Venerdì, 19 Luglio 2024
L'intervista a Today

L'odissea dei disabili ai concerti: "Manca un regolamento. O ce la fai da solo o speri nella compassione"

Abbiamo intervistato Antonello Dionisi, fondatore dell'Associazione senza scopo di lucro "Forum Interculture" che si occupa della gestione e dell'accoglienza dei diversamente abili ai concerti: "Fino a qualche anno fa nella tribuna per disabili prima ci stavano i vip e poi i disabili. Adesso le cose sono cambiate, c'è maggiore rispetto". Poi il racconto di un fatto a cui è particolarmente legato

Ai disabili qualcuno ci pensa mai? La riflessione è urgente. Sì perché nei dibattiti comuni, affrontati anche sui social o attraverso i media tradizionali - viene dato ampio spazio a diverse tematiche relative alle "minoranze". Tutte giustissime, ma troppo spesso politicizzate. L'impressione, invece, è che - detta brutalmente - i disabili non portino voti. Eppure è una questione che, se volessimo metterla sul piano del mero egoismo, riguarda o potrebbe riguardare tutti noi. 

Il sito del Consiglio d'Europa, infatti, scrive: "L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che più di un miliardo di persone, circa il 15% della popolazione mondiale, soffre di una qualche forma di disabilità [..]. Le persone con disabilità sono indicate come la più grande minoranza nel mondo, ma, a differenza della maggior parte dei gruppi minori, questa minoranza è sempre in itinere: ognuno di noi ne può diventare un membro in ogni momento, a causa di un incidente, di una malattia, della vecchiaia". Anche solo questo dovrebbe bastare per renderci conto che, un Paese che non lotta per difendere le persone disabili, è un Paese che non ha futuro.  

In occasione della stagione estiva dei (tanti) concerti all'aperto, abbiamo intervistato Antonello Dionisi, che coordina e gestisce più di 300 volontari che si occupano dell'accoglienza dei disabili ai concerti. Se non fosse per loro, tanti non avrebbero neanche l'opportunità di assistere a uno spettacolo musicale. 

Procediamo passo dopo passo. Sono diversamente abile e voglio andare a un concerto. Che faccio?

"Tu - o chi per te - cerchi online il biglietto da comprare, ma non troverai una soluzione a te dedicata. Quindi cerchi la produzione che organizza l'evento, che ti darà delle info. Tra queste, anche quella di rivolgersi ai gruppi volontari che danno assistenza. Cioè noi".

Quindi è qui che intervenite. Come si procede, poi?

"Sui nostri canali social ("Volontari per i concerti", "Gruppo di accoglienza disabili Roma") si trova un form da compilare con tutte le info da comunicare: giorno e luogo dell'evento, orario e di tutto ciò di cui hai bisogno, come il parcheggio, la golf car e via dicendo. Circa 48 ore prima ti arriva una mail con il contatto del coordinatore da chiamare prima dell'evento per organizzare il tutto".

In sostanza i distributori dei biglietti non creano un iter preferenziale già all'acquisto.

"Esattamente. Potremmo dire che a oggi se sei un disabile: o ce la fai da solo o speri nella compassione. Altrimenti devi cercare, appunto, i volontari".

Veniamo a voi. L'attività si svolge in tutta Italia?

"L'aspirazione è quella, ma al momento siamo su Roma e provincia. Consideri che, per fare un esempio, un disabile del Veneto preferisce seguire un concerto all'Olimpico di Roma invece di andare a San Siro".

In altre parti d'Italia come fanno, allora?

"Spesso queste attività vengono svolte da enti caritatevoli o dagli steward. Ma noi facciamo qualcosa di diverso: se c’è un’emergenza sanitaria o di ordine pubblico non interveniamo, per esempio. Così come non diamo generiche informazioni. Logicamente se hai un gamba rotta o se sei una donna in evidente stato di gravidanza, il passaggio in golf car te lo do".

La situazione dei luoghi romani che ospitano gli eventi com'è?

"Si tratta per lo più di strutture vecchie, ma alcuni passi avanti sono stati fatti".

Ad esempio?

"Al Circo Massimo prima le persone disabili per vedere lo spettacolo dovevano utilizzare il binocolo o farsi venire il torcicollo. Adesso, dopo un incontro con l'Assessore ai Grandi Eventi del Comune Alessandro Onorato, si sono avvicinate di molto. E comunque più in generale c'è una maggiore attenzione anche da parte degli spettatori. Prima la tribuna per disabili era assalita. Anzi: prima ci si mettava il VIP di turno e poi il disabile. Adesso questo non esiste più".

C'entrano forse anche i social? 

"In parte sicuramente sì. Basta una foto o un video e fai una figuraccia".

La questione "vicinanza" è sicuramente complessa, immagino

"Sì perché generalmente la zona sotto il palco viene interdetta ai disabili e il motivo è molto semplice: la sicurezza. Dipende poi anche dalla struttura: ad esempio a San Siro viene concessa una pedana, all'Olimpico di Roma è vietato perché in caso di emergenza le persone disabili in sedia a rotelle non potrebbero essere evacuate".

Rimaniamo sugli aspetti pratici: come gestite il numero di disabili?

"Come sempre c'è un limite di posti. In tribuna mettiamo chi ha il biglietto dedicato ma magari capita la persona che - non sapendolo - ha comprato il biglietto al parterre e invece non può andarci. Quasi sempre lo facciamo salire. Così come facciamo salire i familiari. Lei immagini una signora in carrozzina, accompagnata da marito e due figli. Che fa, deve scegliere con chi trascorrere la serata? Magari per loro è un evento familiare che aspettavano da una vita. Noi cerchiamo di accontentare tutti, finché possiamo".

Servirebbero delle zone per disabili più grandi, allora.

"Questa è la nostra battaglia. Lo so che per le produzioni è una spesa, ma l'aspetto etico è inquantificabile".

Quando e perché è stata fondata questa Associazione? 

"Nel 2004 lavoravo come consulente per la provincia di Roma, nelle politiche per i diversamente abili. Avevamo avviato un progetto sul diritto al tempo libero che consisteva nel garantire loro la libertà di fruire dei concerti. Poi l'ufficio ha chiuso, ma io avevo mantenuto buoni contatti con le produzioni e, per far continuare questo servizio, ho ripreso in mano un'associazione che avevo fondato al tempo dell'Università. Da lì è partito tutto".

C'è un episodio sgradevole e uno, invece, di cui va particolarmente fiero?

"Una volta, c'era un concerto di Laura Pausini a Roma e uno steward chiama un disabile "handicappato". Lì ho sentito l'urgenza di allargare i nostri corsi di formazione anche alla comunicazione, al linguaggio che dev'essere il più possibile rispettoso e neutro. Ciò di cui vado molto fiero sono proprio i corsi che teniamo e che si occupano su più fronti. Ma anche la comunità che siamo riusciti a creare negli anni con le persone diversamente abili e con i loro familiari. Ogni anno ci rivediamo per un grande pranzo insieme, con alcuni ormai siamo amici".

Cosa chiedete alle Istituzioni?

"Un regolamento. Già sarebbe qualcosa se si stabilisse che, per ogni grande evento (oltre 300 persone), debba esserci un team di accoglienza dedicata ai diversamente abili. Abbiamo parlato anche con Malagò, anche per promuovere un'accoglienza di questo tipo in tutti gli eventi, ma al momento non c'è stato il proseguo per definire una figura di questo tipo".

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