Non studiano e non lavorano: Italia prima nell'Ue per numero di Neet

Il nostro Paese è al primo posto nella classifica europea per giovani inattivi: da noi la percentuale è del 23,4%, la media Ue è del 12,9%. Boom al Sud, in particolare in Sicilia, prima tra le Regioni. Tutti i dati contenuti nello studio Unicef "Il silenzio dei Neet. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio"

Foto di repertorio

''Non studio, non lavoro, non guardo la tivù. Non vado al cinema, non faccio sport'', era il lontano 1986 e il gruppo musicale Cccp descriveva nel brano “Io sto bene”, una condizione che a 33 anni di distanza dall'uscita riguarda un grande numero di giovani italiani e rappresenta un fenomeno problematico da arginare. Parliamo dei cosiddetti Neet, acronimo di Not in education, employment or training, nome che fa riferimento ai giovani che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione. Secondo un recente studio dell'Unicef intitolato "Il silenzio dei Neet. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio" e basato sui dati Istat del 2018, l'Italia è al primo posto al livello europeo in questa speciale graduatoria, di cui c'è poco da vantarsi. 

Neet, Italia prima nella classifica europea

Nello Stivale i giovani inattivi nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni sono 2.116.000, pari al 23,4% del totale di ragazzi e ragazze della medesima età. Nella classifica sui Neet l'Italia è seguita dalla Grecia con il 19,5%, la Bulgaria con il 18,1%, la Romania con il 17% e la Croazia con il 15,6%. Le nazioni più “virtuose” da questo punto di vista sono invece l'Olanda, con un tasso del 5,7%, la Svezia con il 7% e Malta con il 7,4%. La media dell'Unione europea si attesta al 12,9%, praticamente dieci punti percentuali al di sotto del dato italiano. 

Neet, è boom in Sicilia

L'analisi dell'Unicef analizza anche la presenza dei Neet sul territorio italiano, evidenziando il dato preoccupante che riguarda la Sicilia. Secondo i dati i giovani siciliani che non lavorano e non studiano sono il 38,6%. Un problema che riguarda soprattutto il Sud, visto e considerato che al sul podio delle Regioni con più Neet troviamo anche la Calabria, con il 36,2%, e la Campania con il 35,9%. Seguono la Puglia con un'incidenza del 30,5%, e la Sardegna che si ferma al 27,5%. A confermare la “sofferenza” del meridione in merito a questo fenomeno è la divisione per aree geografiche: nel Nord Italia sono il 15,5%, nel Centro il 19,5% e nel Sud il 34%.

Neet, la maggior parte hanno tra i 25 e i 29 anni

Abbiamo detto che i Neet tra i 15 e i 29 anni sono circa 2.116.000, e rappresentano il 23,4% dei giovani della stessa età presenti sul territorio, ma lo studio dell'Unicef mette in evidenza come una grossa “fetta” sia tra i più grandi. Quasi la metà di questi (il 47% per la precisione) ha tra i 25 e i 29 anni, il 38% ne ha invece tra i 20 e i 24, mentre il restante 15% ha un'età tra i 15 e 19 anni. Particolarmente interessanti sono invece i dati sul livello d'istruzione: il 49% dei Neet italiano ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, mentre a sorpresa, l'11% degli inattivi ha addirittura una laurea. Il restante 40% ha invece un livello di istruzione più bassa. Sul totale dei Neet presenti sul territorio italiano, il 14,5% sono stranieri. 

Ma perché Sono inattivi? Secondo la ricerca dell'Unicef il 41% de Neet dice di essere alla ricerca di una prima occupazione, mentre il 19,5% si definisce indisponibile, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di donne in maternità, in gran percentuale straniere. Poi c'è un 25% che si dice in cerca di opportunità e un 14,5% che si classifica come disimpegnati.

Il progetto Neet Equity

"Non siamo in fuori gioco": questo lo slogan del progetto "Neet Equity" che ha preso il via nel maggio del 2018 e si concluderà il prossimo anno, rivolto a 300 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni, che si trovano nella delicata fase di transizione dalla scuola secondaria al mondo del lavoro. Questo progetto dell'Unicef mira migliorare la capacità dei territori nel costruire politiche attive e partecipate, capaci di includere tutti, come spiega il Presidente dell’Unicef Italia Francesco Samengo: ''Con questo progetto vogliamo migliorare la capacità di un territorio di fare sistema nel costruire politiche attive partecipate a favore dell’inclusione dei giovani Neet e valorizzare e dare forza alle potenzialità, spesso inespresse, che hanno tanti giovani in questa situazione''.

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''Essere Neet – sottolinea Samengo - ovvero non studiare, non lavorare, né seguire percorsi di formazione è una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro. Utilizzando le parole di un testimone intervistato in questa ricerca: Neet è un indicatore di una qualità della vita insufficiente".

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