L'erba legale è meno legale: perché il business della canapa light rischia di andare in fumo

Maxi sequestro nei negozi di cannabis legale che ora temono un'interpretazione restrittiva della legge che autorizza la vendita di marijuana a basso contenuto di thc, a patto che non venga "fumata". Alla polizia è bastato tuttavia poco per capire che la restrizione non è davvero efficace

Un sequestro di marijuana, anche quando avviene in quantitativi "stupefacenti", difficilmente fa notizia. Tuttavia un'operazione di polizia eseguita dagli agenti della Questura di Forlì potrebbe avere una ricaduta sulla moda della "cannabis light" che va oltre le pagine di cronaca. La notizia che potrebbe minare le basi dell'intero settore - che secondo gli ultimi dati disponibili vale oltre 40 milioni di euro -arriva proprio nel giorno in cui il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha annunciato che promuoverà, il prossimo anno, la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo. Si tratta di una mossa che potrebbe portare nelle casse statali oltre 1,3 miliardi di dollari all'anno.

Tutto nasce dalla normativa poco chiara sulla cosiddetta Canapa legale e da un assunto fin da subito evidente ai più, ma che ha attirato l'attenzione degli inquirenti: la marijuana venduta dai vari negozi di "erba legale" viene fumata e non usata per l'uso ornamentale a cui sarebbe destinata secondo la legge vigente. Ma andiamo per gradi per chiarire fatti e antefatti di una notizia che potrebbe aver presto l'effetto della caduta del primo tassello di un domino di cui ancor non si conosce la reale portata. 

Cannabis light, maxi sequestro di erba legale

La vicenda che vi andiamo a raccontare nasce dalla celeberrima scoperta dell'acqua calda, ovvero quando gli agenti di polizia hanno notato che alcuni minorenni nel forlivese acquistavano alcuni articoli da un distributore automatico di "canapa light" per poi fumarsela in strada.

Una spia di un fenomeno su cui gli inquirenti hanno voluto vederci chiaro facendo scattare un'operazione ad ampio raggio che ha portato al censimento dei negozi di cannabis legale, spuntati come funghi negli ultimi due anni, uno dei quali proprio a fianco del portone della Questura di Forlì.

La Squadra Mobile di Forlì ha così dato vita ad un'operazione che ha visto l'impiego di una cinquantina di poliziotti nel controllare 16 punti vendita di Cannabis light della provincia di Forlì-Cesena e il sequestro di 73 chili di marijuna dal valore commerciale di circa 750 mila euro.

Erba legale, un settore che rischia di andare in fumo

Da quando esistono i negozi di cannabis legale fondano la propria presenza sul territorio su una norma poco chiara: la legge 242/2016 sulla vendita di prodotti di canapa light stabilisce la possibilità di coltivare cannabis con scarso principio attivo (Thc fino a 0.6), la possibilità di commercializzarla (con Thc fino a 0.2), ma anche il divieto di utilizzarla "a scopo ricreativo" (vale a dire fumarne le inflorescenze), limitandone l'uso solo "a scopo ornamentale" (vale a dire guardarle oppure usarle come profumante per ambienti).

Tutto il settore della canapa legale guarda all'operazione della polizia romagnola che potrebbe tramutarsi in un'attività apripista in Italia. Attualmente la normativa di riferimento a cui hanno fatto riferimento gli agenti di Polizia (spesso anche con sentenze contraddittorie) prevede che non possano essere cedute e liberamente messe in vendita all’utente le infiorescenze che non abbiano subito un processo di lavorazione o trasformazione o che non abbiano una finalità ad uso esclusivamente ornamentale.

A detta degli inquirenti se passerà un'interpretazione restrittiva della normativa gran parte di questi punti vendita potrebbero vedere sfumare la gran parte del loro business (che è prodotto non lavorato) e di fatto essere costretti a chiudere per mancanza di introiti.

Come spiega a ForlìToday Mario Paternoster, dirigente della Squadra Mobile di Forlì, "la presenza delle infiorescenze esula dal valore del THC, anche se inferiore ai limiti previsti dalla legge, ricadendo pertanto nell’ambito della normativa sugli stupefacenti".

"Marijuana venduta per essere fumata, non ad uso ornamentale"

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In base a queste interpretazioni della legge sono state contestate a ben 15 persone le condotte di detenzione, vendita e commercializzazione di sostanze stupefacenti senza le autorizzazioni ministeriali previste nonché le condotte di pubblicazione e divulgazione all’uso delle predette sostanze.

"Le rivendite sono tutte regolarmente aperte – precisa Paternoster – in quanto la vendita di prodotti lavorati, come pasta, oli, creme ed altro è legale, in quanto la canapa ha avuto una lavorazione non ulteriormente elaborabile. Diverso è, invece, il caso delle inflorescenze, dato che alcuni degli stessi negozi pongono in vendita estrattori di Thc (il principio attivo che determina lo "sballo", ndr) in grado quindi di potenziarne l'effetto, portandolo sopra i limiti di legge".

