Brexit, bocciato il referendum bis: sì invece alla richiesta di un breve rinvio

Via libera alla mozione che consentirà al governo di Theresa May di chiedere all'Ue un rinvio "breve" della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno

Il Parlamento britannico ha bocciato l'emendamento per un secondo referendum sulla Brexit. I voti favorevoli sono stati 85, quelli contrari 334. Sì invece alla mozione per prorogare l'applicazione dell'articolo 50 con 412 voti a favore e 202 contrari. Bocciato anche, con un margine ristretto di 314 voti contro 311, un emendamento che chiedeva il rinvio dell'uscita dall'Ue e affidava al Parlamento il compito "trovare una strada che possa assicurarsi il sostegno della maggioranza".

Il governo di Theresa May incassa quindi un piccolo successo alla Camera dei Comuni con il via libera alla mozione che gli consentirà di chiedere all'Ue un rinvio "breve" della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno, con l'obiettivo di riproporre intanto per la terza volta al voto di ratifica del Parlamento l'accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles a novembre e già bocciato due volte. Il voto è previsto per la settimana prossima. 

L'emendamento bocciato, che era stato presentato da deputati dell'opposizione, del nuovo gruppo degli Indipendenti ed alcuni conservatori europeisti, chiedeva il rinvio dell'uscita dall'Ue per il tempo sufficiente ad indire un secondo referendum sulla Brexit. Presentato dalla deputata Sarah Wollaston, che ha recentemente lasciato i Tories per entrare nel nuovo gruppo Indipendente dove siedono anche ex laburisti, l'emendamento aveva ricevuto il sostegno dei Liberaldemocratici. I laburisti hanno però scelto l'astensione, ritenendo che non fosse il momento giusto per parlare di un secondo referendum. Anche la campagna People's Vote per un secondo referendum era contraria a porre oggi la questione in aula. Anna Soubry, che ha lasciato i conservatori il mese scorso per aderire agli Indipendenti, aveva sottolineato come le possibilità di successo di questo emendamento dipendessero dal partito laburista di Jeremy Corbyn.

Le critiche di Donald Trump

 "Ho esposto al primo ministro" Theresa May "le mie idee su come negoziare, lei non ha ascoltato. Ma le trattative avrebbero potuto essere condotte in maniera diversa", ha detto Donald Trump. "Non farò commenti sulla Brexit, è una questione complessa che sta lacerando un paese. Anzi, sta lacerando molti paesi. E' un peccato che debba andare così", ha affermato il presidebte, che poi però non si è sottratto ad altre domande. "Non è che io fossi un sostenitore della Brexit. Io ho detto che si sarebbe verificata e avevo ragione, mentre la gente rideva. La gente era sorpresa dalla mia previsione, il presidente Obama aveva predetto il contrario. Sono sorpreso da quanto siano andate male le cose dal punto di vista delle trattative", dice ancora Trump spingendosi a dire che "è una vergogna il modo in cui è stato gestito". Non è la prima volta che Trump 'rimprovera' la premier britannica per non averlo ascoltato: la scorsa estate non aveva mancato di esprimere le sue critiche al suo operato durante un'intervista rilasciata durante la sua visita a Londra.

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