“Non vi pagheremo lo stipendio”: la doccia fredda con un sms ai dipendenti

Sfortunati protagonisti della vicenda una trentina di lavoratori di un call center di Lizzano, in Puglia. Il segretario della Slc Cgil di Taranto: “Stipendi non pagati da mesi, i lavoratori sono alla fame, serve una soluzione”

Foto di repertorio

Siamo alle solite, purtroppo. Dipendenti che non vengono pagati, aziende che prima promettono e poi non mantengono, dando il via ad una battaglia con i sindacati in cui a farne le spese sono sempre loro: i lavoratori. Un danno non da poco a cui si aggiunge anche la consueta beffa: la notizia che i soldi dello stipendio non verranno pagati comunicata via sms.

Il caso assurdo arriva da Lizzano, in provincia di Taranto, dove i lavoratori di un call center, non ricevendo lo stipendio, sono stati costretti a rivolgersi agli uffici della Slc-Cgil di zona. Ma quando è iniziato questo incubo? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Lumino, segretario della Slc-Cgil di Taranto: “Tutto ha avuto inizio nel mese di dicembre 2017, quando alcuni lavoratori sono venuti da me dicendo: 'Noi lavoriamo, ma non ci pagano'. Dopo le prime segnalazioni è partita la prima denuncia che ha portato ad un incontro con i vertici dell'azienda, in cui era stato raggiunto un accordo: le somme dovute ai dipendenti sarebbero state erogate in tre rate”.

Stipendi non pagati

Una soluzione che aveva accontentato tutti, sindacati e lavoratori. Ma come spesso succede, la 'fregatura' è dietro l'angolo. “Dopo il primo mese – continua il racconto di Lumino a Today.it – l'azienda ci ha chiamato dicendo di non poter pagare gli arretrati e chiedendo di allungare la rateizzazione di altri due mesi. Così è stato raggiunto un nuovo accordo”. 

La doccia fredda via sms

Ma la storia non finisce certo qui, anzi. Qualche giorno fa è arrivata la doccia gelata per i circa 30 lavoratori del call center di Lizzano: un sms del responsabile dell'azienda che, senza usare giri di parole diceva ai dipendenti “non verrete pagati”. Un macigno sulla testa di una trentina di lavoratori, una trentina di famiglie che, dopo mesi di difficoltà a causa degli stipendi non pagati, vengono messi davanti ad una cruda realtà: non vedranno mai i soldi che gli spettano. 

Le responsabilità

Ma come siamo arrivati a questo punto? Perché l'azienda non paga? Domande a cui ha risposto il segretario della Slc Cgil Taranto: “Sicuramente una grande responsabilità è da attribuire alla gestione dell'azienda, quantomeno discutibile. Una situazione in cui stiamo scoprendo 'giochi' di aziende 'apri e chiudi', scatole cinesi e altre condizioni poco trasparenti”.

“Ma i veri responsabili sono altri – continua Lumino – in primis le istituzioni, immobili davanti a queste denunce, che nel corso degli anni sono rimaste sempre inascoltate, anche per la mancanza di una legge chiara. In seconda battuta la colpa è dei committenti di questi call center, colossi delle telecomunicazioni che chiedono il rispetto delle regole, ma poi sono i primi ad eluderle, finendo per dare i dati dei consumatori in pasto a queste aziende, gestite in maniera poco trasparente”.

Questo meccanismo crea un effetto domino che va a pesare prima sui dipendenti direttamente interessati e poi sulle casse dello Stato, che paga le Cig, gli assegni di disoccupazione e tutti gli ammortizzatori sociali. Con quali soldi? Ovviamente quelli dei cittadini contribuenti, dando luogo ad una doppia beffa, in cui chi paga, paga praticamente due volte.

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Le prospettive

Al momento i dipendenti del call center di Lizzano non stanno lavorando, mentre il sindacato ha sporto denuncia all'Ispettorato del Lavoro di Taranto e Brindisi. Per trovare una soluzione nel minor tempo possibile, il segretario Andrea Lumino ha voluto lanciare un appello alla politica e alle aziende committenti di questi call center: “Incontriamoci e facciamo quadrato intorno a questi lavoratori. Se in Parlamento non vengono dettate le regole, noi sindacati combattiamo a mani nude, come i cittadini. Alla fine il prezzo più grosso lo pagano i lavoratori, che dopo mesi senza stipendio, sono arrivati alla fame. Questa è una battaglia che va portata fino in fondo, non soltanto per i dipendenti di Lizzano, ma per tutti i lavoratori della categoria”.

“Una possibile soluzione – ha concluso Lumino – sarebbe quella di individuare nella provincia di Taranto dei call center che pagano e rispettano i contratti, in cui inserire i lavoratori”. La prospettiva è questa, ma finché non si muoverà qualcuno dai 'piani alti', i lavoratori e i sindacati continueranno a combattere queste battaglie, anche se a mani nude.

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