La protesta dei negozi di lusso: "Senza aiuti non riapriamo"

In centinaia in piazza a Roma per chiedere al Governo risposte serie. A richio posti di lavoro e intere attività commerciali

I commercianti in piazza a Roma, foto @Ansa

Aiuti che tardano ad arrivare, un lockdown che ha pesato molto per le casse - vuote - dei negozi negli ultimi due mesi e che rischia di non far rialzare le saracinesce a molte attività commerciali, soprattutto nel settore del lusso. Centinaia di commercianti della moda e non solo si sono trovati martedì mattina a piazza di Spagna, a Roma, per far sentire la loro voce. 

"Senza aiuti da parte del governo, il 18 maggio non potremo riaprire", si legge sui manifesti esposti dai partecipanti al presidio che ha percorso la scalinata di Trinità dei Monti: "E migliaia di dipendenti sono a rischio", aggiungono i protagonisti dell'economia del Tridente, la zona di pregio della Capitale, facendosi portavoce dei colleghi di tutta Italia. "I commercianti stanno cercando di mostrare a tutti che il governo non è abbastanza vicino. Parliamo della spina produttiva della città, persone e imprenditori che investono milioni e milioni di euro e soprattutto tempo ed energie per costruire una capitale sempre migliore ed è giusto che l'esecutivo faccia un passo verso di loro", ha dichiarato Raffaele Rubin, founder e partner di Josas Immobiliare, società leader specialista del retail.

"Sono diversi i temi da far emergere: dalla cassa integrazione ancora non arrivata ai dipendenti ai contributi insufficienti, se non quando inesistenti, agli affitti dei locali commerciali alle grandi difficoltà di ottenere i prestiti garantiti dallo Stato - riporta ancora l'Adnkronos - Purtroppo con questi presupposti e senza garanzie di sostegno il 18 maggio molti commercianti non apriranno le serrande delle loro attività", avverte.

I negozianti: "Costretti a licenziare se lo Stato non ci aiuta"

"Il primo punto urgente su cui insistiamo è la decontribuzione totale per quanto riguarda i nostri dipendenti, i quali sono il nostro patrimonio. Abbiamo costruito aziende solide e forti ma se lo stato non ci aiuta su questo punto saremo costretti a licenziare", spiega Daniele Raccah, amministratore delegato e fondatore di Dan John, capofila dell'appuntamento in piazza. "Piuttosto che cassa integrazione o reddito di cittadinanza - dice - sarà meglio finanziare le imprese, questo farà circolare davvero tutto il sistema produttivo. Secondo, finanziamenti bancari: conosco moltissimi imprenditori in Italia e a oggi nessuno di noi ha ricevuto neanche un euro dallo Stato, nonostante la garanzia al 90% attraverso il mediocredito centrale. Ci sono degli intoppi e noi chiediamo che le procedure si sveltiscano, con reali investimenti a tasso agevolato o addirittura a tasso zero per almeno 10 anni. E' necessario anche rimuovere le Ztl dal centro storico per dare modo ai cittadini di accedere liberamente per compensare la riduzione di flusso turistico".

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