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Venerdì, 21 Giugno 2024

La recensione

Claudio Pizzigallo

Giornalista

L'ultima notte di Amore, Favino dà la sveglia al cinema italiano

Il 9 marzo al cinema esce L'ultima notte di Amore (con la A maiuscola, dopo spieghiamo perché), film diretto da Andrea Di Stefano (alla terza regia dopo Escobar e The Informer) con protagonista Pierfrancesco Favino

Avendolo visto nell'anteprima di Torino, possiamo dire, a favore di chi ha poco tempo per decidere cosa andare a vedere, che L'ultima notte di Amore è un film che merita assolutamente il prezzo del biglietto. Ma se giustamente non vi fidate, continuate a leggere la nostra recensione.

Di cosa parla "L'ultima notte di Amore"

Favino è Franco Amore, poliziotto che lavora a Milano che conosciamo nella sera prima del suo pensionamento (ed ecco spiegato il titolo). La moglie Viviana (Linda Caridi) gli ha preparato una festa a sorpresa per l'occasione, ma quando Franco arriva in casa dopo una corsetta non fa neanche in tempo a salutare tutti che il suo capo, il commissario Sarno, lo chiama sul luogo di un incidente. Quando arriva, il commissario gli chiede se sappia qualcosa, ma lui spiega di non avere idea di cosa sia successo. 

Per capirlo, il film ci porta a dieci giorni prima di questa notte. Con Franco già impegnato a scrivere il suo discorso d'addio, anche mentre è in giro ad accompagnare Cosimo (Antonio Gerardi, da noi apprezzatissimo in Bang Bang Baby, la serie tv Prime Video creata proprio da Di Stefano), cugino della moglie che vende gioielli e preziosi vari a persone facoltose.

Ma noi a questo punto ci fermiamo per non rivelare troppi dettagli e non spoilerare il film. Se vi incuriosisce, potete guardare il trailer qui sotto. 

Perché vedere (al cinema) "L'ultima notte di Amore"

Al termine della proiezione torinese, Andrea Di Stefano ha preso la parola per elogiare Pierfrancesco Favino, definendolo "uno dei migliori attori del mondo". E, detto da chi ha diretto interpreti come Benicio del Toro, Rosamunde Pike, Ana de Armas, Clive Owen e Joel Kinnaman fa indubbiamente un certo effetto. 

Naturalmente, anche Favino ha elogiato il regista, sottolineandone appunto l'esperienza internazionale, e rimarcando come questo sia un film "vero". Un film "girato su pellicola, senza effetti digitali, quindi quando vedete il fuoco sappiate che lo sentivamo davvero sulla pelle". 

Ecco, al di là del protocollo che impone di non dare dell'incapace al proprio attore principale o al proprio regista in sede di presentazione di un film, possiamo dire che in queste dichiarazioni c'è davvero l'essenza dei motivi per cui vedere L'ultima notte di Amore

Un poliziesco d'autore che sembra giungere dal passato (permetteteci in tal senso di sottolineare le musiche di Santi Pulvirenti, che ci hanno ricordato quelle di alcuni film di Dario Argento) ma che ha tutta la freschezza di un'opera contemporanea. 

Tanto che viene naturale immedesimarsi nel protagonista, "aiutarlo" a cogliere indizi e possibili evoluzioni per decidere cosa fare nei frangenti più tesi della storia. Quasi come se fossimo in un videogioco, in un The Last of Us milanese. 

E Favino... diciamo che si capisce perché, per dirla con Nando Martellone di Boris, "li fa tutti Favino". Perché è impressionante nel dare forma e sostanza ai personaggi che interpreta. 

Di recente siamo rimasti basiti nel vederlo passare da Che Guevara a Mario Draghi nella puntata a lui dedicata di Call My Agent Italia, e la sua versatilità è ancor più evidente in questo film.

Franco Amore è un uomo dimesso, forse fin troppo umile quando si fa mettere i piedi in testa dal suo capo. Quasi un "fesso", secondo qualcuno, ed è impossibile non essere empatici con questo poliziotto di origini meridionali che da 35 anni fa il servitore dello Stato a Milano. 

In tutto ciò, al netto di un paio di sbavature (un'auto inspiegabilmente senza targa, una giornata afosa o ventosa all'interno della stessa scena), L'ultima notte di Amore è un signor film. Un film "vero", appunto, che parte da un'idea, si sviluppa intorno a una storia e non necessita di luoghi comuni o di "franchise" per essere apprezzato. Poi, ci piacerebbe fare due domande a Di Stefano sul finale, ma per ora ci limitiamo a dar retta alla richiesta di Favino a fine film: "se vi è piaciuto, non siate timidi, ditelo pure in giro, e consigliate a chi vi conosce di vederlo al cinema questo film". 

Perché un film come questo al cinema fa davvero un altro effetto e l'industria cinematografica italiana ha bisogno del nostro sostegno. E quindi grazie "Picchio" per aver ricordato al cinema nostrano cosa significhi fare un film per portare la gente in sala senza bisogno di supereroi o di impressionanti effetti speciali. 

Voto: 8.5

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