Alta tensione sul Mes, Pd e M5s mai così distanti. E Conte prova a mediare

Lunedì il premier riferirà in Parlamento, ma assicura che "non sarà una battaglia". Prima di allora però la maggioranza dovrà trovare un'intesa: il rischio di una Caporetto è dietro l'angolo

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. ANSA

Sul Mes è altissima la tensione nella maggioranza.  Da una parte Di Maio, che ha chiesto agli alleati di governo una "riflessione", perché l'Italia "non può firmare al buio", dall'altra il Pd, con il capodelegazione Franceschini che ha replicato seccamente: "Sul Mes in queste ore ci giochiamo la credibilità del Paese, l'andamento dello spread e dei mercati. Non si può giocare con il fuoco". Anche Graziano Delrio teme che le resistenze del M5s possano provocare "una crisi di credibilità per il Paese. Questo - ha sottolineato - sarebbe grave". I dem si dicono comunque disposti a trovare un "punto d'intesa", invitando i colleghi a "non alzare i toni".

Proprio per questo oggi era atteso un vertice a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte a fare la parte del mediatore. Lunedì è invece prevista l’informativa sul Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità, conosciuto anche come Fondo Salva Stati. Conte riferirà in Parlamento, ma assicura che "non sarà una battaglia". 

"Lunedì metteremo tutti i tasselli al loro posto" ha aggiunto. "Inizieremo a spazzare via tutte le fesserie che sono state dette. Ne ho ascoltate tante. Sono molto paziente ma il momento in cui dovremo spazzare via le chiacchiere che sono state fatte sarà lunedì". Ma prima di allora bisognerà trovare una quadra. Il rischio è che il nodo Mes possa diventare uno scoglio insormontabile, un po' come la Tav lo era stato per il governo gialloverde. 

Che cos'è il Mes e come verrà riformato

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES) è una organizzazione istituita nel 2012, sulla base di un Trattato intergovernativo, per fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell'eurozona, nel caso in cui tale intervento risultasse indispensabile per salvaguardarne la stabilità finanziaria dell'area valutaria complessivamente considerata e dei suoi Stati membri. Con 125,3 miliardi di euro sottoscritti (di cui 14,3 effettivamente versati), l'Italia è il terzo Paese per numero di quote del capitale del MES 17,7% (dei 704 miliardi di euro di capitale sottoscritto sono solo circa 80 i miliardi effettivamente versati dagli Stati membri, ndr).

La fornitura di assistenza finanziaria ha, come conseguenza, la definizione di condizioni che lo Stato debitore è chiamato a rispettare, più o meno rigorose in ragione dello strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono fare riferimento ad azioni e programmi da attuare per ottenere un miglioramento del bilancio dello Stato, o a parametri per i quali viene fissato un obiettivo quantitativo da rispettare.

Nel dicembre 2017, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento volta a integrare il MES nell'ordinamento istituzionale dell'UE, trasformandolo in un Fondo monetario europeo. La proposta della Commissione non ha, tuttavia, generato un accordo sulla trasformazione dell'organismo. L'Eurogruppo del 13 giugno 2019 e, successivamente, il Vertice euro del 21 giugno hanno portato a una diversa soluzione che prevede una revisione del Trattato istitutivo del MES, nell'ambito di un più ampio pacchetto di interventi secondo cui la revisione del meccanismo viene collegata alla definizione di uno strumento europeo di bilancio per la convergenza e la competitività e al completamento dell'Unione bancaria.

Con la modifica del Trattato istitutivo il MES sarebbe destinato a supportare la risoluzione delle crisi sia con riferimento alle finanze pubbliche degli Stati membri che alle relative istituzioni bancarie e finanziarie.

In particolare l'apertura di linee di credito Precautionary Conditioned Credit Line, PCCL sarebbe limitata ai Paesi in grado di soddisfare una serie di criteri che, a differenza di quanto previsto dal regime vigente, vengono individuati in dettaglio.

Per i Paesi "ammissibili", la condizionalità si tradurrebbe nella necessità di firmare una lettera di intenti (e non di condividere un protocollo d'intesa) con la quale essi si impegnerebbero a continuare a soddisfare tali criteri (il cui rispetto dovrebbe essere valutato almeno ogni sei mesi). Alla Commissione europea sarebbe affidato il compito di valutare se le intenzioni politiche contenute nella lettera di intenti sono pienamente coerenti con il diritto dell'UE.

In particolare lo Stato richiedente dovrebbe:

  • non essere soggetto alla procedura per disavanzi eccessivi;
  • rispettare i seguenti parametri quantitativi di bilancio nei due anni precedenti alla richiesta di assistenza finanziaria: un disavanzo inferiore al 3% del PIL; un saldo di bilancio strutturale pari o superiore al valore di riferimento minimo specifico per Paese; un rapporto debito/PIL inferiore al 60% del PIL o una riduzione di questo rapporto di 1/20 all'anno;
  • non evidenziare squilibri eccessivi nel quadro della sorveglianza macroeconomica dell'UE;
  • presentare riscontri storici di accesso ai mercati dei capitali internazionali a condizioni ragionevoli;
  • presentare una posizione sull'estero sostenibile;
  • non evidenziare gravi vulnerabilità del settore finanziario che mettono a rischio la stabilità finanziaria.

Per tutti i Paesi che non rispettano tali condizioni è invece dispoibile una linea di credito soggetta a condizioni rafforzate che si tradurrebbe nella necessità di firmare un protocollo d'intesa.

Infine con la riforma dell'articolo 12 del Trattato, sarebbero modificate le clausole d'azione collettiva con l'introduzione, a partire dal 1° gennaio 2022, per i titoli di Stato della zona euro di nuova emissione con scadenza superiore a un anno, anche delle clausole d'azione collettiva con approvazione a maggioranza unica (single limb CACs). Cio consentirà a un creditore in possesso della necessaria maggioranza rispetto agli altri detentori del debito pubblico di uno Stato membro, di imporre la ristrutturazione del debito a tutti i creditori.

I punti contestati

Nella bozza del nuovo trattato, il testo della revisione introduce nuovi obblighi e discipline per i prestiti, in particolare vi si legge come gli Stati firmatari del trattato ritengano "opportuno che il MES conceda sostegno alla stabilità soltanto ai propri membri che presentano un debito reputato sostenibile e dei quali è confermata la capacità di rimborso". Uno dei punti più discussi riguarda le garanzie dei risparmi privati. In particolare nel testo di revisione si legge la conferma della partecipazione del settore privato ai programmi dei aggiustamento macroeconomico.

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