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Sabato, 13 Aprile 2024
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Stupro di gruppo, Ermal Meta: "Vi auguro di finire sotto 100 lupi". Ma Francesca Barra lo gela

Il commento del cantante sull'atroce violenza subita a Palermo da una ragazza da parte di un gruppo di coetanei e la riflessione della giornalista

"Lì in galera, se mai ci andrete, ad ognuno di voi "cani" auguro di finire sotto 100 lupi in modo che capiate cos'è uno #stupro #loschifo": con questo post Ermal Meta si è unito a migliaia di utenti che sui social stanno commentando l'atroce violenza subita a Palermo da una ragazza di 19 anni lo scorso sette luglio. Dello stupro sono accusati sette ragazzi coetanei della vittima, mittenti di messaggi scambiati in chat che hanno palesato un'agghiacciante assenza di umanità. 

Il cantante ha così espresso il suo pensiero a riguardo, trovando il commento di Francesca Barra che ha usato la sua riflessione per commentare l'accaduto, certa che quel tipo di augurio non sia la soluzione giusta per porre fine a questo tipo di violenze: "Non voglio litigare con Ermal Meta, ma sono certa che persone sensibili come lui potrebbero utilizzare la propria visibilità per andare a fondo, lavorare per una prevenzione culturale attraverso la propria notorietà. Rimanendo umano e difendendo quel diritto all’umanità che viene reciso con lo stupro, ma anche con queste soluzioni. Ti macchi dello stesso crimine".

Il post di Francesca Barra

A corredo di due screenshot che mostrano il post di Ermal Meta e poi il titolo di un articolo che definisce "il recupero più importante della condanna", Francesca Barra esordisce ricoprdando la storia di una ragazzina di tredici anni stuprata da alcuni uomini anche sposati: "La violarono per anni. Quando minacciarono di accanirsi anche sulla sorellina più piccola lei denunciò. Dovette abbandonare la sua città, cambiare nome, identità, separarsi dalla sua casa e dai genitori e questo perché non le perdonarono la denuncia, la ribellione. Intervistai sua madre distrutta barricata in casa e alcune persone nel suo paese che tendenzialmente sostenevano che “se la fosse cercata”. “Andava in giro in bicicletta con i pantaloncini corti”. Quando rispondevo che era una bambina, alzavano le spalle. Questa storia è una ferita che non smette di sanguinare nella mia memoria. Quel “la carne è carne”, quell’accanimento brutale è un crimine culturale e fisico" scrive riportando una delle frasi dette da un ragazzo accusato dello stupro di Palermo. 

"Io capisco la rabbia di Ermal Meta e di molti commentatori. Lo stupro è un delitto dell’anima e del corpo che denota la miseria umana: la mancanza di educazione, di cultura, di rispetto, di giustizia. Tuttavia il mondo non si rimette a posto pensando che “uno valga uno”, che la vendetta o la tortura siano l’unica strada percorribile" prosegue ancora la giornalista che conclude: "Non voglio litigare con Ermal Meta, ma sono certa che persone sensibili come lui potrebbero utilizzare la propria visibilità per andare a fondo , lavorare per una prevenzione culturale attraverso la propria notorietà. Rimanendo umano e difendendo quel diritto all’umanità che viene reciso con lo stupro, ma anche con queste soluzioni. Ti macchi dello stesso crimine".

Acceso il dibattito che è scaturito dal post: "Condivido il tuo pensiero ma se penso poi che quella ragazzina piteva essere mia figlia.. Ecco che l'istinto prevale ed anche il pensiero di Ermal!", scrive qualcuno; "Non bastano leggi nè pene più severe. Servono strutture adeguate per il recupero e la cura", dice un altro; "Sto con Ermal al 100% . Sono diventato padre da poco e pensare minimamente ad una cosa del genere mi viene un brivido lungo la schiena" si legge ancora in una colonna di commenti tra i quali, al momento, non è comparsa la replica di Ermal Meta direttamente citato da Francesca Barra.

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