Trent'anni di Telefono Rosa: "La sfida oggi è parlare ai giovani per combattere la violenza"

"Questa realtà ha fatto sì che ermegesse quell’iceberg che era la violenza sommersa all’interno delle mura domestiche", dice a Today la presidente nazionale di Telefono Rosa Maria Gabrielli Carnieri Moscatelli a margine della presentazione del libro sui trent'anni dall'associazione presentato a Roma

Immagine di repertorio Ansa

Da trent’anni il Telefono Rosa continua a squillare. Ha iniziato a farlo dal febbraio 1988, quando ancora la parola femminicidio” non esisteva. Nato da un gruppo di volontarie, professioniste in vari campi, l’associazione si è sempre occupata della violenza tra le mura domestiche, nascosta e negata sia da chi la esercita sia chi la subisce. Il progetto doveva essere un esperimento a termine, per raccogliere le voci delle donne e far emergere il fenomeno sommerso della violenza domestica. Trent’anni dopo il Telefono Rosa è una realtà consolidata, in difesa non solo delle donne ma anche dei minori: sessanta volontarie, un numero di telefono di pubblica utilità 1522, due case-rifugio, progetti di alternanza scuola-lavoro e altre iniziative su tutto il territorio nazionale.

Una storia lunga tre decadi raccontata oggi in un libro curato dalla giornalista Carla Cucchiarelli ("Telefono Rosa: Una storia lunga trent'anni", Castelvecchi Editori), che è stato presentato a Roma dalla presidente nazionale di Telefono Rosa Maria Gabrielli Carnieri Moscatelli, insieme al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, la senatrice Monica Cirinnà e dall’autrice, in un incontro alla Sala Stampa Estera moderato da Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera.

"Telefono rosa: una storia lunga trent'anni"

Un’occasione per presentare il libro ma anche per riflettere su cosa è stato fatto in questi trent’anni e cosa bisogne fare per il futuro. Perché se è vero che il libro di Cucchiarelli è un “viaggio indietro nella nostra storia, che ha coinvolto tutta Italia”, ancora oggi la violenza di genere e le discriminazioni sono molto presenti e serve una “spinta dal punto di vista culturale”, come ha ricordato Cirinnà (che ha anche ribadito: “Bisogna riappropriarci di termini come ‘femminista’, ‘combattente’, ‘resistente’) e un “costante confronto” tra le istituzioni e il mondo delle associazioni è necessario per contrastare la violenza sulle donne, ha rimarcato Spadafora.  

La voce delle donne oggi è ancora ascoltata? Siamo come pesci in un acquario e assistiamo a un ritorno indietro di tutta la società rispetto alle conquiste fatte negli ultimi anni. Ma le conquiste non si difendono da sole”, ha detto durante la presentazione la presidente di Telefono Rosa, che Today ha incontrato a margine dell’incontro.  

Dal 1988 a oggi il Telefono Rosa non ha mai smesso di squillare. E’ un buon segno, perché indica che ci sono sempre più donne che trovano la forza di denunciare, ma significa anche che la strada è ancora lunga.

Sicuramente. C'è ancora molto da fare ma ricordatevi che trent’anni fa, quando è nato il Telefono Rosa, non c’era nulla. Quindi questo punto di riferimento, questa realtà ha fatto sì che pian piano emergesse quell’iceberg che era la violenza sommersa all’interno delle mura domestiche. Nessuno ne parlava, nessuno ne voleva sapere niente. Invece oggi noi sappiamo che siamo riusciti a farne oggetto di indagine di grosse società ma soprattutto abbiamo svegliato i nostri politici affinché se ne occupino realmente.

Quali sono le sfide per il Telefono Rosa oggi e nel futuro?

Le sfide sono soprattutto sui giovani. La violenza è una questione culturale. Se noi partiamo da questo presupposto ci accorgiamo che se non parliamo con i giovani e non li tiriamo fuori da questa melma non combatteremo mai la violenza. Il progetto che il Telefono Rosa sta portando avanti con grande impegno è quello di andare nelle scuole, di parlare con i bambini e con i ragazzi più grandi e convincere i genitori a essere più attenti su quello che è il problema della violenza.

Una violenza ormai non solo verso le donne, ma generalizzata.

Sappiamo benissimo che purtroppo la violenza non ha età, come non ha ceto sociale né cultura. Alberga dappertutto. Di conseguenza il nostro impegno è proprio quello di cercare di scuotere le coscienze e far capire che là dove ci sono i bambini è necessario un grosso rispetto perché crescano equilibrati e nella convinzione che la violenza è sicuramente da abbattere.

In sala c’erano molte volontarie, storiche e di oggi. Una parola per definirle.

Le volontarie sono grosse professioniste, che occupano il loro tempo all’interno del Telefono Rosa perché credono in questo progetto. Siamo tante, siamo in tutta Italia ed è questo che ogni giorno ci fa continuare in questa battaglia.

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