Rimpatri veloci solo verso paesi sicuri, ma sui migranti il governo soffre di "annuncite"

Il nuovo decreto Di Maio per rimpatriare gli immigrati clandestini in un tempo massimo di quattro mesi è molto simile all'annuncio dell'abolizione della povertà. Il problema è alla base: senza una modalità di accesso legale, l'illegalità è inevitabile

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio durante la conferenza stampa di presentazione alla Farnesina del decreto sui migranti, Roma, 4 ottobre 2019. ANSA/ RICCARDO ANTIMIANI

"Vogliamoci bene" ma "tengo famiglia": potrebbe essere riassunto così l'approccio del governo sul tema dei migranti. La citazione è del capo della polizia Gabrielli, ma occorre fare un passo indietro per capire la corsa all'annuncio cui fanno ricorso gli esecutivi nella gestione di un problema sì complesso, ma incancrenito dal bizantinismo romano. 

Il nuovo decreto Di Maio per rimpatriare gli immigrati clandestini appare molto simile all'annuncio dell'abolizione della povertà pronunciato dal balcone di palazzo Chigi con l'introduzione del reddito di cittadinanza. Un annuncio forse troppo sbrigativo e "urlato" come risolutore, ma che non affronta (né risolve) il problema nella sua complessità e interezza. Ma andiamo per gradi. 

Se l'immigrazione è da mesi al centro dell'agenda politica nel suo connubio con la richiesta di sicurezza, i dati che vengono snocciolati dal Governo parlano di una situazione che - per quanto riguarda i rimpatri degli immigrati irregolari - è peggiorata proprio quando al Viminale sedeva Matteo Salvini.

Migranti, con Salvini crollati i rimpatri 

Con il leader leghista i rimpatri sono crollati di un terzo: i rimpatri forzati sono stati complessivamente 6.514 nel 2017, 6.820 nel 2018 e 5.261 nel 2019; i rimpatri volontari assistiti sono stati invece 869 nel 2017, 1.161 nel 2018 e 200 nel 2019.

Oggi il ministro Di Maio ha presentato un nuovo decreto interministeriale per rimpatriare gli immigrati clandestini in un tempo massimo di quattro mesi. Sono 13 i Paesi inseriti nel nuovo decreto del governo per i quali si accorciano le procedure per i rimpatri dei migranti annunciato dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Nel decreto Di Maio rimpatri veloci solo per un terzo degli arrivi

Il decreto ‘rimpatri sicuri’ prevede che si velocizzino i rimpatri verso 13 paesi definiti sicuri da cui provengono un terzo degli oltre 7mila extracomunitari arrivati in Italia da gennaio 2019. I Paesi che figurano in questo decreto sono stati individuati dal lavoro congiunto del ministero degli Esteri, dell’Interno e della Giustizia.

I paesi che l'Italia considera sicuri sono: Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Capoverde, Kosovo, Ghana, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina.

"Per molte di queste persone dobbiamo attendere due anni e questo ha bloccato i meccanismi di rimpatrio" ha specificato il ministro degli Esteri spiegando che si tratta "di un primo step".

"Nei prossimi giorni implementiamo il Fondo rimpatri volontari, che dovrà superare i 50 milioni di euro, che serve come base agli accordi coi Paesi terzi che manifestano la volontà di rimpatriare”.

Come si vede oltre alla Libia neppure l'Egitto compare nella lista. Proprio oggi Amnesty International ha denunciato come dal 20 settembre le autorità de Il Cairo abbiano arrestato oltre duemila persone nell'ambito della più ampia campagna repressiva dalla salita al potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi. 

Migranti, l'accordo beffa sulla redistribuzione dei migranti

Poco o niente inoltre è stato annunciato per fermare le partenze. Il ministro Di Maio si è detto in disaccordo col meccanismo dei ricollocamenti: "Se si viene a sapere che non solo puoi arrivare in italia, ma con la redistribuzione puoi arrivare in Francia, è chiaro che si crea un fattore di pull-factor".

Come ricorda il senatore della Lega Calderoli il recente patto di Malta sulla redistribuzione dei migranti è stato sottoscritto da appena quattro Paesi ed è peraltro non vincolante.

"Il problema certo è rimpatriare i migranti, ma la vera soluzione resta quella di non farli arrivare e era questa la politica intrapresa dal ministro Salvini, che aveva fatto calare gli sbarchi di oltre il 90%"

Rimpatri, i dati dell'immigrazione in Italia

Secondo gli ultimi dati del ministero dell'interno dal 1 gennaio 2019 al 4 ottobre 2019 sono arrivati in Italia 7.896 migranti. Se comparati con i dati riferiti allo stesso periodo dell'anno 2017 risulta un calo del -92,61% e del -62,61% rispetto al 2018.

Tuttavia se ci focalizziamo sull'ultimo mese sono ben 2.500 gli arrivi, contro gli appena 947 registrati a settembre 2018. Inoltre solo negli ultimi 7 giorni sono stati registrati ben 809 sbarchi.

Il problema è tuttavia alla base come ricordato anche il capo della Polizia Franco Gabrielli: "Non c'è una modalità di accesso legale e tutto questo produce quelle forme di illegalità che sono inevitabili".

"Fino a che il nostro paese continuerà a gestire questo fenomeno nell'ambivalenza di un approccio 'vogliamoci bene, tengo famiglia' e non in un approccio che abbia una prospettiva strutturale, io credo che noi continueremo ad alimentare anche e non solo una percezione di insicurezza nei territori. Perché quando tu non intraprendi percorsi di integrazione è ovvio che poi lasci il problema appeso".

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