Assegno unico: dopo il reddito di cittadinanza allo studio un'altra misura per chi è senza lavoro

Il governo è pronto a rinforzare gli strumenti di sostegno alle famiglie con figli rendendo la normativa più semplice e l'assegno più consistente. Secondo il Corriere della Sera l'ipotesi è quella di partire da chi è senza lavoro o guadagna meno di 8mila euro l'anno

Foto di repertorio

Nel suo discorso di lunedì alla Camera il premier Conte ha assicurato che il primo provvedimento del nuovo esecutivo sarà "a favore delle famiglie con redditi bassi e medi". L’obiettivo è quello di "azzerare totalmente le rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi a partire dall'anno scolastico 2020-2021 e per ampliare, contestualmente, l'offerta dei posti disponibili, soprattutto nel Mezzogiorno". Il tema della famiglia d’altra parte è centrale sia per il Pd che per il M5s e quello sui nido (risorse a disposizione permettendo) potrebbe non essere l’unico intervento del governo giallo-rosso per contrastare la piaga della denatalità. 

Entrambi partiti di maggioranza hanno fatto cenno più volte all’ipotesi di rinforzare gli strumenti a tutela della famiglie a reddito basso o nullo. A questo scopo Di Maio avrebbe voluto dirottare i risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100, mentre il Pd ha presentato a giugno 2018 una proposta finalizzata "a riordinare e potenziare le misure di sostegno economico per i figli a carico e a favorire la fruizione di servizi a sostegno della genitorialità". 

Un assegno universale per le famiglie: la proposta del Pd

La proposta dei dem parte dal riconoscimento di un paradosso: "L'assegno al nucleo familiare - si legge nel testo - è riservato ai dipendenti, ai pensionati e a poche altre categorie di lavoratori atipici. Esso si conserva durante il trattamento di disoccupazione ma si perde alla sua scadenza. Per le famiglie povere è previsto un sussidio specifico, ma solo a partire dal terzo figlio".

Il sostegno alla famiglie nel Regno Unito e in Germania

L’ambizione dunque è quella di rendere la normativa più semplice e l’assegno più consistente. In altri Paesi europei - si legge ancora nella proposta di legge - gli assegni per i figli "sono universali, non dipendono dalla condizione professionale e non si per- dono in caso di disoccupazione. In Gran Bretagna il child benefit è previsto per tutti i figli a carico con un solo limite reddituale; in Germania ogni genitore riceve dallo Stato un assegno mensile per figlio indipendentemente dalla condizione occupazionale, il kindergeld, che si aggiunge eventualmente, in caso di povertà, alle misure di reddito o lavoro minimo". 

Fino a 400 euro al mese per ogni figlio con meno di tre anni

L’idea dei dem era quella di concedere un assegno di 240 euro al mese per ciascun figlio minorenne a carico, un altro assegno di 80 euro per i figli a carico di età compresa tra i 18 e i 26 anni e una "dote unica per un ammontare fino a un massimo di 400 euro per dodici mensilità, per ogni figlio fino ai tre anni di età". A regime la riforma sarebbe costata 9,6 miliardi di euro: un salasso. 

Un assegno unico per le famiglie

Secondo il Corriere della Sera, l’esecutivo sarebbe dunque pronto a percorrere un’altra strada: quella di introdurre un assegno unico per chi ha dei bambini eliminando "tutti gli strumenti, deboli e parziali, che oggi esistono a sostegno delle famiglie con figli. A partire dagli assegni familiari, che si trasformano in una piccola detrazione in busta paga". Il costo in questo caso si aggirerebbe sui 3 miliardi all’anno. Ma sarebbe ancora un costo troppo alto considerando le spese già messe in cantiere per la prossima finanziaria: sterilizzazione delle clausole di salvaguardia e riduzione delle tasse sul lavoro. 

L'ipotesi: iniziare da chi è senza lavoro o ha un reddito molto basso

Per questo, scrive il Corsera, la maggioranza sta pensando di procedere per gradi: nel 2020 l’assegno potrebbe spettare solo a quei genitori che non hanno un lavoro che guadagnano meno di 8mila euro l’anno. Del resto nel programma di governo è scritto nero su bianco che "occorre intervenire con più efficaci  misure di sostegno in favore delle famiglie (assegno unico), con particolare attenzione alle  famiglie  numerose e prive di adeguate risorse economiche e a quelle con persone con disabilità". 

Dopo il reddito di cittadinanza (che già prevede peraltro un importo maggiorato per chi ha dei figli) le famiglie incapienti potrebbero dunque ricevere un altro aiuto dallo Stato. Per ora si tratta di un’ipotesi, anche se vista la scarsità di risorse è senza dubbio un'ipotesi verosimile. 

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