Governo M5s-Pd, la formula senza vicepremier è il vero successo di Di Maio

L'assenza di vicepremier è di fatto un enorme favore che il Pd, non è chiaro quanto coscientemente, fa ai nuovi alleati di governo: a Palazzo Chigi al fianco di Conte c'è solo Fraccaro, l'uomo di Rousseau e della democrazia diretta, oltre che fedelissimo di Di Maio. E il capo politico M5s esce rafforzato dalla crisi anche sotto altri aspetti

Ansa

Il governo "Conte bis" c'è (qui tutti i ministri), oggi il giuramento al Quirinale. Secondo step lunedì 9 settembre, alle 10, quando si riunirà la capigruppo della Camera per definire i tempi del dibattito sulla fiducia al governo. A quanto si apprende da fonti parlamentari, il dibattito dovrebbe iniziare in aula a Montecitorio alle 11.  Ma dopo le quattro settimane più folli della storia politica recente, è già tempo di bilanci. E se c'è un "vincitore", se così si può definire, di questa particolare fase politica, è Luigi Di Maio. Proprio lui, l'ex vicepremier che con la precedente conformazione dell'esecutivo era schiacciato dal peso mediatico di Matteo Salvini, si ritrova molto più centrale di prima nello scenario politico, pur non essendo più vicepremier. Vediamo perché. 

Governo M5s-Pd, a Palazzo Chigi vicino a Conte un fedelissimo di Di Maio

La formula senza vicepremier è di fatto un enorme favore che il Pd, non è chiaro quanto coscientemente, fa ai nuovi alleati di governo. Fraccaro sottosegretario (unico) a palazzo Chigi è quanto di meglio Di Maio e Casaleggio potessero auspicare. Riccardo Fraccaro, 38 anni, è l'uomo di Rousseau e della democrazia diretta, nel Movimento. Fedelissimo di Luigi Di Maio, è uno dei cinque esponenti M5s che resta al governo e dal ministero per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta sale all'importantissima carica di sottosegretario alla presidenza del consiglio. Al fianco di Conte, premier indicato (o meglio dire, preteso) dal Movimento 5 stelle, c'è solo Fraccaro e nessuno del Partito democratico.

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri è, nei fatti, un ministro vero e proprio e spesso e volentieri risulta essere il vero "cervello" della macchina dell'esecutivo. E' l'unico sottosegretario di Stato ammesso a partecipare al Consiglio dei ministri e alle Camere per lui c'è un posto riservato tra i banchi del Governo.

Governo M5s-Pd, chi sono i ministri "vicini" a Di Maio

Luigi Di Maio esce da questa nuova fase rafforzato anche sotto altri aspetti. Il nuovo ministro del lavoro, Nunzia Catalfo, è un'altra fedelissima di Di Maio, del quale prende il posto al dicastero. E' la madre del Reddito di cittadinanza (sua la prima firma del relativo disegno di legge nel 2013), misura bandiera del M5s approvata dal governo appena chiuso con la Lega, ma lo è anche del ddl targato 5 stelle per l'introduzione di un salario minimo orario. Al ministero dell'Innovazione arriva poi Paola Pisano, assessora a Torino della giunta Appendino e stimatissima dal capo politico del M5s, il quale aveva pensato a lei anche per le Europee, proponendole di candidarsi come capolista del Nord-Ovest. Alla Giustizia confermatissimo Alfonso Bonafede, la cui conoscenza personale con Di Maio risale ai tempi in cui il Movimento 5 stelle era solo quello dei "meet up".

Nuovo Governo Conte, Di Maio si ritrova centrale (e senza Salvini di mezzo)

In tutto ciò, Luigi Di Maio per sé è riuscito a mantenere un ministero di peso, la Farnesina: è il più giovane di sempre agli Esteri. Tra i temi caldi lo attendono anche la situazione ancora difficile e in via di definizione della Libia, gli equilibri tutti da ricalibrare con i partner dell'Ue: argomenti chiave per il futuro dell'Italia e che gli permetteranno di ricavarsi quotidianamente un grosso spazio mediatico.

Ultima osservazione: chi pensava che l'alleanza con il Pd avrebbe spostato verso sinistra gli equilibri del Movimento 5 stelle è rimasto deluso. L'unica figura vicina a Roberto Fico nel nuovo esecutivo è il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà: un dicastero marginalissimo e senza portafoglio. Il M5s è nelle mani di Luigi Di Maio come prima. Forse più di prima.

Va sottolineato come nella compagine di governo l'unico dirigente Pd di peso sia Franceschini. Il Partito democratico ha scelto di non inserire nella squadra di governo nessuno dei suoi esponenti più noti, Dario Franceschini a parte: scelta "low profile" dettata anche dalle divisioni interne del Pd e che rischia di sbilanciare gli equilibri verso il Movimento 5 stelle. Per come si erano messe le cose negli ultimi mesi, con la Lega strabordante nei sondaggi e il M5s in crisi d'identità dopo le europee, anche questa è una vittoria, per quanto inaspettata e in parte involontaria, del capo politico del Movimento 5 stelle.

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