Una rete di donne solidali contro le violenze

Oltre 50 realtà tra associazioni, gruppi di auto mutuo aiuto, centri antiviolenza, case rifugio, professioniste, donne uscite dalla violenza e parenti di vittime di femminicidio compongono la fitta rete di “antenne” in tutta Italia di Reama, rete per l'empowerment e l'auto mutuo auto femminile di Pangea

foto di repertorio Ansa

Il fenomeno della violenza sulle donne in Italia è ampio e diffuso. Ce lo dicono i recenti fatti di cronaca nera. Per non parlare poi della fredda crudezza dei numeri: secondo i dati di una ricerca ISTAT, sono 6 milioni e 788 mila le donne che in Italia hanno subìto nel corso della vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% tra i 16 e i 70 anni: nel 20,2% dei casi si è trattato di violenza fisica, nel 21% di violenza sessuale, nel 5,4% di stupri e tentati stupri. In Italia, sono 652 mila le donne che sono state violentate e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Ma c'è anche la violenza psicologica: le continue umiliazioni. Quella economica: la dipendenza. E poi c'è la violenza assistita, quella che i figli sono costretti a vedere ogni giorni in famiglia.

Reama, una rete di donne solidali contro le violenze

Per combatterla oltre cinquanta realtà tra associazioni, gruppi di auto mutuo aiuto, centri antiviolenza, case rifugio, professioniste, donne uscite dalla violenza e parenti di vittime di femminicidio si sono unite per creare una rete di "antenne" in tutta Italia, per far conoscere e applicare la Convenzione di Istanbul. E' Reama, la rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto per le donne che subiscono violenza e per i loro figli, nata dall'impegno Fondazione Pangea Onlus con il sostegno di Fondazione Just Italia e presentata oggi alla Casa Internazionale delle donne di Roma.

"Mi ha picchiato e chiuso nel bagagliaio: ero una cosa sua. Ora lotto per le altre donne"

"Mentre si sfaldano le collettività e prevale la soggettività, iniziative come questa di sforzi comuni sono fondamentali", dice Francesca Koch, presidente della Casa di via della Lungara. "C'è un movimento di persone che vuole tornare indietro per ricostruire un ordine naturale che non è mai esistito. C'è una grossa lobby che cerca di lavorare sul ritorno indietro dei diritti per le donne per preservare l'affermazione del potere maschile", commenta Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea, sottolineando il focus di Reama: l'empowerment economico delle donne insieme alle azioni di prevenzione delle violenze e protezione delle donne, anche con il coinvolgimento attivo di quelle che sono state vittime di violenza e che oggi lavorano per aiutare altre ad uscire da quella spirale

Una risposta concreta: la testimonianza di Damiano, fratello di una donna uccisa

"Il 9 luglio 2013 mia sorella Tiziana è stata uccisa dal marito. Subito dopo quella tragedia, è stato molto difficile capire cosa fare", racconta Damiano a Today. "Pangea per noi ha rappresentato un approdo e la possibilità sia nell'immediato sia ancora oggi, a distanza di cinque anni, di poter permettere prima di tutto a mia sorella di difendersi all'interno di un processo, ma anche a suo figlio, minorenne, di poter far parte di quel processo e veder difesi i propri diritti, attraverso la possiblità di pagare gli avvocati, attivare percorsi di psicoterapia. Grazie a loro è stato anche possibile creare un centro, che si chiama 'Tiziana vive' e che ha dato possibilità a diverse donne di abbandonare il compagno violento e ricostruirsi una vita, grazie al supporto psicologico e legale". Si tratta di una "piccola grande storia, che io vivo sia come fratello di una donna uccisa sia come come uomo costretto in qualche modo a ragionare su questo fenomeno, a raccontare questa storia a tante amiche ed amici che hanno visto in Pangea una concreta possibilità di aiuto". 

L'impegno per l'applicazione della convenzione di Istanbul

"L'idea - dice Lanzoni - è stata quella di mettere insieme tante realtà per creare una rete che ha l'obiettivo di mettere in atto concretamente la convenzione di Istanbul", entrata in vigore nel 2014: si tratta del primo strumento internazionale, giuridicamente vincolante per l'Italia, che definisce un quadro giuridico completo sulle forme di violenza basata sul genere, riconoscendo la violenza sulle donne come una vera e propria violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione che le colpisce in maniera sproporzionata proprio perché donne. 

In Reama ci sono professionalità diverse che si uniscono per aiutare le vittime di violenza e i loro figli, sostenendo le donne nel percorso di empowerment verso l'uscita dalle situazione di violenza attraverso una rete di scambio e sinergie, dalla prevenzione della violenza di genere al sostegno delle vittime durante le investigazioni e nel percorso giudiziario, fino all'attività di sensibilizzazione dell'opinone pubblica.

Violenza sulle donne, istruzione e lavoro non bastano: "Serve l'indipendenza economica" 

Per fare questo Reama può contare, oltre che sulla rete delle “Antenne”, sul Comitato Scientifico, sul Gruppo Giuridico, ovvero una rete nazionale di avvocate professionalizzate sulla violenza, che fanno gratuito patrocinio, per l’analisi di casi complessi e la produzione di materiali giurisprudenziali e sul Coordinamento nazionale che cura il lavoro con le istituzioni, la comunicazione, l’orientamento delle donne alle antenne territoriali. Sono a disposizione poi uno sportello antiviolenza online e uno specifico sulla violenza economica - Mia Economia –  per sostenere le donne che vivono o hanno vissuto una condizione di violenza economica e aiutarle gratuitamente ad analizzare il debito o, se possibile, a rinegoziarlo.

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Reama mette a disposizione anche un piccolo Fondo vittime, ovvero un piccolo sostegno economico alle donne sopravvissute alla violenza, ai loro figli/e o ai loro familiari come spinta per “rincominciare” e organizza seminari di Formazione – informazione comune per approfondire temi ed esperienze in uno scambio reciproco di saperi, metodologie e buone pratiche.     

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