Il cinema ai tempi del covid, la strategia di Vision: "Film on demand aspettando di tornare in sala"

Cogliere le opportunità che si nascondono dietro ogni crisi, anche nel settore dell'intrattenimento. Ne parla su Today Laura Mirabella, direttrice marketing di Vision Distribution

Cinema chiusi per l'emergenza coronavirus

Se il presente del cinema è nero - con le sale chiuse e le produzioni ancora bloccate per l'emergenza coronavirus - il futuro non può essere più minaccioso di così, soprattutto se si riescono a cogliere importanti opportunità proprio da una crisi come questa. E' il momento di fare scelte coraggiose, al passo coi tempi, come Vision Distribution. Il lockdown non ha fermato la casa di distribuzione cinematografica, che ha lanciato i suoi film su diverse piattaforme on demand mantenendo la data di uscita. Un 'trasloco' che al momento rappresenta l'alternativa più concreta per il settore, come spiega su Today Laura Mirabella, direttrice marketing di Vision Distribution.

Dalle sale cinematografiche alle piattaforme on demand. Insieme a Lucky Red avete preso questa decisione per l'uscita del film 'D.N.A. (Decisamente Non Adatti)', una scelta importante anche se non facile.
"Il percorso di apertura alle piattaforme per Vision è iniziato ancor prima di DNA. Dalla partenza del lockdown è apparso chiaro a tutta l'industry, produttori, esercenti e distributori, che ci sarebbe stato bisogno di gestire questo periodo in modo da non perdere il contatto con il pubblico. In questo scenario, Vision si è mossa da subito per trovare un accordo con tutti i soggetti coinvolti e riuscire a fornire nuovo prodotto agli italiani, portando le nostre storie nelle loro case. E così, siamo partiti con il lancio di '7 ore per farti innamorare', prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, e poi di 'DNA', prodotto da Lucky Red. E il percorso è ancora in fieri, con altri titoli come 'Tornare' di Cristina Comencini, già presentato al Festival di Roma e prodotto da Lumière & Co. con Rai Cinema, e poi 'Favolacce', il nuovo film dei fratelli D'Innocenzo, prodotto da Pepito Produzioni e Rai Cinema, che ha vinto l'Orso d'argento per la Migliore Sceneggiatura al Festival di Berlino appena prima dell'arrivo della pandemia".

Vi siete confrontati con Lillo e Greg? Questa di 'D.N.A.' è la loro prima regia...
"La valutazione dell'opportunità di un lancio in piattaforma e della conseguente strategia di comunicazione viene sempre condivisa sia con la produzione che con i registi, come è avvenuto anche nel caso di Lillo e Greg. Crediamo che la chiave sia proprio questa, essere tutti allineati e alleati nella scelta di raggiungere il pubblico dove si trova, soprattutto in un periodo così difficile in cui l'entertainment è ancora più importante nelle vite di tutti noi, come unico mezzo di evasione. Ed i registi hanno compreso il valore di questa scelta".

Non tutte le case di distribuzione però hanno intrapreso questa strada. Una chiusura che rischia di danneggiare i film in uscita?
"In un momento così eccezionale e caratterizzato dall’incertezza, ci sono tanti elementi da mettere insieme e da valutare, e ci sono specificità diverse per ogni realtà, quindi la strada da intraprendere è dipendente da troppi fattori per essere univoca. Noi abbiamo creduto fortemente nella scelta che abbiamo operato e i risultati testimoniano che il pubblico ha capito e accolto questa opportunità, specificamente legata alle nuove regole del vivere sociale".

L'emergenza coronavirus ha messo in ginocchio il mondo del cinema. Le produzioni sono ancora bloccate e non ci sono date sulla riapertura delle sale. C'è sinergia tra voi 'addetti ai lavori' per mettere in campo strategie in grado di evitare il collasso del settore?
"L'emergenza ha colpito molti settori, sicuramente il cinema è tra i più colpiti. Ma, come in tutti i grandi stravolgimenti della storia, bisogna saper cogliere anche le opportunità che ogni crisi apre. Il cinema non morirà, perché la magia che può regalare l'esperienza in sala è insostituibile. Piuttosto, dovremo trovare tutti insieme, come già stiamo facendo, nuovi equilibri, in cui ogni prodotto possa trovare una sua dimensione, anche di schermo".

Si avvicina l'estate. I 'drive in' possono essere un'altra soluzione concreta?
"I drive-in sono parte della memoria collettiva e sono nel cuore di molti di noi, ricordando un'epoca d'oro per il cinema. Possono quindi rappresentare un bel momento di passaggio per l’estate che ci vedrà ancora limitati dal distanziamento sociale. La difficoltà di reperire spazi adattabili a questo tipo di soluzione e i costi relativi non consentono, però, di pensare che possano essere una soluzione tout court".

Nella Fase 2 cinema e teatri non sono contemplati, almeno per il momento. Il rischio di non aprire più, per molte sale, è altissimo. Questa è anche un'emergenza culturale, oltre che economica?
"Gli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo saranno sicuramente diversi e probabilmente si protrarranno nel tempo. La responsabilità che sentiamo come realtà che opera nel settore cultura è proprio quella di limitare il più possibile gli effetti dello stato di emergenza. Cerchiamo quindi di fare la nostra parte, continuando a offrire film di qualità laddove è possibile, quindi sulle piattaforme on demand. L’epoca in cui viviamo ci offre strumenti alternativi, che vediamo come un’opportunità piuttosto che come una minaccia, in attesa di tornare a proporre i nostri film lì dove sono destinati per nascita, al cinema".

Quale futuro per il cinema?
"La sala resta un luogo che può regalare emozioni uniche e offre un’esperienza collettiva insostituibile. Partendo da questo presupposto, sarà importante pensare per ogni prodotto il percorso migliore, continuando a difendere la sala rispetto agli sfruttamenti successivi, ma aprendo, laddove possibile, ad una fruttuosa convivenza di strumenti e di canali di fruizione dell'audiovisivo, per far sì che il pubblico resti dalla parte del cinema".

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