Tozzi:“Sistemare la rete idrica costerebbe 50 miliardi”

Il geologo, anche noto volto televisivo, in occasione della Giornata Internazionale dell’Acqua, ha raccontato a Earth Day Italia come si potrebbe ridurre lo spreco dell’oro blu. E anche il perché non si attua

Si celebra oggi la Giornata Internazionale dell'Acqua. Un omaggio alla risorsa più importante per la sopravvivenza del Pianeta. Si pensa che sia scarsa, ma “Di acqua a disposizione per gli uomini sulla Terra ce ne sarebbe in abbondanza, il problema è che la usiamo male ed è malamente distribuita”. E il settore agricolo è il primo colpevole dello spreco idrico. Abbiamo approfondito l’argomento con il noto geologo, primo ricercatore del CNR, Mario Tozzi.  

Ieri si è celebrata la Giornata Mondiale dell'acqua. Sappiamo che è una risorsa da non considerare mai per scontata. Ma si continua a sprecarla. Da dove proviene lo sperpero maggiore?
Di acqua a disposizione per gli uomini sulla Terra ce ne sarebbe in abbondanza, il problema è che la usiamo male ed è malamente distribuita ed è vero anche che ne sprechiamo parecchia. Lo spreco maggiore avviene soprattutto in agricoltura, più che tra le mura domestiche.
Ormai si sono affermati alcuni concetti sul risparmio idrico in casa, per esempio lavarsi i denti con l'acqua contenuta in un bicchiere, farsi la barba tappando il lavandino senza far correre l'acqua. Si parla, però, del 18-20% del consumo totale, mentre quasi il 50% è quello agricolo. L'acqua in agricoltura costa molto poco: è lì che viene sprecata, perché nessuno si sogna di risparmiare qualcosa che costa qualche centesimo. Il consumo si annida lì, ma anche nel settore industriale non è esente: molti beni di consumo industriale nascondo un eccessivo utilizzo d'acqua per essere prodotti; basti pensare che un wafer di silicio da 6 pollici, ha bisogno di 20mila litri di acqua per essere fabbricato, un po' troppo.

Quanto è vecchia la nostra rete idrica, le tubature italiane sono ancora dei colabrodo?
La media di perdita è circa la metà. Bisogna però considerare che quando si perde lungo percorso dell'acquedotto finisce nel terreno e poi ritorna in falda, quindi non è effettivamente persa. Un Paese moderno dovrebbe avere delle condutture attrezzate, ma rimettere a posto la rete degli acquedotti, ha un costo tra 40 e 50 miliardi di euro, una spesa che difficilmente si affronterà.

Il cittadino attento fatica, a casa, per  risparmiare un litro d'acqua, ma per quel litro se ne perdono altri in agricoltura, industria e acquedotti…

Dentro casa l'acqua costa 1 o 2 euro al massimo, 3 ogni mille litri, abbastanza poco. Sarebbe stato difficile risparmiare se non ci fosse stata una campagna di orientamento e di sensibilizzazione pubblica. La stessa cosa andrebbe fatta per l'agricoltura e per l'industria. Dovremmo, come consumatori, poter scegliere i prodotti per cui si è impiegata meno acqua, se fosse segnalato sull'etichetta quanti litri è costata la mia maglietta di cotone a partire dal campo di cotone che è stato coltivato per farla, forse potremmo orientarci e dire: “scelgo a parità di qualità, che sarà sicuramente la stessa, quello che ha consumato meno acqua”. Ci vorrebbe più informazione!

Quindi manca informazione e consapevolezza?

Un problema tipico di questi consumi che ci sembrano normali. È vero che il litro non sprecato in Italia non è il litro recuperato ai margini del deserto del Sara, ma potrebbe permettere di investire quei denari risparmiati in tecnologie utili o in cultura per recuperare l'acqua in quei posti in cui questa è poca. È veramente una questione culturale più che tecnologica.

Lei ha detto che gli sprechi principali derivano da agricoltura e industria. Allora quanto serve, realmente, il gesto quotidiano dedito al risparmio, come per esempio chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti o si fa la doccia?

Serve! Prima di tutto come esempio: far capire che è una pratica possibile. L'esempio è contagioso e quindi ha un valore, personale. In una società in cui dominano i prezzi ogni tanto ripristinare qualche valore non è male, una questione di esercizio personale alla buona pratica. Inoltre, se tutti risparmiamo, il risparmio sarà consistente anche da un punto di vista della sua equivalenza economica, investendo per migliorare la qualità dell'acqua oppure per portarla a quelli che non ce l'hanno. In una società fatta di uomini simili questo sarebbe un dovere.

Migliorare la qualità dell’acqua. Esiste il problema delle falde sovra sfruttate o inquinate in Italia? Quali sono i rischi per la salute?

Sovrasfruttate sono tutte le falde europee e Italiane, in particolare sono al limite dello sfruttamento quelle della Puglia: devono fare i conti con l'incuneamento dell'acqua salata (essendo una penisola fra due mari), che cerca di rientrare nei coni di emungimento dei pozzi che tirano su l'acqua dolce. O ancora nella pianura pontina, e in altre parti d'Italia, dove le colture messe al posto di quelle che c'erano un tempo, hanno portato ad abbassarsi le falde. Per garantire una migliore qualità di queste acque ci vorrebbero più controlli, quella è la cosa che manca veramente.

Per ridurre lo spreco in agricoltura e industria serve solo migliorare le tecnologie?

In agricoltura è una questione tecnologica, irrigando a sgocciolamento o a vaporizzazione si spreca molta meno acqua perché la si temporizza (prestabilire un preciso riferimento temporale per il funzionamento di un impianto, ndr) e si usa solo quella che serve. Per l'industria quei procedimenti che impiegano tanta acqua potrebbero essere fatti non dico a secco, ma quasi. Un investimento tecnologico che presuppone un sforzo culturale: la cosa più difficile da ottenere. La tecnologia è una questione di denari, di uomini e di tempo a disposizione, la cultura dipende invece dalla buona volontà e quella scarseggia di più. 

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