Lunedì, 21 Giugno 2021

Cosa tenere presente per decidere se versare contributi previdenziali volontari

Versare contributi previdenziali volontari comporta ridurre un po’ la propria liquidità presente per averne una maggiore in futuro. Quanto convenga dipende chiaramente dalla situazione e anche dalle inclinazioni personali, ma ci sono alcuni elementi - a partire dai vantaggi fiscali - che possono essere utili per decidere come muoversi.

I contributi volontari possono essere versati anche mentre si lavora, e non solo quando sia cessata o si sia interrotta l’attività lavorativa. Tale facoltà (si tenga presente che occorre sempre l’autorizzazione del proprio ente di previdenza), è riconosciuta in questi casi:

  • se c’è stata una sospensione dal lavoro anche per periodi brevi assimilabili all’interruzione o cessazione del lavoro;
  • se c’è stata una sospensione o interruzione del rapporto di lavoro dovuta a congedi per formazione, congedi per gravi e documentati motivi familiari, aspettativa non retribuita per motivi privati o malattia, sciopero, interruzione del rapporto di lavoro con conservazione del posto per servizio militare;
  • se si è svolta attività con contratto di lavoro part-time a copertura o a integrazione dei periodi di attività lavorativa svolta a orario ridotto;
  • se c’è integrazione dei versamenti per attività lavorativa svolta nel settore agricolo con iscrizione per meno di 270 giornate complessive di contribuzione effettiva e figurativa nel corso dell’anno.

I contributi volontari aiutano a coprire periodi di vita lavorativa come quelli durante i quali sia stata interrotta l’attività lavorativa dipendente o autonoma o un’attività di collaborazione, i periodi di aspettativa non retribuita, scioperi o interruzioni del rapporto lavorativo con conservazione del posto per il servizio militare, permessi per allattamento; contratti part time (orizzontali o verticali).

L’importo dei contributi volontari varia in base ai contributi obbligatori già versati al momento in cui si chiede di integrare i secondi con i primi. In linea di massima si possono individuare diverse tipologie a seconda dell’attività svolta:

  • per i lavoratori dipendenti l’importo del contributo è su base settimanale, calcolato in ragione delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria (anche se “spalmate” su più anni);
  • per i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti) l’importo è su base mensile e viene determinato sulla media dei redditi da impresa denunciati ai fini Irpef negli ultimi 36 mesi di contribuzione precedenti la data della domanda;
  • per i coltivatori diretti: l’importo del contributo è determinato su base settimanale sulla media dei redditi degli ultimi 3 anni di lavoro (non può comunque essere inferiore a quello previsto per i lavoratori dipendenti).

I contributi volontari sono deducibili: se si presenta il modello 730 si può indicare nel rigo “Contributi previdenziali e assistenziali” l’importo dei contributi assistenziali obbligatori e anche di quelli volontari così come il riscatto degli anni di laurea. La deduzione spetta anche per oneri sostenuti per familiari a carico.

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