Università italiane tra le migliori nel mondo: ma la sfida resta la fuga dei cervelli

L'Italia è al quarto posto in Europa e al settimo nel mondo per il numero totale di università incluse nel QS World University Rankings 2019, ma "questo risultato incoraggiante, deve però tenere conto di una sfida: la fuga di cervelli"

foto di repertorio Pixabay

La Sapienza primo ateneo al mondo per gli Studi Classici e la Storia Antica, la Bocconi ottava per quanto riguarda il Business e Management, il Politecnico di Milano tra i migliori dieci in tre discipline. Son ben 41 le università italiane inserite nel QS World University Rankings 2019, la classifica universitaria mondiale per facoltà-disciplina - stilata in base a reputazione accademica e del mercato del lavoro, citazioni per pubblicazione e produttiva della ricerca - che ha visto quest'anno migliorare la performance degli atenei nostrani. L'Italia infatti è salita al quarto posto in Europa - dietro a Regno Unito, Germania e Francia - ed è al settimo posto nel mondo. 

La migliore università del mondo resta la statunitense Harvard, seguita al Mit di Boston, secondo la classifica stilata da QS Quacquarelli Symonds, che ha confrontato le performance di 1200 univerità nel mondo in 48 materie. 

Classifica università, i risultati dell'Italia

L'unico ateneo italiano a comparire nella top 100 mondiale in tutte le cinque macroaeree della classifica - Arte e Studi Umanistici, Ingegneria e Tecnologia, Scienze Naturali, Scienze della Vita e Medicina, Science Sociali -  è l'Università di Bologna. Su cento, in tutto il mondo sono 36 le università che hanno ottenuto questo risultato e solo sette solo europee: oltre a Bologna, ci sono infatti il Politecnico di Zurigo e cinque atenei britannici (Cambridge, Oxford, Ucl, Manchester ed Edimburgo). 

L'area Scienze della vita-Medicina dell'Università italiane è la più rappresentata in questa classifica mondiale. Mentre nelle singole discipline a classificarsi sono state Fisica e Astronomia, Medicina ed Economia & Econometria. Dalle classifiche emerge però la marginalità degli atenei italiani del Sud. 

Come già detto, il Politecnico di Milano è tra i migliori dieci atenei in tre discipline: sesto in Arte & Design (anche se perde una posizione rispetto alla classifica dello scorso anno), settimo in Ingegneria civile (più due posti in classifica) e settimo in Ingegneria meccanica (più dieci posizioni in classifica) ed è undicesimo in Architettura. L'Università di Bologna è la seconda italiana rappresentata in classifica e il migliore degli atenei nazionali in quattro materie: Arte e studi umanistici, Lingue moderne, Scienze agro-forestali e Odontoiatria. L'Università di Padova è trentaseiesima al mondo in Anatomia (sebbene perda undici posizioni nel confronto mondiale). La privata Bocconi di Milano è ottava al mondo per Business & Management (+2), sedicesima in Economia (comferma) e diciottesima in Finanza (+11). Pisa è al 50esimo posto per Scienze Bibliotecarie.  Il Politecnico di Torino entra per la prima volta nella classifica di Ingegneria Mineraria.

Le città italiane con più università classificate sono Milano (7), Roma (4) e Pisa (3). Ben 18 università Italiane hanno ottenuto il riconoscimento di essere classificate tra le prime 100 per 36 distinte discipline. In totale, le università Italiane occupano 521 posizioni nella classifica. 

Le università italiane e la fuga dei cervelli

Ben Sowter, Responsabile Ricerca e Analisi di QS, ha commentato: "Questa edizione della classifica rivela una fotografia positiva per l'eccellenza accademica Italiana. Il trend è degno di nota, specialmente se consideriamo la feroce competitività globale. Per mantere le stesse posizioni, le università devono continuamente migliorare l'impatto della propria ricerca, coltivare collaborazioni accademiche internazionali e conferire lauree e titoli post-lauream che siano spendibili nel mondo del lavoro e apprezzati dai recruiter internazionali." Sowter ha aggiunto: "Questo risultato incoraggiante, deve però tenere conto di una sfida: la fuga di cervelli. L'OCSE segnala come l'Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati; per la precisione all' ottavo. Si stima che un terzo siano giovani laureati. Sebbene L'Italia spenda quasi un punto percentuale in meno (4% del PIL) rispetto alla media Europea (4.9% del PIL) per l'istruzione, il paese investe mediamente 164 mila euro per formare un laureato e 228 mila euro per un dottore di ricerca, (dati OCSE). Di questo investimento, beneficiano sempre più altri paesi. Su 521 posizioni conquistate nella nostra classifica dalle vostre università, il punteggio ottenuto dal sondaggio dei recruiterinternazionali èsuperiore a 75/100 in 105 casi. I laureati Italiani sono tenuti in alta considerazione dai recruiter internazionali e la loro propensione ad assumerli è elevata. Questo dimostra che la preparazione dei laureati italiani è competitiva. Il mio augurio è che il vostro paese preservi il ritorno sull' investimento di risorse e talento, offrendo alle attuali e alle prossime generazioni di studenti le opportunità che meritano, affinché emigrare sia una scelta elettiva e non una necessità."

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