Sabato, 20 Luglio 2024
Film al Cinema

The Fabelmans, Steven Spielberg racconta la sua formazione in un grande film

Arriva nei cinema italiani il 22 dicembre, con Leone Film Group e Rai Cinema, distribuito da 01 Distribution, uno dei film più attesi dell’anno

Il racconto di un percorso di formazione (il proprio), diventa un gran film nelle mani di Steven Spielberg, che con The Fabelmans confeziona un potente ritratto di famiglia, ma soprattutto un'opera che urla l'importanza di seguire i propri sogni e talenti, che in questo caso si declina nell’amore assoluto per il cinema, e getta anche luce sul costo, sempre alto, della felicità. Nel film il ruolo del giovane aspirante regista Sammy Fabelman, alter ego di Spielberg, è interpretato da Gabriel LaBelle; la madre Mitzi è la quattro volte candidata all’Oscar Michelle Williams, il padre Burt è interpretato da un bravissimo Paul Dano e Seth Rogen interpreta Bennie Loewy, migliore amico di Burt e “zio” acquisito dei figli, mentre Judd Hirsch è l’eccentrico zio Boris.

The Fabelmans – La trama

Sammy Fabelman vive con la famiglia in New Jersey. Il padre Burth è un ingegnere che lavora nell’informatica, la madre Mitzi è una ex pianista che ha rinunciato alla carriera per dedicarsi a crescere Sammy e le sue sorelle. Con loro vivono anche le grintose nonne, paterna e materna. 
La prima volta che Sam Fabelman entra in un cinema è un bambino spaventato dal buio, quasi spinto dentro a forza dai genitori. Quando ne esce, dopo aver visto “Il più grande spettacolo del mondo”, la sua immaginazione è infuocata dalla potenza delle immagini sul grande schermo. Da quel momento il cinema accompagnerà questo ragazzino in tutto l’accidentato percorso della sua crescita, dall’infanzia fino giovinezza, dal New Jersey alla California, passando per l’Arizona. 

Sarà la sua preziosa ancora di salvataggio quando il suo mondo, che per un adolescente è soprattutto quello famigliare, sarà sul punto di affondare; l’arma segreta per elaborare dolori e delusioni, e l’ossessione salvifica per riuscire ad accettarli e farsi trascinare oltre, verso i nuovi orizzonti promessi dall’ingresso nella vita adulta.

Si salva così Sam, mentre con la sua cinepresa (e dietro la sua, la cinepresa di Spielberg) racconta ciò che lo circonda: le vicende di una famiglia che affronta come può la vita, tra amore e difficoltà, il complesso rapporto tra i genitori: l’innamoratissimo padre e l’inquieta madre, la presenza ingombrante di ‘zio Bennie’, la rivelazione di una verità dolorosa e difficile da accettare, i traslochi imposti alla famiglia dalla carriera del padre, il bullismo subito a scuola da un ragazzino ebreo e le prime esperienze con le ragazze.

Steven Spielberg fa i conti con il passato ed emoziona

The Fabelmans è un film che emoziona, andando al nocciolo dei sentimenti e toccando temi universali partendo dall’ispirazione autobiografica. Steven Spielberg decide di fare i conti con il proprio passato, ma non si limita a questo. Si mette a nudo, scavando nella sua storia e in quella della sua famiglia, con sincerità e con la determinazione struggente di raccontare un momento della vita che lo ha segnato, che spesso ha riecheggiato anche nelle sue opere, e con cui evidentemente, a 76 anni, è ora di pacificarsi.

I dolori e gli slanci della giovinezza sono d’altronde, per tutti, quelli che danno l’impronta al proprio percorso e con cui, a un certo punto, si è obbligati a fare i conti. Accettando ciò che sembrava inaccettabile, ma anche scrutando, in quello che appariva al momento solo un doloroso caos, la scintilla del fuoco che ci avrebbe salvato.

E’ questo che ci racconta il regista, mentre segue l’apprendistato alla vita e all’arte del giovane Sam.  
Da una parte i dolori, le delusioni, le frustrazioni legati alla fine del matrimonio dei suoi genitori, e dall’altro l’innamoramento più grande, la scoperta del proprio daimon, quell’estro che si manifesta sempre in giovane età e pretende di essere ascoltato. Pena: l’inquietudine, la malinconia, perfino la vera e propria infelicità, che nel film vediamo incarnata nelle insofferenze di Mitzi, la madre artista, ex pianista che tradisce il suo talento ed è condannata all’insoddisfazione, finché non riesce a prendere la più egoista delle decisioni, che è anche l’unica che può salvarla. E qui, c’è sviluppato un altro tema, bruciante, che ritorna anche in altri punti del film: la felicità e la realizzazione dei propri sogni e di se stessi sono cose che costano care e, a volte, a pagarne il prezzo sono anche gli altri.

Una lezione che Sam apprende anche in via teorica, grazie all’incontro fugace ma illuminante con il reietto zio Boris, che ascoltiamo in un monologo meraviglioso sulla necessità di seguire le proprie inclinazioni, nonostante i rischi di rimanerne feriti o isolati o peggio. E lui, Sam, il suo talento lo coltiva giorno per giorno, e ci si aggrappa sempre di più, anche per resistere alle prove che deve affrontare.
Non solo. I suoi film sono il modo in cui il ragazzo legge la realtà, ma anche il modo in cui la riscrive, come nel caso del filmino del Ditch Day del liceo, quando le immagini sul grande schermo riescono a lavorare nell’animo di un violento (ma non totalmente cretino). Perché tale è la potenza del cinema, che trasforma chi lo fa e chi lo guarda.
The Fabelmans è un film intimo, personale, ma allo stesso tempo universale. Un film potente e bellissimo. Da vedere.

Voto: 8,5

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