Elezioni europee, sulle tasse solo promesse difficili da mantenere (col rischio patrimoniale)

Le elezioni europee sono molto più di un semplice scontro tra partiti europeisti e sovranisti: il risultato delle elezioni europee definirà i rapporti di forza nel nuovo Parlamento europeo tra le mozioni popolari, socialiste e liberali

Europee, si vota: Olanda e Regno Unito i paesi che per primi hanno visto aprirsi le urne, poi via via saranno chiamati al voto 374 milioni di cittadini europei fino alle 23 di domenica quando, ultima nell'Unione, in Italia si chiuderanno le urne e inizierà lo spoglio. Le elezioni europee sono molto più di un semplice scontro tra partiti europeisti e sovranisti: il risultato delle elezioni europee definirà i rapporti di forza nel nuovo Parlamento europeo tra le mozioni popolari, socialiste e liberali che ridisigneranno la stessa identità dell'Unione e delle istituzioni comunitarie a partire dalla prossima Commissione.

Nello speciale che Today.it ha dedicato alle elezioni europee abbiamo già visto quali sono i simboli delle liste che troveremo alle urne domenica 26 maggio, e anche i programmi elettorali con le mozioni dei singoli partiti. Ora vediamo cosa potrebbe cambiare dopo il voto.

Se il Partito popolare europeo (Berlusconi e Merkel in Germania, solo per citare i principali) si confermerà partito di maggioranza relativa Manfred Weber potrà reclamare la presidenza della Commissione Ue, mentre tra i Socialisti e Democratici di Frans Timmermans si dovrebbe assistere alla crescita del peso del Partito Democratico. Una nuova maggioranza dovrà tenere conto della mozione liberale espressa dal politico belga Guy Verhofstadt e dalla nuova forza centrista di Macron al debutto europeo, ma anche dei Verdi, molto forti nei paesi dell'Europa centrosettentrionale.

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Se queste erano le forze spiccatamente europeiste, la vera sorpresa che verrà dalle urne sarà il peso delle mozioni sovraniste, ovvero i partiti che chiedono un maggior peso delle identità regionalistiche: la cosiddetta destra europea potrà infatti vedere un'alleanza tra i conservatori (Tories inglesi, Kaczynski in Polonia, e Meloni in Italia) e i sovranisti (Salvini e Le Pen in Francia). Due le incognite: il Movimento 5 stelle rischia di restare solo in Europa così come "Farange con il partito della Brexit" i cui deputati potrebbero restare nel parlamento europeo per un periodo di tempo assai breve.

Fatta questa doverosa premessa -da cui si evince la complessità della tornata elettorale- per approfondire gli orientamenti dei singoli partiti può essere utile ricostruire le proposte avanzate su uno dei temi più cari agli italiani: le tasse e il modello di imposizione fiscale

Elezioni europee, i programmi: le tasse

Il carico delle tasse sulla percentuale del Pil pesa per il 46% rispetto al 45% dell'Europa a 28. E lo avevamo già visto, il cuneo fiscale in Italia ha toccato l'iperbolica cifra del 47,9% nel 2018, il livello più alto registrato nel ventunesimo secolo. Le elaborazioni del centro studi di Confindustria mostrano che per ogni 100 euro che percepisce un dipendente, il datore di lavoro ne versa 207 euro. I 107 euro di differenza sono così suddivisi: 61 euro di contributi versati dal datore di lavoro, 14 euro di contributi versati dal lavoratore, 32 euro di tasse sul reddito.

La necessità di ridurre il peso dei tributi che grava sugli stipendi ritorna di frequente al centro del confronto politico, ma nella sostanza concretamente poco è cambiato.

deficit italia eurostat-2

Secondo le statistiche Ocse il cuneo fiscale 'made in Italy' - che aveva raggiunto il suo livello minimo nel 2005 attestandosi al 45,9%- è tornato a crescere in modo costante. In una "classifica fiscale" l'Italia si colloca al terzo posto dopo il Belgio (dove il cuneo fiscale è al 52,7%) e la Germania (49,5%), subito prima di Francia e Austria (entrambe al 47,6%).

Ma potrà cambiare qualcosa?

La campagna elettorale -si sà- è il tempo delle "sparate" che possano in qualche modo conquistare gli elettori, ma in queste ultime ore si assiste alla presa di coscienza di quanto il tema possa diventare l'ago della bilancia. 

Di "pressione fiscale da abbassare e i posti di lavoro da creare" parla il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, parole e concetti non dissimili da quelle del premier Giuseppe Conte che introduce il leit motiv della prossima legge di bilancio: "Il governo nella prossima manovra -annuncia Conte nel corso del suo intervento all'assemblea annuale di Confindustria- punta, per quanto possibile, a ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese".

Di fatto se Forza Italia sostiene il popolare Weber sostenitore dell'austerity, il Movimento 5 stelle ha impostato la propria campagna elettorale con l'obiettivo di portare nell'arco della prossima legislatura europea alla ridiscussione dei Trattati Europei e del Fiscal compact, il trattato internazionale sulla stabilità che sostituisce e aggiorna dal 2012 il trattato di Maastricht (1993) e Stabilità (1997) introducendo il pareggio di bilancio e i contestati vincoli sul rapporto tra deficit e PIL.

Una necessità vista la necessità del governo a trovare ossigeno monetario dopo l'aumento di spesa corrente. Un tesoretto potrebbe venire dalla lotta all'evasione se -come auspica il vicepremier Luigi Di Maio- le aziende (multinazionali incluse) che producono in Italia pagassero le imposte in Italia. "Grandi gruppi stranieri generano fatturato nel nostro Paese e poi, grazie a vergognosi escamotage, si scelgono altre sedi, anche in Europa, per pagare meno tasse".

In ottica di misure fiscali il cavallo di battaglia della Lega, la flat tax, è ribadito anche da Fratelli d'Italia che -come spiega la leader Giorgia Meloni- oltre alla tassa piatta al 15% propone un meccanismo del 'più assumi, meno paghi' per favorire le imprese. Anche in questo caso misure che richiedono forti investimenti pubblici.

E il Pd? Il segretario Nicola Zingaretti ha avanzato la proposta di istituire il "Primo Maggio" come giorno in cui -per legge- l'intero importo provente dalla lotta all'evazione fosse usato per ridurre le tasse e non per politiche di bilancio. Auspici a parte nel programma si legge di un meccanismo antidumping simile a quello auspicato dai 5 stelle per far pagare le tasse alle multinazionali nei paesi in cui creano la propria ricchezza. Inoltre auspica l'introduzione di un’aliquota minima effettiva europea del 18% sulle imprese.

A Sinistra del Pd le idee si fanno ancora più estreme riprendendo temi cari ai sovranisti come la cancellazione del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio, ma in un ottica anti-neoliberista e di armonizzazione dei sistemi fiscali secondo criteri di progressività e introducendo una tassa patrimoniale.

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