Lunedì, 15 Luglio 2024
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Quanto vale l’assegno ordinario di invalidità e chi può ottenerlo

L’assegno ordinario di invalidità è riconosciuto solo a chi sia invalido e abbia lavorato o stia ancora lavorando. Diversamente dall’assegno di invalidità civile, dunque, per essere concesso richiede non solo invalidità ma anche attività lavorativa (almeno pregressa). L’assegno viene concesso per 13 mensilità annue d’importo minimo di 507,41 euro e non è reversibile, ma serve alla pensione indiretta. Quindi, in caso muoia chi ne ha diritto, i familiari possono accedere alla pensione che la persona morta non aveva ancora maturato purché al momento del decesso, la persona avesse almeno: 15 anni di assicurazione e di contribuzione o 5 anni di assicurazione e di contribuzione di cui almeno 3 anni versati nei 5 anni precedenti il decesso.

L’importo dell’assegno viene calcolato col sistema retributivo o contribuivo a seconda di quando è stata presentata la domanda; viene calcolato in genere con il sistema di calcolo misto che prevede che una quota venga calcolata con il sistema retributivo (ossia la media degli ultimi stipendi) e una quota con il sistema contributivo. Per chi abbia iniziato l’attività lavorativa dopo il 31 dicembre 1995, il calcolo avviene col solo sistema contributivo. L’assegno ordinario di invalidità spetta anche a chi lavori, purché sia in situazione di invalidità. In questo caso viene anche tramutato in pensione di vecchiaia al compimento dell’età pensionabile (che arriverà a 67 anni nel 2019, a 67 e 3 mesi nel 2021, a 67 e 6 mesi, nel 2023), sempre che a quell’epoca si continuino ad avere tutti i requisiti richiesti e si siano versati almeno 20 anni di contributi. L’assegno ordinario concesso mentre si lavora subisce delle decurtazioni, proprio perché si lavora, ma una volta tramutato in pensione non subisce invece più alcuna decurtazione (perché in pensione non si lavora).

L’assegno ordinario di invalidità concesso a chi sta lavorando è ridotto e la riduzione è del 25% se il reddito lordo supera di 4 volte il trattamento minimo (cioè 26.385,32 che sarebbero 507,41x13x4 dove la prima cifra è il trattamento minimo, 13 sono le mensilità e 4 è il coefficiente di moltiplicazione) e del 50% se il reddito lordo supera 5 volte il trattamento minimo annuo (cioè i 32.981,65 euro). L’assegno ridotto che sia superiore al minimo viene decurtato ancora tramite un’ulteriore trattenuta che dipende dall’anzianità contributiva e vale per chi ha meno di 40 anni di contributi. L’ulteriore decurtazione avviene in questo modo: trattenuta del 50% della quota di assegno che eccede il trattamento minimo e comunque entro l’importo dei redditi da lavoro percepiti in caso di lavoratore dipendente; trattenuta del 30% della quota che eccede il trattamento minimo ma non può essere superiore al 30% del reddito prodotto per il lavoratore autonomo (questa trattenuta non avviene però se l’ulteriore reddito conseguito è inferiore al trattamento minimo, se il lavoratore è impiegato in lavori a termine che hanno durata di meno di 50 giornate all’anno e se il reddito ulteriore deriva da attività socialmente utili). L’assegno di invalidità non è cumulabile con l’indennità di disoccupazione e quindi chi lo percepisca mentre sta lavorando dovrà scegliere, in caso di perdita del lavoro, tra l’uno e l’altra.

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