Tre referendum contro il Jobs Act: il voto a primavera

La Cassazione ha detto sì ai tre quesiti promossi dalla Cgil, che ha raccolto 3,3 milioni di firme, e sostenuti da Sinistra italiana. Ora la parola passa alla Corte Cosituzionale. In caso di via libera il governo dovrà fissare la data del voto entro sei mesi

ROMA - Tre nuovi referendum. Stavolta al centro c'è il Jobs Act, il "cuore" delle politiche renziane. L'obiettivo della Cgil e di Sinistra italiana, che hanno raccolto 3,3 milioni di firme in pochi mesi e depositate a fine luglio per andare alle urne, è il voto in primavera. Il primo passo è stato fatto: la Cassazione ha infatti detto sì ai tre referendum. I tre quesiti riguarderanno l'abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi, ripristinando di fatto l'articolo 18, l'abrogazione dei voucher e l'abrogazione delle disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti, stabilendo in caso di esito positivo (per i proponenti) la responsabilità legale per l'ente appaltante in caso di violazioni nei confronti dei lavoratori della ditta appaltatrice.

SI TORNA ALLE URNE - In attesa di capire se e quando gli italiani saranno chiamati alle elezioni politiche dopo le dimissioni di Renzi, in primavera si potrebbe tornare a votare per scegliere nuovamente "sì" o "no", stavolta al Jobs Act. I tre referendum praticamente annullerebbero il cuore della riforma voluta da Renzi e considerata il fiore all'occhiello dell'esperienza di governo dell'ex sindaco fiorentino. 

I TRE QUESITI - Un quesito, quindi, sarà per cancellare i voucher. Un altro per tornare all'articolo 18 nelle aziende sopra i 5 dipendenti. Un altro ancora per garantire che le imprese subappaltatrici paghino i contributi ai loro dipendenti. L'obiettivo è quindi quello di tornare alle "vecchie" protezioni contro i licenziamenti senza giusta causa.
 
IL "NUOVO PERCORSO" - Un referendum ancora all'orizzonte e soprattutto poco considerato a causa dell'enfasi con la quale gli italiani hanno seguito il dibattito e gli esiti del referendum costituzionale del 4 dicembre ma che qualcuno non ha lasciato nel silenzio. Un esempio per tutti sono le parole di Stefano Rodotà che, commentando l'esito della consultazione di domenica scorsa, ha sottolineato come "l'anno prossimo avremo di nuovo prove su questo terreno perché la Cgil ha promosso tre referendum, tra cui quello contro l'abolizione dell'articolo 18. Oggi (riferendosi al referendum del 4 dicembre, ndr) non finisce un percorso, tutt'altro. Bisogna fare di questo risultato un'analisi che possa guidare le azioni dei prossimi mesi. Torneremo al protagonismo dei cittadini, che hanno dimostrato di voler esercitare le loro prerogative in proprio".

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