I populisti non sfondano: perché Salvini non ha vinto (in Europa)

Ora Matteo Salvini, forte della vittoria in Italia e del ruolo governativo della Lega in casa, può diventare la guida dell’opposizione in Parlamento ma non ha i numeri per entrare in una eventuale maggioranza con i popolari e guidare l'Ue per i prossimi 5 anni

Cosa succede ora dopo le Elezioni Europee? Chi ha avuto la maggioranza? Quali strategie si attueranno nei prossimi tempi?

Pur avendo stravinto le elezioni in patria, il successo casalingo non basterà a Matteo Salvini per realizzare il progetto di maggioranza di centrodestra capace di unire popolari, conservatori e sovranisti, per guidare l’Ue per i prossimi cinque anni. Nello stesso paradosso è incappata anche Marine Le Pen.

Con oltre un terzo dei voti presi da Nord a Sud in Italia e con i suoi 28/29 seggi al Parlamento europeo, la Lega diventa di diritto uno dei soggetti politici di peso in Europa. Tanto più per il ruolo governativo del Carroccio. Guardando all'Enf, il gruppo parlamentare dei sovranisti, poi, Salvini ha scavalcato il Rassemblement national di Le Pen (23 seggi conquistati, come il partito di Emmanuel Macron) e potrà rivendicarne la guida. Insieme, il leader del Carroccio e l'alleata francese controllano 51/52 deputati sui 72 circa che dovrebbero comporre l'intero gruppo.

Perché Salvini non ha vinto. In Europa

Ma, come ricostruisce Dario Prestigiacomo su Europa Today, qui è il primo punto di debolezza di Salvini e Le Pen: il resto del fronte sovranista non ha sfondato. In Germania, l'Afd ha interrotto la sua corsa, fermandosi a 11 seggi. Il dato del Belgio, dove i fiamminghi del Vlaams belang hanno ottenuto un deciso exploit garantendosi 3 seggi, è controbilanciato dalla débâcle dell'olandese Geert Wilders, rimasto fuori dal Parlamento. Altri 3 seggi li hanno ottenuti gli austriaci del Fpo. Il resto se lo dovrebbero dividere finlandesi, estoni e danesi.

Per quanto riguarda il futuro assetto dell’Enf, stando alle parole dello stesso Salvini, il gruppo potrebbe abbracciare al suo interno il Brexit party di Nigel Farage e i suoi 29 eurodeputati. Si tratterebbe di uno sgarbo non da poco a quello che è ancora (salvo notizie dell'ultima ora) il suo alleato di governo, il Movimento 5 stelle. Che con Farage ha trascorso gli ultimi 5 anni al Parlamento e di cui oggi sembra avere ancor più bisogno per mantenere in vita il suo gruppo Ue, l'Efdd.

Elezioni europee, i risultati negli altri paesi dell'Ue: cosa cambia ora 

Con il leader del Brexit party, Salvini potrebbe superare la cifra non sono simbolica di 100 eurodeputati. Pattuglia che potrebbe crescere ancora qualora Viktor Orban dovesse dire addio al Ppe e abbracciare l'Enf con i suoi 13 parlamentari ungheresi di Fidezs. In questa ipotesi, l'Enf sarebbe addirittura il terzo gruppo politico dell'emiciclo, superando i liberali di Macron. Ma il dato, eclatante senza dubbio, non basterebbe a Salvini per proporsi come stampella sovranista di un governo europeo di centrodestra.

Europee, quale maggioranza è possibile?

Al netto di quello che faranno i popolari, ancora oggi prima forza politica in Europa, bisognerà convincere i conservatori dell'Ecr, che hanno già detto chiaramente di non essere interessati a stringere accordi di questo tipo con l'Enf. Anche se cambiassero idea, non sarà facile tenere insieme nazionalisti polacchi e tedeschi, o le posizioni pro-Russia di alcuni partiti dell'Enf con quelle decisamente russofobe di pezzi importanti dei conservatori.

A ogni modo, volendo aggiungere l'Ecr in una possibile grande alleanza europea di centrodestra, ci sarebbero altri 57 deputati. In totale, la coalizione Ppe-sovranisti-conservatori raggiungerebbe circa 340 seggi. La maggioranza minima per governare il Parlamento è 376 deputati. Una soglia impossibile, anche nei sogni più spinti dei tifosi della destra europea.

Quello che attende la Lega, semmai, è la guida del primo fronte di opposizione. Un successo senza dubbio, rispetto a pochi anni fa. E questo potrebbe consentire a Salvini di poter entrare nella stanza dei bottoni del potere europeo per rivendicare qualche poltrona. Al Parlamento come in Commissione. 

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