Operazione "Canapa Light" sequestrati 73 chilogrammi di inflorescenze

Nel corso dell'operazione “Canapa Light” sono stati sequestrati 73 kg complessivi di inflorescenze stipate nei retrobottega: scatoloni di marijuana supposta "legale", priva però di etichette e tracciabilità, stipati in sacconi neri da spazzatura o sacchi termosaldati e privi di qualsivoglia etichetta sul produttore. Il valore di merce sequestrata è stimabile tra i 750mila e il milione di euro.

Nel mirino della Polizia anche prodotti come le tisane e anche i lavorati dove la "cima" viene fornita allegata come gadget, legata sul tappo o alla scatola.

Cannabis legale, operazione apripista 

L’operazione di perquisizione svolta per la prima volta in Italia su tutti i negozi presenti in una provincia ha rappresentato un’importante attività di controllo all’interno dei negozi di canapa light al fine di verificare l’uso e la destinazione delle infiorescenze.

Il tema vero è comunque legato all'ipocrisia di una legge non chiara e che probabilmente vedrà presto una revisione nel momento in cui il Ministero della Salute pubblicherà i pareri richiesti all'avvocatura di Stato in base ai supposti danni da Thc della cosiddetta erba legale.

Un capitolo a parte va speso per i distributori automatici. Se, infatti, la vendita al banco da parte del commesso viene considerata sufficientemente protettiva nei confronti dei minori, su cui vige il divieto di vendita, la stessa cosa – ipotizzano gli inquirenti – non si può dire sui distributori automatici, dove sarebbe facilmente aggirabile il divieto, utilizzando la tessera con codice fiscale prestata da un amico maggiorenne.

La replica dell'industria della Cannabis legale

A chiedere una "normativa chiara e regole certe" sono gli stessi distributori e titolari di negozi di erba legale. "Che si decida il tasso di Thc, il packaging, l'etichettatura, qualsiasi cosa, e comunicatecelo per dare chiarezza a questo mercato che si stima valga almeno 40 milioni di euro in Italia" spiega Riccardo Ferrini, direttore esecutivo di CBWeed una delle principali aziende italiane attive nella filiera di canapa sativa e che ha sede a Forlì. 

"Con noi lavorano circa 20 dipendenti, produciamo la canapa qui in Emilia-Romagna, controlliamo tutta la filiera e vendiamo prodotti di alta qualità – continua Ferrini -. I nostri prodotti sono sottoposti a controlli rigidissimi perché analizzati, a nostre spese, in laboratori specializzati. In questo modo assicuriamo che la qualità della merce messa in vendita abbia elevati standard qualitativi. Non solo, facciamo in modo che i nostri prodotti siano al di sotto del limite previsto dall’attuale normativa".

"La politica ci dica quindi cosa dobbiamo fare per rendere i nostri prodotti commerciabili e lo faremo senza battere ciglio. Anche perché, ora come ora, diverse procura hanno approcci diversi, è difficile accontentare tutti. Diteci cosa dobbiamo fare e noi lo facciamo.

Noi, come prevede la legge, indichiamo chiaramente nell'etichetta della bustina, gli usi previsti dalla legge, che è tecnico, di ricerca, di laboratorio etc. Non possiamo sapere che uso venga fatto a casa dall'acquirente. Le etichette non vanno bene? C'è da cambiare il packaging? Discutiamone, confrontiamoci”.

Come abbiamo spiegato il principio degli ultimi sequestri è che l'inflorescenza, la "cima" non sia un prodotto ornamentale, ma venga ceduta di fatto per essere fumata, venduta in grammi e bustine.

L'operazione di Polizia rischia di mettere la parola fine ad un vero e poprio boom che - come abbiamo già visto nella nostra pagina Agrifood dedicata al mondo dell'economia verde - ha visto aumentare di dieci volte negli ultimi 5 anni gli ettari di terreno coltivati a cannabis.

Erba (quasi) libera: il boom economico della cannabis

Come spiega Coldiretti la canapa fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che l'Italia con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo, dietro soltanto all’Unione Sovietica. Venne poi la guerra e soprattutto il proibizionismo con il governo italiano che nel 1961 "sottoscrive la Convenzione unica sulle sostanze stupefacenti - ricorda sempre Coldiretti - in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore. Nel 1975 esce la legge Cossiga contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono".

cannabis legale sequestri-2

L'accostamento tra canapa e droga è di fatto ancora un limite per lo sviluppo di questa produzione. "Quando io e mio fratello l'abbiamo introdotta nell'azienda di famiglia - racconta Erika Da Pieve dell'omonima azienda agricola di Porcia, in Friuli - la gente ci guardava ancora con sospetto. Noi qui un tempo coltivavamo tabacco, che ha di fatto massacrato il terreno. Con la canapa è tutt'altra cosa: facciamo mangimi, farine, pasta, grissini. Tutto grazie a dei semi che sono tra i più nutrienti al mondo". Qui potete ascolatare la sua storia

Canapa, uno dei semi tra i più nutrienti che esistono al mondo

Uno dei pregi della canapa, come detto da Da Pieve, è proprio il seme. Secondo studi recenti, tali semi hanno proprietà uniche: sono incredibilmente nutrienti (hanno il 30% di grassi, tra cui l'acido linoleico omega 6 e l'acido alfa linoleico omega 3), apportano proteine di alta qualità (più dei semi di chia e di lino), sono una grande fonte di minerali e vitamina E e, quelli integrali, aiutano la digestione perché ricchi di fibre. Semi e olio sono poi utili per le infiammazioni della pelle. 

