Lucilla Vianello: "Quando ho scoperto di avere un tumore il mio matrimonio è crollato" | INTERVISTA

Nel libro 'Diario di un delirio', la scrittrice racconta il momento più duro, quello della diagnosi, quando i risvolti psicologici possono far saltare anche i rapporti più stabili

Lucilla Vianello

Uno studio pubblicato sulla rivista Cancer ha analizzato dei casi di divorzio di 515 pazienti colpiti da tumore. I risultati hanno confermato quanto era già emerso da altri studi: circa il 12% delle coppie va incontro a una separazione se uno dei due coniugi ha il cancro, ma ben il 21% delle coppie salta quando ad ammalarsi è la moglie. Se il tumore colpisce lei, dunque, la separazione è sette volte più probabile. Gli uomini reggerebbero meno l'impatto della malattia sul matrimonio, anche se a combattere sono le donne, alle prese con il 'mostro' e lo tsunami psicologico che arriva insieme alla diagnosi. Spesso, dopo esserle stato vicino durante il periodo delle cure, il marito la abbandona. Ma accade anche che a fare le valigie sia lei, perchè combattere il cancro rende le donne più forti e consapevoli delle proprie capacità.

Fa parte di quel 21% Lucilla Vianello, che nel libro 'Diario di un delirio' racconta - attraverso l'alter ego di Lavinia - come la scoperta del tumore l'abbia messa davanti alla prova più difficile, quella di trovare il coraggio per rivoluzionare la propria vita, da un matrimonio che non la rendeva più felice al sogno della scrittura, oggi il suo lavoro. Una diagnosi che le ha fatto perdere ogni certezza, portandola a scoprire un'altra sé che si affaccia in modo dirompente.

Come sta oggi?
"Sto bene. Sto prendendo delle medicine chemioterapiche, non hanno niente a che fare con la chemioterapia fortunatamente, anche se hanno una serie di effetti collaterali. Sto facendo questa cura e ogni 6 mesi controlli"

Da paziente oncologica, come sta vivendo l'emergenza coronavirus? 
"Le visite me le hanno rimandate a data da destinarsi. So che l'Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica, ndr) le ha rinviate anche ai pazienti più gravi, perché c'è il rischio di entrare in ospedale e prendersi il virus. E' anche vero che tanti hanno fatto anche terapie oncologiche a domicilio, so che ci sono delle associazioni che vanno a casa a curare i pazienti. So di essere più vulnerabile, perciò sono proprio segregata. Sono uscita un paio di volte per la spesa, non di più. Vanno i miei figli. Per tutelarmi anche loro non hanno incontrato nessuno, non sono andati nemmeno dal padre per tutelare me". 

Nel libro racconta la sua lotta contro un tumore al seno. Dello tsunami psicologico che travolge chi scopre di avere un cancro se ne parla poco. Ce ne parli lei...
"E' proprio questo il punto. L'esatto momento in cui ti dicono che hai un tumore, è quello che secondo me va controllato in tutte le persone. Io pensavo di essere impazzita, invece poi mi sono informata e ho capito che anche per gli altri è così. E' una notizia che ti devasta psicologicamente, ti fermi e inizi a riflettere su tutto. Io ho reagito come ho scritto nel libro, attraverso il personaggio di Lavinia. Questa notizia prima mi ha sconvolto, poi ho deciso di cambiare vita perché mi sono resa conto che non ero felice. Ho fatto delle scelte importanti che mi hanno aperto tante altre strade. Scelte radicali, dall'oggi al domani, mi sono separata, ho iniziato a scrivere". 

Come cambia il rapporto con il proprio corpo?
"Di questo anche se ne parla pochissimo. Queste medicine ti mettono in menopausa anticipata, per cui inizi a lievitare, a essere gonfia, ti fanno male le gambe, la depressione aumenta. A causa delle medicine il corpo cambia tantissimo. Io ho fatto solo radioterapia, sul seno, ti brucia la pelle. All'inizio ho reagito malissimo. Tra la paura che il tumore potesse ricomparire da un momento all'altro e il fisico che cambiava in questo modo, sono andata ancora più giù. Poi è subentrata la famosa resilienza. Ho preso atto della situazione, iniziato una terapia psicologica, ho iniziato a fare sport, dieta. Non puoi permetterti di andare giù, iniziando anche a fregartene del tuo corpo, ho tirato fuori il carattere. Il supporto psicologico è fondamentale, infatti le asl te lo propongono gratuitamente. Secondo me un sostegno psicologico ci dovrebbe essere proprio dal momento in cui ti dicono che hai un tumore, lì in stanza con te, perché ti senti proprio sprofondare. E' un fantasma che ti si presenta concreto davanti". 

E la sessualità? 
"Nel libro volevo parlare del sesso nel matrimonio dopo anni. Lavinia si innamora del suo medico, ha un forte transfert, come se lui fosse la salvezza per il suo tumore. Questo medico invece, narcisista, la sfrutta solo per i suoi piaceri fisici. Lei invece grazie a lui si sente rinata sessualmente. Ci si può riscoprire donna, anche a cinquant'anni e con un tumore".

Il suo matrimonio è crollato quando lei si è ammalata. Colpa del tumore? O meglio, un cancro può davvero sconvolgere così tanto anche le relazioni più stabili?
"Sì, assolutamente. La rivista scientifica 'Scienze' ha fatto una ricerca nel 2019: il 25% delle donne ha lasciato il marito per il tumore. Questo studio dimostra che l'uomo non riesce a reggere la pesantezza della moglie malata, mentre all'opposto è diverso. La donna riesce a stare accanto al marito. Non voglio essere tacciata per quella che ce l'ha con gli uomini, perché non è assolutamente vero, ma è una ricerca che ha fondamenti. Non sempre le persone che ti stanno accanto riescono a reggere questa cosa, diventi improvvisamente egoista, ma non nel senso brutto del termine. Inizi a chiederti se sei felice e fai delle scelte. Nel mio caso, lui non mi ha mai accompagnato a una seduta di radioterapia, avevamo altre difficoltà matrimoniali, e siamo esplosi. Sì, per il tumore". 

Il rapporto con i figli invece?
"Si è intensificato. Non ho mai nascosto niente ai miei figli, da subito gliene ho parlato. Ovviamente, nel loro caso, avendo avuto una mamma che parlava di tutto, anche la separazione l'hanno presa con naturalezza perché vedevano che non andava. Da quel momento sono stati loro a preoccuparsi di me, oggi infatti non gli dico mai quando vado a fare le visite, glielo dico dopo". 

Per raccontare questo periodo usa la parola 'delirio'. E' stato davvero un delirio?
"Bella questa domanda. Io scrivo all'inizio del libro che ognuno di noi ha un delirio e ognuno di noi lo vive in maniera diversa, è quell'attimo in cui ti sorprendi a prendere delle decisioni o a fare delle cose che non pensavi avresti mai fatto. Questo è stato il mio delirio, fare delle scelte che credevo impensabili: mettere un punto al mio matrimonio, iniziare a scrivere".

Cosa le è rimasto oggi di quel delirio? 
"La consapevolezza che non bisogna aspettare una malattia o un evento forte per rivoluzionare la propria vita. Non bisogna perdere tempo, ma prendersi le responsabilità di cambiare. Inutile aspettare. Anche questo cronavirus ce lo insegna. E' quello che dico sempre ai miei figli, pensare all'oggi". 

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Dopo questa intervista, Lucilla Vianello ha aperto un blog su Today, "Delirio di vita".

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