Legittima difesa, Tav, Salvini e Toninelli: i voti incrociati che fanno tremare il governo

Marzo ad alta tensione per l'esecutivo gialloverde: decisioni da prendere e votazioni da superare in Parlamento per provvedimenti che sono veri cavalli di battaglia di Lega e M5s, ma che al contempo dividono alleati e gli stessi gruppi parlamentari

Il ministro delle Infrastutture Danilo Toninelli (s) e il ministro dell'Interno Matteo Salvini (d) nell'aula della Camera durante il question time, Roma 3 ottobre 2018. ANSA/GIUSEPPE LAMI

"Domani mi aspetto la decisione finale sulla Tav". Lo afferma il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini che risponde così ai cronisti sul vertice a oltranza sulla Tav, annunciato oggi dal premier Giuseppe Conte. La decisione se continuare o meno a realizzare la nuova galleria ferroviaria sulla linea Torino Lione non solo divide le due anime del governo gialloverde - con la Lega favorevole e i 5 stelle che devono rispettare il patto elettorale con i valsusini no tav - ma sarà anche il primo passo per decretare la tenuta di un governo che nel solo mese di Marzo è chiamato a doversi sottoporre ad un vero e proprio tagliando.

Tav, il primo nodo

Se infatti domani 6 marzo sarà il giorno del reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza - vera prova del nove degli effetti del "decretone" in corso di conversione alla Camera -  in Parlamento è iniziato il percorso della nuova legge sulla legittima difesa.

Legittima difesa, spacca la 'sinistra 5s'

Già oggi si sono registrate molte assenze tra le file del Movimento 5 stelle alle prime votazioni in aula a Montecitorio del disegno di legge sulla legittima difesa: al primo voto sugli emendamenti, si contano 32 assenti, in particolare nella 'sinistra' del Movimento. Al netto delle missioni, mancano tra gli altri Sportiello, Corneli, Ehm, Sarli, Ricciardi.  Per il provvedimento caro al ministro dell'interno Matteo Salvini si preannuncia un percorso ad ostacoli. Con la Lega scontato il sì di Fratelli d'Italia e Forza Italia per una norma che ricompatta il centrodestra come ha spiegato il vicepresidente di Fi Tajani. Considerato il no di tutto l'emiciclo di centrosinistra serviranno i voti del resto della maggioranza di governo per far passare il provvedimento al Senato dove dovrebbe approdare entro fine mese (26-28 marzo) insieme alla terza lettura del decretone reddito-pensioni.

Diciotti, il Senato vota su Salvini

L'aula del Senato voterà mercoledì 20 marzo alle 13 sul caso Diciotti in seguito alla richiesta di autorizzazione a procedere sollevata dal Tribunale dei ministri di Catania contro il ministro dell'interno Matteo Salvini. I senatori dovranno pronunciarsi sulla proposta della Giunta delle immunità di non concedere l'incriminazione del vice premier e ministro dell'Interno Matteo Salvini per l'accusa di sequestro di persona aggravato in relazione alla nota vicenda che ha visto trattenere a bordo della nave della guardia costiera - nell'agosto scorso - 177 persone soccorse nel Mediterraneo. Nelle scorse settimane la Giunta per le immunità aveva respinto l'istanza dei magistrati anche con il voto dei senatori 5 stelle che - nonostante i distinguo all'interno del Movimento - avevano seguiro l'indicazione di un discusso voto online sulla piattaforma Rousseau.

Toninelli a rischio "sfiducia"

Ultimo, ma non meno importante, l'appuntamento fissato per giovedì 21 marzo per l'esame delle mozioni di sfiducia nei confronti del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in merito alla gestione della vicenda Tav, presentate da Partito Democratico e Forza Italia.

Un ultimo esame per gli equilibri interni al Governo. Oggi la Lega ha confermato che la poltrona del ministro dei trasporti è ben salda, ma tumultuosi sono i passaggi che attendo l'esecutivo e il futuro del contestatissimo dicastero in mano ai 5 stelle.

"La vicenda della Tav Torino-Lione è indicativa di come il Ministro stia affrontando l'intera materia delle infrastrutture nel nostro Paese". S Nella mozione di sfiducia presentata dal Pd si legge un'accusa grave, ovvero il fatto che Toninelli avrebbe mentito sulla bontà della nota analisi costi benefici.

"Dall'evoluzione della vicenda Tav Torino-Lione, emerge che il Ministro avrebbe spudoratamente mentito al Parlamento e al Paese nonché al Governo Francese e alla Unione Europea sottoponendo all'attenzione di tutti una analisi costi/benefici palesemente infondata e ora oggetto di 'aggiustamenti' da parte del Presidente del Consiglio".

Per il Pd "il suddetto comportamento appare del tutto incompatibile con il ruolo ricoperto; Visto l'articolo 94 della Costituzione; visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica; esprime la sfiducia al Ministro delle Infrastrutture e lo impegna a rassegnare immediatamente le dimissioni".

Sulla Tav Forza Italia è pronta ad "una mobilitazione straordinaria in tutte le sedi istituzionali e sul territorio", soprattutto se nel governo "prevarrà un compromesso stile prima Repubblica" spiega il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, convinto che l'esecutivo è al "redde rationem": un via libera all'opera o uno stop infatti porterebbero entrambi alla crisi di governo, scontentando, rispettivamente, M5S e Lega.

Tajani ha quindi ribadito che Forza Italia è pronta ad "una straordinaria mobilitazione se il governo venerdì dovesse decidere di non realizzare l'opera. Sarebbe una scelta contro gli italiani, la crescita, il progresso e l'occupazione. Faremo un'opposizione durissima, non arretreremo di un millimetro, pronti alla raccolta delle firme per il referendum".

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