La storia di Da Pieve è emblematica della "nuovelle vague" della canapa in Italia. Coldiretti stima che dal 2013 a oggi gli ettari di cannabis siano cresciuti di dieci volte, da 400 a quasi 4000 in tutto il Paese. Si calcola un giro d’affari superiore ai 40 milioni di euro grazie alle sue varie applicazioni, dalla fibre tessili ai metariali isolanti, dai prodotti agroalimentari come paste e biscotti ai prodotti cosmetici. Un business che potrebbe essere molto più grande. La chiave di volta si chiama "uso terapeutico".

Secondo i dati del ministero della Salute, la cannabis terapeutica importata dall’Olanda in Italia è aumentata del 50% negli ultimi anni. Soddisfare il consumo dei pazienti italiani con cannabis di sola produzione nazionale, per la Coldiretti, potrebbe generare un indotto di oltre 10mila posti di lavoro e dal valore record di 1,4 miliardi di euro.

La legge 242 del 2016 (entrata effettivamente in vigore quest'anno) ha consentito la produzione e commercializzazione della cannabis light, che non deve superare lo 0,2% di principio attivo. Tale limite viene alzato per i soli agricoltori, che possono coltivare un prodotto che non superi lo 0,6% di Thc prima di incorrere nel sequestro e distruzione del raccolto da parte delle forze dell’ordine. La legislazione nazionale si è dovuta piegare a tale bizantinismo per venire incontro alle imprescindibili regole della botanica: non è infatti possibile per l’agricoltore controllare un tasso di principio attivo così basso nella pianta, le cui infiorescenze possono superare il limite dello 0,2% per cause non imputabili a chi coltiva. 

Cannabis legale: si può guidare dopo aver fumato? 

Con una circolare, il ministro degli Interni Matteo Salvini si è premurato di informare le forze dell’ordine che tale limite innalzato allo 0,6% non va applicato agli smartshop e negozi che mettono in commercio il prodotto finale. In tanti hanno letto la precisazione del leader leghista come una chiusura a una normativa più permissiva in Italia. Di parere diametralmente opposto è invece il ministro della Sanità Giulia Grillo, che si è espressa “personalmente” a favore della liberalizzazione. 

Fatto sta, che gli usi della canapa per fini terapeutici crescono di anno in anno. Grazie a un'altra sua sostanza, il cannabinolo che non va confuso con il Thc che dà sballo, e che anzi è ottimo proprio per curare le intossicazioni da Thc.

"Il cannabidiolo o CBD - dice Gianpalo Grassi del Crea - si è rivelato efficace nel trattamento di: malattia di Huntington, morbo di Parkinson, schizofrenia, sclerosi multipla. Ha inoltre comprovati effetti antitumorali, antinfiammatori, analgesici, ansiolitici e il suo potere antiossidante (antinvecchiamento) è superiore a quello delle vitamine C ed E. Esiste già - continua - un farmaco a base di CBD commercializzato negli Usa, l'Epidiolex (Nda), che si è rivelato efficace per la cura dell'epilessia. L'uso del CBD per il trattamento dell'obesità e dei disturbi del sonno è già in fase pre-commerciale. Sono in fase di studio preliminare i trattamenti del diabete, del morbo di Alzheimer, della dipendenza da alcol, dell'encefalite spongiforme bovina e perfino della malaria".

Cannabis light, medici contro la vendita libera

Il Consiglio superiore di sanità (Css) si è espresso nel giugno scorso contro la 'cannabis light'. L'organo consultivo in un parere rischiesto dal Ministero della Salute raccomanda "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti".

Al Css erano stati posti due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni.

La cannabis light è pericolosa per la salute?

Ebbene, riguardo alla prima domanda, il Consiglio "ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', non può essere esclusa". Questi i motivi:

"La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine".

E ancora, al Css "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)".

La Cannabis Light può essere venduta?

Quanto al secondo quesito posto dal segretariato generale del ministero della Salute, il Consiglio superiore di sanità ritiene che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale" previste dalla legge 242/2016 - quella che ha 'aperto' al commercio, oggi fiorente, della cannabis light - "non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione".

Il ministro Grillo: "Serve parere Avvocatura di Stato"

Il ministro della Salute Giulia Grillo spiega che per derimere gli aspetti legali della vicenda il dicastero ha investito della questione l'Avvocatura generale dello Stato per un parere anche sulla base degli elementi da raccogliere dalle altre amministrazioni competenti (Presidenza del Consiglio e Ministeri dell'Interno, Economia, Sviluppo economico, Agricoltura, Infrastrutture e trasporti).

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