Coronavirus, il primario Pesenti: "Vedo aumentare un po' il numero di malati 40-50enni"

L'intervista del Corriere della Sera ad Antonio Pesenti, primario di anestesia al Policlinico di Milano: "Le mascherine servono. Anche quelle per così dire artigianali, casalinghe"

Personale sanitario del reparto Covid del Policlinico di Milano posa per una foto tenendo in mano alcuni cartoncini che riproducono la scritta "#stateacasa", 22 marzo 2020. Foto Ansa

Il professor Antonio Pesenti è il direttore dell'Unità operativa complessa di Anestesia ed Emergenze del Policlinico di Milano. In un'intervista al Corriere della Sera invita alla prudenza sulle valutazioni dei numeri sui ricoveri nelle terapie intensive negli ospedali della Lombardia in calo negli ultimi due giorni. "Due giorni di calo possono significare molte cose. Anche, semplicemente, che siamo in una fase dove i malati sono meno gravi. Oppure che la situazione è quantomeno stabile. Lo capiremo tra qualche giorno", dice intervistato da Cesare Giuzzi.

Il professore, poi, segnala un "trend" nuovo nell'emergenza degli ultimi giorni: "Non abbiamo ancora statistiche, la mia è un'impressione. Ma vedo aumentare un po' il numero dei 40-50enni. E' come se in una prima fase il virus avesse selezionato prima i più fragili".

In Lombardia si dovrà andare in giro, a partire da domenica 5 aprile, indossando la mascherina o comunque con una protezione su naso e bocca "per proteggere se stessi e gli altri". E' quanto prevede la nuova ordinanza del governatore Attilio Fontana. L'obbligo resterà in vigore almeno fino al prossimo 13 aprile. Sulle mascherine il professor Pesenti è categorico: "Io dico che le mascherine servono. Anche quelle per così dire artigianali, casalinghe...".

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Queste le sue parole al Corsera: "Indossarle significa proteggere gli altri da un eventuale contagio. Non servono tanto a proteggere se stessi, ma a evitare di infettare altri. Anche una protezione blanda funziona. Ma è fondamentale restare a casa, la cosa più importante. Se la gente molla i freni torniamo nel guano".

Fonte: Corriere della Sera →

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