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Martedì, 16 Aprile 2024
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Stupro a Palermo, Ermal Meta: "Le mie parole dettate dalla rabbia, ma non ho scatenato odio"

Il cantautore al Tg1 Mattina Estate: "Ho conosciuto persone che hanno subito stupri e dopo vent'anni il loro dolore è ancora vivo"

"Quando subisci uno stupro quel dolore dura per sempre. Ciò che ho scritto è stato dettato dalla rabbia": così Ermal Meta ha commentato le parole scritte sui social a proposito dello stupro di gruppo avvenuto a Palermo. Intervistato questa mattina da Giorgia Cardinaletti a Tg1 Mattina Estate, il cantautore ha spiegato le motivazioni sottese alla sua affermazione "Lì in galera, se mai ci andrete, a ognuno di voi "cani" auguro di finire sotto 100 lupi in modo che capiate cos'è uno #stupro #loschifo" che ha catturato l'attenzione di decine di utenti e anche quella della giornalista Francesca Barra che a lui ha rivolto un post.

"Ciò che ho scritto d'istinto è stato dettato dalla rabbia di un libero cittadino" ha proseguito Ermal: "Il dolore non deve essere necessariamente personale per poterlo sentire. Ho conosciuto persone che hanno subito stupri e dopo vent’anni il loro dolore è ancora vivo. Quando compi uno stupro l'eco di quel crimine dura per tantissimo tempo. Io non ho conosciuto stupratori che hanno fatto 25 anni di galera, ma ho conosciuto vittime di stupro che hanno fatto 20 anni di psicofarmaci. Non è quella forse una prigione?". Alle polemiche sull'aver scatenato l’odio dei social, Ermal Meta ha poi risposto: "Io non ho scatenato nessun odio. L'odio viene scatenato da una certa passività. Spesse volte il non interesse su quello che accade viene travestito da una sorta di garantismo, e non può essere più così".

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