Tav, violenti scontri al cantiere: ferito il capo della Digos

Tensione e scontri tra i manifestanti No Tav e le forze dell'ordine a Chiomonte: sassi, bombe carta e lacrimogeni nella notte. Chiusa l'autostrada Torino-Bardonecchia

TORINO - Guerriglia e scontri nella notte tra sabato e domenica in Val di Susa, davanti al cantiere della Tav a Chiomonte. Nei tafferugli è rimasto ferito anche il capo della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi, colpito da una bomba carta e ricoverato in ospedale dove è stato sottoposto ad una serie di esami. L'ordigno lo ha colpito agli arti inferiori bruciandogli i pantaloni e procurandogli bruciature. Le sue condizioni comunque non sarebbero gravi, così come quelle di un agente di Polizia stradale, anch'egli ferito.

L'attacco alla recinzione che protegge il cantiere è iniziato verso le 22 di sabato sera. Vi hanno partecipato alcune centinaia di attivisti, buona parte dei quali partiti poco prima delle 21 dal vicino campeggio No Tav in regione Gravella. Alcuni antagonisti erano a volto coperto e molti avevano anche maschere antigas e scudi di protezione in lamiera. In coda al corteo si è formato un gruppo compatto di almeno 60 antagonisti, tutti vestiti di nero, incappucciati e muniti di scudi di plexiglas. Altri contestatori hanno poi raggiunto i compagni da Giaglione.

Le forze dell'ordine hanno subito rafforzato i servizi a protezione del cantiere e delle maestranze e ricorso all'uso di idranti e lacrimogeni per tenere il più lontano possibile i contestatori, che hanno in più occasioni lanciato pietre e bombe carta, una delle quali ha anche colpito appunto il capo della Digos di Torino. Una situazione durata circa due ore quando, poco dopo la mezzanotte, buona parte dei partecipanti all'aggressione hanno fatto ritorno al campeggio mentre però un gruppetto ha continuato a "presidiare" alcune zone davanti alle reti.

PROTESTA DEL SINDACATO DI POLIZIA - Il Siap, Sindacato italiano degli appartenenti alla polizia, protesta: "Occorre subito sgombrare l'area: non è più accettabile subire in silenzio una situazione tanto assurda, in Val Susa non c'è più alcun movimento democratico di protesta", scrive in una nota il segretario generale provinciale Pietro Di Lorenzo. "Lo Stato non può tollerare oltre questa sfida", ha concluso.  (da TorinoToday)

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