioni di tutti, i dialoghi, la disperazione di Maria, annientata com’era dai farmaci. E tutto, forse, per riprendersi la rivincita che Johnny ha rivendicato dopo l’espulsione da tutte le competizioni. Ci viene in mente subito il famoso “caso Oscar Pistorious” ‒ in qualche modo collegato ‒ che si è rovinato la carriera per il doping, che ha distrutto “la leggenda del ghepardo” che oggi non può più correre. Non se ne parla più ormai, eppure Carbonera nel lento incedere cinematografico lo riporta a galla, con tutti gli effetti psicologici che ne derivano.

È la storia di tutti Takeway. Non solo degli atleti che ci cascano sempre, o quasi, per loro volere o per volere di terze parti. I rapporti umani sono fondamentali, e i risvolti psichici ancora di più. Se l’intenzione di Carbonera era riportare l’attenzione dei media sugli scandali sportivi, ci è riuscito benissimo. E il compianto Libero De Rienzo ci ha portato dentro una storia più attuale che mai, grazie anche a Carlotta Antonelli che ci ha messo molto del suo per interpretare un’atleta che ha sofferto tanto, tra farmaci iniettati di continuo per sopperire alle sue esigenze. 

Andrà come andrà, acclamato o meno dopo la sua uscita al cinema, ma ci sentiamo di dire che Carbonera ha inquadrato la pura cronaca sportiva utilizzando la cinepresa come se fosse routine quotidiana. Una biografia ‒ azzardiamo ‒ che farà parecchio discutere, si spera. E chissà che qualche (tele)giornale non prenda in mano le redini della storia e crei un servizio giornalistico che smuova un po’ le acque dello sport in generale. Intanto, il nostro giudizio è positivo.

Voto: 7.5

Takeaway locandina film (1)-2

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