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Arriva Simoitel, il registro dei cattivi pagatori nella telefonia: come difendersi

Il rapporto tra aziende telefoniche e utenti sembra davvero non avere pace: è operativo dal 18 marzo scorso, infatti, Simoitel il registro dei cattivi pagatori nella telefonia (acronimo che sta per “Sistema Informativo sulle morosità Intenzionali nel settore della telefonia”). E’ l’ultima trovata degli operatori per trarre vantaggio da un mercato che assomiglia sempre di più ad una giungla nella quale a farne le spese, come è ovvio, sono i consumatori.

Come funziona Simoitel? Si tratta di un elenco nel quale dovrebbero essere individuati i clienti che, approfittando della facile portabilità del numero  telefonico verso nuovi operatori, lasciano la vecchia compagnia “furbescamente” e cioè senza pagare i conti in sospeso e magari trattenendo lo smartphone abbinato al piano tariffario.

Le intenzioni di questo registro dei cattivi pagatori nella telefonia sembrerebbero quindi del tutto apprezzabili: come associazione dei consumatori è ovvio che non possiamo che censurare i comportamenti speculativi di quei (pochi) consumatori che passano le loro giornate a migrare da un operatore all’altro lasciando le bollette insolute. Insomma, nessuno discute la ratio di Simoitel, che è quella di evitare alle aziende di doverci rimettere dei quattrini per colpa di chi passa allegramente da un operatore all’altro senza saldare i debiti (anche perché questa situazione ricadrebbe alla lunga sulla collettività che si vedrebbe alzare i prezzi).

Ed allora perché, con l’Unione Nazionale Consumatori siamo così critici verso questa iniziativa di Asstel (l’associazione che riunisce gli operatori della telefonia), nonostante le buone intenzioni? Perché ci sembra evidente il rischio che questa procedura si presti -come spesso accaduto in passato- alle furbizie delle Compagnie. Da un lato, non possiamo che essere preoccupati del proliferare di nuove black-list ad uso e consumo delle aziende: c’è la possibilità che queste liste di cattivi pagatori siano utilizzate per fare indebite pressioni sui consumatori o ancor peggio per avere un vasto elenco di persone verso i quali poter aumentare i prezzi delle tariffe.

Di tutto ciò è ben consapevole il Garante della Privacy che infatti è intervenuto sul Simoitel per definire alcuni “paletti” necessari ad evitare strumentalizzazioni: i criteri previsti dal Garante sono in effetti stringenti e dovrebbero evitare, almeno nelle intenzioni, il rischio di mettere nel calderone anche qualche malcapitato che è semplicemente in ritardo con il pagamento di una bolletta (magari per colpa di Poste Italiane che l’ha recapitata in ritardo) o peggio non sta pagando perché ha contestato alcuni costi addebitati ingiustamente.

Si prevede infatti, che per l’iscrizione nella banca dati ricorrano alcune condizioni:  il recesso dal contratto dovrà essere avvenuto da non meno di tre mesi (tempo ritenuto idoneo per saldare eventuali posizioni pendenti); l’importo dell’insoluto deve ammontare ad almeno 150 euro; le fatture non pagate devono riguardare i primi sei mesi di contratto. Infine, non si può iscrivere un consumatore che ha altri rapporti contrattuali in abbonamento attivi e regolari nei confronti dello stesso operatore. Tutte regole assolutamente condivisibili (si pensi che, a fronte del pagamento del debito, la banca dati è obbligata a cancellare il nominativo del moroso entro una settimana), ma che andranno rispettate per evitare che Simoitel, il registro dei cattivi pagatori nella telefonia, diventi una catastrofe per la collettività dei consumatori.

Perché questo scetticismo? Perché riceviamo ogni anno decine di migliaia di reclami agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori e sappiamo ormai come si comportano le Telco. E non sono solo sospetti: la scorrettezza di questo settore è stata già certificata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che la scorsa estate ha sanzionato Tim, Vodafone e Wind Tre proprio per pratiche commerciali scorrette riguardanti il Simoitel: sebbene il registro dei cattivi pagatori della telefonia non fosse ancora attivo, gli operatori erano soliti minacciare gli utenti di iscriverli alla banca dati prefigurando -pensate un po’- problemi con il mutuo pur di spingerli a saldare debiti ed importi insoluti di entità più o meno cospicua.

Se a ciò aggiungiamo che a gestire il sistema sarà il Crif, che oggi è la centrale operativa che si occupa dei cattivi pagatori, e che le compagnie telefoniche hanno ottenuto, grazie ad una intensa attività di lobby parlamentare, una legge che consente loro di accedere proprio ai dati delle sofferenze dei mutui, ecco che si aprono scenari decisamente preoccupanti. Ci avviciniamo ad una schedatura di massa (una sorta di “scoring”, il rating sociale di cui ho già parlato qui) che al giorno d’oggi, nella società dei dati, è il più grande pericolo che viviamo tutti noi!

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Ultima informazione: per tutti i clienti iscritti al Simoitel, il registro dei cattivi pagatori nella telefonia, sarà sempre comunque possibile richiedere una prepagata! Ed allora si affaccia un altro dubbio: forse le compagnie (almeno per alcune categorie di clienti) hanno l’obiettivo di spostare i contratti in questa direzione? 

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Attenzione Agli Acquisti: tutto quello che i consumatori non devono fare quando decidono di comprare qualcosa. Dal supermercato all'e-commerce, passando da bollette impazzite e prodotti difettosi: mai credere alla pubblicità e mai rassegnarsi. Parola del Presidente dell'Unione Nazionale Consumatori

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