Crack Mps, Renzi e Draghi finiscono in Tribunale al processo contro Mussari

L'ex presidente del consiglio Matteo Renzi e l'attuale presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi figurano tra i testimoni nel processo in cui è imputato l'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari: le accuse sono di falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza

MILANO - Nelle liste dei testimoni depositate alla prima udienza del processo Mps in cui è imputato l'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari spiccano, tra gli altri, i nomi dell'ex presidente del consiglio Matteo Renzi, dell'attuale presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi e dell'amministratore delegato di Rocca Salimbeni Marco Morelli.

Nomi di spicco che danno benzina al Movimento 5 Stelle con il deputato Alessandro di Battista che punta il dito contro le responsabilità (da appurare ndr) di Pd e Bankitalia: "Ci auguriamo di andare al voto il prima possibile per nazionalizzare Mps", ha aggiunto. 

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Saranno i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano a stabilire se accogliere le richieste delle parti, difese e risparmiatori, di sentirli. Il primo ottobre scorso dal gup di Milano, Livio Cristofano, ha mandato a processo 16 imputati tra cui gli ex vertici della banca senese Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri e, in qualità di enti, Nomura International Plc, Deutsche Bank AG e la sua filiale londinese. Le accuse, a vario titolo, sono di falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza.

Al centro del dibattimeno le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, sul prestito ibrido Fresh e sulla cartolarizzazione Chianti Classico. Operazioni, attraverso le quali, secondo l'accusa, sarebbero stati indicati centinaia di milioni di euro di utili, mai prodotti effettivamente. E allo stesso tempo sarebbero state occultate perdite miliardarie con dati di bilancio truccati per oltre 2 miliardi di euro.

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I legali dei risparmiatori chiedono che Bankitalia e Consob "siano escluse dalle parti civili". Fuori dall'aula, poco prima dell'inizio dell'udienza davanti alla seconda sezione penale, Paolo Emilio Falaschi, avvocato senese che rappresenta un'ottantina di risparmiatori, anticipa la sua strategia processuale: "Bankitalia e Consob, quando autorizzarono l'acquisto di Antonveneta da parte di Mps, sapevano che il prezzo non sarebbe stato di 9 miliardi ma che sarebbe lievitato per la restituzione agli olandesi di Antonveneta di un prezzo iniziale di 7,5 miliardi lievitato poi a 17 mld". Per il legale è loro "il peccato originale del disastro di Mps.

L'avvocato Sergio Calvetti, che rappresenta circa 450 risparmiatori, chiederà ai giudici la citazione di responsabili civili a carico di Deutsche Bank, Nomura e della stessa Mps. 

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