“Ogni settimana ingeriamo 5 grammi di plastica, come una carta di credito”: l’allarme del Wwf

Birra, frutti di mare e sale gli alimenti con più microparticelle, contenute anche dentro l’acqua che beviamo. I risultati di uno studio condotto dall’Università australiana di Newcastle

foto di repertorio Pixabay

Ormai l’uomo si “nutre” di plastica. Secondo uno studio dell’Università australiana di Newcastle commissionata dal Wwf, ogni settimana ingeriamo una quantità di plastica equivalente a una carta di credito: in sette giorni finisco nel nostro stomaco fino a 2000 minuscoli frammenti di plastica, che corrispondono a circa 5 grammi. In media sono oltre 250 grammi l’anno.

Secondo lo studio “No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People” (che combina altre cinquanta precedenti ricerche), la maggior parte delle particelle sotto i 5 millimetri vengono assunte con l’acqua, sia quella in bottiglia sia quella del rubinetto. Le microparticelle si trovano nelle acque di tutto il mondo, sia in quelle di superficie sia in quelle nelle falde (negli Stati Uniti e in India ne sono state riscontrate il doppio rispetto all’acqua in Europa o Indonesia).

Ma la microplastica è presente anche nei frutti di mare, nella birra, e nel sale, gli alimenti con i più alti livelli registrati.

"Mentre le ricerche indagano sui potenziali effetti negativi sulla salute umana - aggiunge Marco Lambertini, direttore internazionale del WWF - è chiaro a tutti che si tratta di un problema globale, che può essere risolto solo affrontando le cause alla radice. Se non vogliamo plastica nel corpo, dobbiamo fermare i milioni di tonnellate di plastica che continuano a diffondersi nella natura. È necessaria un'azione urgente a livello di governi, di imprese e di consumatori, e un trattato globale con obiettivi globale".

Lambertini ricorda che l’ingestione rappresenta un aspetto di una molto più ampia crisi della plastica. L'inquinamento da plastica è una grave minaccia alla fauna, non solo attraverso l'ingestione di microplastica ma anche con la distruzione di habitat. I risultati della ricerca, conclude il direttore internazionale del Wwf, “segnano un importante passo in avanti nel comprendere l’impatto dell’inquinamento da plastica sugli esseri umani e devono servire da campanello d’allarme per i giovani”.

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