Lucia Annibali, 20 anni a Varani: "La mia è una storia di speranza"

Definitiva la condanna per l'ex fidanzato Luca Varani e i due cittadini albanesi da lui assoldati per sfregiarla con l'acido: "La mia è una storia di speranza, un messaggio per tutti"

"La mia è una storia di speranza, un messaggio per tutti. Voglio mandare un abbraccio ai ragazzi di Milano, ustionati come me". Mentre esce dal palazzo della Cassazione, ormai alle dieci di sera e subito dopo la lettura della sentenza che ha reso definitiva la condanna per l'ex fidanzato Luca Varani e i due cittadini albanesi da lui assoldati per sfregiarla con l'acido, Lucia Annibali ribadisce il senso profondo della scelta che in questi anni l'ha portata a non nascondere il suo viso, la sua storia fino a farli diventare un simbolo.

È emozionata, ringrazia i carabinieri e la procura, pensa e parla a chi è passato attraverso la sua stessa atroce esperienza. Si rivolge a loro, menzionando e stringendosi idealmente anche alle vittime di Alexander Boettcher e Martina Levato, la "coppia dell'acido" di Milano. "Questa parte processuale è finalmente finita. Era un peso rimasto sospeso", dice ai giornalisti assiepati davanti alla Cassazione, "è una giornata di svolta, dal passato al futuro. Ora vorrei reinserirmi nella società come una donna normale".

Per l'ex fidanzato dell'avvocato di Pesaro, aggredita la sera del 16 aprile 2013 al rientro a casa, è stata confermata la condanna a 20 anni inflitta in primo e secondo grado per stalking, lesioni gravissime e tentato omicidio. Respinto il ricorso dell'uomo anche nella parte in cui chiedeva che decadesse nei suo confronti l'accusa di tentato omicidio per aver manomesso l'impianto gas nella cucina di Lucia Annibali, preludio alla successiva aggressione.

Respinti anche i ricorsi contro la sentenza della corte di appello di Ancona da parte di Altistin Precetaj e Rubin Talaban, gli autori materiali mandati da Varani a sfigurare Lucia Annibali per i quali passano in giudicato le condanne a 12 anni ciascuno.

Il collegio della prima sezione penale presieduto da Maria Cristina Siotto ha respinto anche il ricorso presentato dal procuratore generale di Ancona che, sostenendo la tardività dell'appello contro la sentenza di primo grado presentato dalle difese, chiedeva che fosse proprio quella sentenza a passare in giudicato. In quel caso Precetaj e Talaban sarebbero stati condannati in via definitiva a 14 anni e non a 12.

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