Libia libera 350 migranti del centro bombardato e accusa (senza prove) le Ong

La liberazione dei sopravvissuti al bombardamento di Tajoura in cui sono morte 53 persone è stata confermata dall'Unhcr. Nonostante sia stato più volte smentito dai dati, la Guardia costiera libica torna a parlare del presunto pull factor delle Ong

Il centro di detenzione bombardato di Tajoura (Tripoli), 8 luglio 2019. Dopo il bombardamento i migranti si rifiutavano di entrare nelle altre strutture messe a loro disposizione e dormivano per strada. ANSA/ZUHAIR ABUSREWIL

Il governo libico ha liberato 350 migranti del centro profughi bombardato: erano rinchiusi nel centro di detenzione di Tajoura, quello colpito la settimana scorsa da un raid dell'aviazione del generale Khalifa Haftar causando 53 morti. La liberazione dei sopravvissuti viene segnalata e di fatto confermata da un tweet della sezione libica dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). "Ringraziamo il ministero dell'Interno libico per il rilascio odierno dei rifugiati e migranti dal centro di detenzione di Tajoura", si afferma nel tweet dell'Unhcr. "350 persone erano ancora a rischio a Tajoura e ora sono libere. L'Unhcr fornirà assistenza", viene aggiunto.

La tensione nel centro era oltre il livello di guardia. Erano 365 i migranti del centro di detenzione bombardato la scorsa settimana nel sobborgo di Tajoura a est di Tripoli che avevano iniziato uno sciopero della fame per chiedere di essere portati fuori dalla Libia. I migranti chiedevano all'Onu di avere garanzie di non finire nuovamente sotto attacco. Dal momento del raid, i migranti e i rifugiati che si trovavano nel centro di detenzione si erano comprensibilmente rifiutati di dormire al suo interno, e non volevano essere trasferiti in un altro centro di detenzione. L'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, l'Ocha, ha riferito che 53 persone sono morte e altre 130 sono rimaste ferite nel centro di detenzione colpito da due raid aerei.

Guardia costiera libica contro le Ong: "Sono fattore attrazione"

Nonostante sia stato più volte smentito dai dati, la Guardia costiera libica torna a parlare del presunto pull factor delle Ong: "I nostri sforzi servono, siamo in grado di rispettare gli accordi con il vostro governo" ha detto al Messaggero, il capo della Guardia costiera di Tripoli, ammiraglio Abdalla Tumia, che difende l'operato dei suoi uomini, sottolineando che "dall'inizio dell'anno sono arrivati in Italia meno di 3mila migranti dalla Libia". 

Secondo Tumia la chiusura dei centri di detenzione dei migranti, annunciata dal governo di Tripoli dopo il bombardamento del  centro di Tajoura, non influirà sulle partenze - "le persone nei  compound sono circa 7mila, ma ce ne sono dieci volte di più all'esterno" - mentre invece le Ong "offrono sicuramente un effetto  calamita". "La presenza delle navi delle Ong è un fattore - afferma-  attraverso la mia esperienza, la ragione principale dell'aumento dei flussi migratori ha una forte relazione con l'attività delle Ong... quando le Ong si avvicinavano alla Libia a soli 15 miglia, questo incoraggiava i migranti a partire e i trafficanti a mettere i barconi in mare". "Le Ong ostacolano il nostro lavoro e incoraggiano i migranti", sostiene Tumia. Dichiarazioni che si scontrano con la realtà: è falso che la presenza di Ong nel Mediterraneo spinga più migranti a partire.

Migranti, il piano di Salvini: nuovi mezzi alla Libia ed emendamenti al Decreto sicurezza 

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