Su Rai2 c'è Grillo ed è subito polemica. Giallo sui costi del programma

La trasmissione ripercorrerà la carriera del fondatore del M5s attraverso vecchi filmati. Secondo AdnKronos viale Mazzini potrebbe pagare 30mila euro di diritti. E fa discutere un servizio sul signoraggio andato in onda sulla stessa rete

Beppe Grillo ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Grillo torna in Rai. Non con un suo programma, beninteso. "C’è Grillo", in programma su Rai2, il 28 gennaio alle 21.20, ripercorrerà la carriera del comico attraverso un montaggio di pezzi dei suoi monologhi sui palcoscenici Rai o teatrali. Tanto basta però per dare fuoco alle polemiche. "Il nuovo regime gialloverde ha trovato il suo nuovo cantore da valorizzare sul servizio pubblico, è Beppe Grillo" ha tuonato il capogruppo del Partito democratico al Senato Andrea Marcucci. Che poi ha aggiunto: "Non è lai Rai, è una specie di Istituto Luce". 

Su Rai 2 C'è Grillo, viale Mazzini: "Non ci sarà nessun compenso"

Viale Mazzini si è difesa dalle accuse sostenendo che "non c'è nessun tipo di contratto né compenso per Grillo, né per gli altri protagonisti del nuovo format". Secondo quanto appreso da AdnKronos però lo show potrebbe costare alla  Rai oltre 30mila euro. Si tratta dei diritti che viale Mazzini  dovrebbe corrispondere alla 'Marangoni spettacoli', ovvero all'agente storico di Beppe Grillo, per l'uso di vecchi filmati del comico genovese. Se così fosse, le polemiche sarebbero garantite. Tanto che i vertici Rai starebbero valutando l’opportunità di modificare il contratto, considerato che Grillo è il 'padre' del partito di maggioranza del governo giallo verde. 

Grillo su Rai 2, il giallo del contratto: "30mila euro per i diritti"

A quanto risulta all'Adnkronos, infatti, il contratto non è stato ancora firmato "ma di fatto – scrive l’agenzia di stampa -  sarebbe, nero su bianco, sulla scrivania  dell'ad Rai Fabrizio Salini". Insomma per evitare nuove polemiche la Rai spera che l’agente di Grillo conceda gratuitamente i diritti. Finora però viale Mazzini ha sempre negato l’esistenza di qualsiasi costo.

Grillo su Rai2, Morassut (Pd): "Cose da Repubblica delle banane"

Il  deputato del Pd Roberto Morassut va all’attacco: ''Beppe Grillo percepirà oltre 30 mila euro per uno show televisivo concessogli dalla Rai. Beppe Grillo è il capo del partito di maggioranza relativa che esprime la presidenza Rai ed il ministro dell'Economia, principale azionista dell'azienda. Sono cose che non accadevano nemmeno nella Prima Repubblica". Per Morassut “sono cose da Repubblica delle banane. Ricordo a Grillo che 30 mila euro è lo stipendio annuo lordo di un impiegato comunale. Lui lo prende in una botta sola perché è un capo politico. Tria deve spiegare''. 


Grillo su Rai2, la difesa di Freccero: "Io penso all’audience"

Nel frattempo gli attivisti dell'opposizione social al governo, riuniti da mesi sotto l'hashtag #facciamorete, lanciano il boicottaggio del programma (e dei suoi sponsor). Nei giorni scorsi il nuovo direttore di Rai 2, Carlo Freccero, si è difeso spiegando che lui si occupa "di audience" e che "in pochi hanno notato che lavorando per la Rai ho spostato il programma su Grillo al lunedì per controprogrammare Celentano". E a proposito di mestiere e risultati ha aggiunto: "Invece di parlare di programmi di montaggio che ho messo campo per risparmiare soldi, come appunto 'C'è', parliamo invece del nuovo programma di informazione 'Povera Patria', che ieri ha ottenuto il 5,9%, cioè 3 punti in più del predecessore 'Night Tabloid'”. 

Il servizio di Rai 2 sul signoraggio, il docente di economia: "Un orrore"

Peccato però che proprio il programma 'Povera Patria' sia finito nella bufera per un servizio - in odore di complottismo - sul signoraggio bancario. Molti esperti di economia, tra cui Mario Seminerio e Riccardo Puglisi, professore associato di economia all'Università di Pavia, hanno fatto notare sui social che il servizio era pieno di imprecisioni, se non di vere e proprie fake news. "Su quali libri di testo e articoli di economia vi siete basati per questo orrore?" si è chiesto Puglisi su facebook. 

L’autore Alessandro Giuli si è difeso spiegando che quel servizio era in realtà "un editoriale, un mio punto di vista, e non era no euro. 'Povera Patria' non ha intenzione di sparare verità nel cielo e non pretende che tutti siano d’accordo. Tant’è che nella prossima puntata continueremo a parlare di questo tema, invitando in trasmissione chi la pensa diversamente". Insomma, nella nuova Rai pluralismo fa rima con sovranismo. Ma è solo un caso. 



 

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