Guerra in Siria, la svolta: l'esercito di Assad con i curdi contro la Turchia

L'esercito di Damasco verso nord dopo un accordo con i curdi mediato dalla Russia di Putin. Gli Stati Uniti hanno annunciato l'evacuazione dei loro mille soldati da tutta l'area coinvolta dalla campagna militare turca. Erdogan prepara l'attacco a Kobane

Bombardamenti dell'esercito turco a Ras al-Ayn, città del nordest della Siria. Foto Ansa EPA/ERDEM SAHIN

Trump si ritira, Assad si muove. Guerra in Siria, c'è una svolta: mentre i militari turchi avanzano sul confine siriano conquistando nuovo territorio ai danni dei curdi, il governo di Assad ha deciso di dispiegare le sue forze sul campo con i ribelli dell'Ypg (unità combattenti di protezione popolare curde) per respingere l'offensiva di Erdogan. L'accordo tra Damasco e i curdi è frutto dell'intermediazione della Russia di Vladimir Putin, intervenuta dopo il ritiro ufficiale delle truppe americane da Kobane. Ad annunciare l'intesa tra Assad e i curdi è stato l'Osservatorio siriano per i diritti umani su Twitter.

Guerra in Siria: l'esercito di Assad in difesa dei curdi

Dopo che gli americani hanno lasciato quei territori, le popolazioni aggredite dalla Turchia guardano all’esercito siriano come ultima speranza. La decisione di Damasco di inviare proprie truppe nel nordest della Siria segue un accordo tra il regime di Bashar al-Assad e l'amministrazione curda. ''Per evitare e affrontare questa aggressione è stato raggiunto un accordo con il governo siriano. In questo modo l'esercito siriano può essere dispiegato lungo il confine siro-turco per aiutare le Forze democratiche siriane (Fds)'', si legge sulla pagina Facebook dell'amministrazione curda. L'obiettivo, prosegue la nota, è quello di ''liberare le città siriane occupate dall'esercito turco, come Afrin'' nel nordovest.

I soldati dell'esercito del regime di Damasco sono entrati a Tell Tamer nella Siria nordorientale, a 35 chilometri dal confine con la Turchia, dopo l'accordo stretto con i militanti delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg). In base all'accordo, le truppe di Damasco combatteranno al fianco delle milizie curde per contrastare l'offensiva lanciata mercoledì dalle forze armate della Turchia. Tell Tamer è una località strategica che si trova lungo la M4, strada di collegamento tra la Siria orientale e occidentale. Dista una trentina di chilometri dalla città turca di Ceylanpinar. Secondo i media siriani, le truppe di Damasco raggiungeranno poi Kobane e Manbij. 

La Turchia prepara l'attacco a Kobane

La Turchia, intanto, si prepara ad attaccare Kobane, città nel nord della Siria, nell'attuale Kurdistan siriano, simbolo della resistenza contro l'Isis. Numerosi carri armati, mezzi blindati e unità militari dell'esercito turco e delle milizie arabe filo-Ankara sono entrati nelle ultime ore nel Nord della Siria a ovest del fiume Eufrate, in un'area già controllata dalla Turchia, per sferrare un attacco a Kobane dal fronte occidentale, riferiscono fonti militari turche.

Guerra in Siria, perché la Turchia bombarda i curdi: il conflitto spiegato in 4 punti

Oggi, intanto, i ministri degli Esteri Ue si sono riuniti per discutere della situazione in Siria. Luigi Di Maio ha visto il suo omologo d’Oltralpe Jean-Yves Le Drian e insieme, a nome di Italia e Francia, hanno chiesto alla Turchia di fermarsi e hanno condannato "le operazioni militari nella Siria del nord". "È fondamentale - si legge ancora nella nota comune - che l’Ue mantenga una posizione unita sulla Siria e parli con una sola voce sull’attacco turco alla Siria". L’operazione turca, secondo la Farnesina, "rischia di mettere a rischio i progressi compiuti dalla coalizione globale per sconfiggere Daesh, a cui l’Italia ha partecipato attivamente, di minare ulteriormente la possibilità di una soluzione politica alla crisi, di aumentare la sofferenza della popolazione civile e di mettere in pericolo i risultati ottenuti nel campo umanitario nel Nord-Est della Siria. L’Italia e la Francia restano convinte che non vi sia alternativa a una soluzione politica in Siria".

Al termine della riunione dei ministri degli Esteri, Di Maio ha detto che "c'è l'impegno di tutti i Paesi Ue a bloccare l'export di armi alla Turchia, perché non possiamo accettare quello che sta facendo. L’Europa oggi parla con una voce e tutti gli Stati condannano quello che la Turchia sta facendo nel territorio siriano e soprattutto si sono impegnati tutti a bloccare l’export degli armamenti. Dovremo emanare degli atti amministrativi e forse legislativi, ma ci saranno tempi inferiori rispetto all’embargo dell’Ue. Ma credo nella soluzione diplomatica”, ha aggiunto parlando dal Lussemburgo. Nelle prossime ore l’Italia varerà un decreto ministeriale "che devo firmare come ministro degli Esteri, per bloccare l’export di armamenti verso la Turchia per tutto quello che riguarda il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni". Una misura di dubbia efficacia, dato che non può avere conseguenze sull'arsenale di cui Erdogan già dispone e che sta già utilizzando nell’invasione del nordest della Siria. 

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