Ankara sta rinforzando la sue presenza militare lungo il confine siriano. La Turchia avrebbe schierato circa 30 blindati nella provincia di Hatay, a 50 chilometri dalla frontiera. Potrebbero essere stati proprio questi venti di guerra a spingere Kofi Annan a invitare le maggiori potenze regionali e mondiali a Ginevra, per discutere dei vari scenari possibili per far uscire il Paese dalla crisi.
L'inviato speciale delle Nazioni Unite proporrà di insediare a Damasco un governo di transizione, al quale dovrebbero partecipare le forze di opposizione e i sostenitori del presidente Bashar al Assad, come riporta il quotidiano francese Le Monde.
A decidere il futuro della Siria saranno i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna), Turchia, Qatar, Kuwait, Iraq, i rappresentati dell'Unione europea, Ban Ki-moon e il segretario generale della Lega Araba.
Non sono in pochi a pensare che il presidente siriano dovrebbe fare un passo indietro. A sostenerlo sembra essere rimasta solo Mosca. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha infatti dichiarato che i soli a poter decidere le sorti del presidente Assad sono i cittadini siriani. Ha poi criticato l'esclusione dell'Iran dai colloqui che avranno luogo sabato, accusando gli Stati Uniti di aver usato “due pesi e due misure” nei confronti di Teheran.
La situazione in Medio Oriente è precipitata qualche giorno fa, quando un caccia turco è stato abbattuto dalla contraerea siriana. Anche se secondo alcune fonti il velivolo si sarebbe trovato effettivamente in territorio siriano, i rapporti tra Damasco tra e Ankara, una volta alleate, si stanno facendo sempre più tesi.





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