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Martedì, 21 Maggio 2024

L'analisi

Chiara Tadini

Responsabile redazione

Cosa ci racconta davvero la mappa dei femminicidi in Italia

Nel 2021 in Italia sono state uccise 106 donne. "Questa volta sei arrivata tardi Chiara: la Giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne è appena passata!". E invece no: ho deciso volutamente di lasciar passare qualche giorno per trattare questo argomento. Perchè è giustissimo "sfruttare" l'occasione del 25 novembre e l'agenda setting per concentrare l'attenzione sul tema, ma di violenza sulle donne se ne dovrebbe parlare ogni giorno, perchè ogni giorno viene commessa.

E allora parliamone. Perchè se è vero che nel 2021 le vittime di femminicidio sono state (almeno) 106, nel 2022 al 20 novembre scorso eravamo già a 104. Il 66% dei femminicidi del 2021 è stato commesso dal partner o ex partner, l'87% da un membro della famiglia della vittima. Sono dati riportati nell'Atlante dei femminicidi, una piattaforma nata per raggruppare i femminicidi commessi nel 2021 dividendoli in sottocategoria. Sfogliando la mappa interattiva, con i femminicidi che diventano cerchi colorati posizionati sulla cartina dell'Italia a seconda di dove sono stati commessi, scopriamo ad esempio che in 35 casi la vittima aveva già subìto violenze pregresse da parte del suo omicida. 10 di loro avevano trovato il coraggio di denunciare. E' il caso, ad esempio, di Ilenia Fabbri, 46enne uccisa a Faenza per mano di un sicario assoldato dall'ex marito, che la donna aveva già denunciato; o quello della 18enne Saman Abbas, uccisa a Novellara - il cui cadavere è stato seppellito e sarebbe stato ritrovato proprio nei giorni scorsi - che sette giorni prima di essere uccisa aveva denunciato (due volte) i genitori.

In tre casi le vittime erano ancora minorenni: come la 15enne Chiara Gualzetti, uccisa a Monteveglio, nel bolognese, da un 16enne con il quale era andata a fare una passeggiata che l'ha accoltellata, presa a calci e pugni e abbandonata in una scarpata. Nella maggior parte dei casi, invece, le vittime erano donne over 60: è il caso di Clara Ceccarelli, 69enne genovese uccisa dall'ex marito che le ha inflitto 115 coltellate - dettaglio davvero inquietante: la donna, perseguitata da anni dall'ex marito, temeva talmente tanto di essere uccisa che aveva già pagato le spese per il suo funerale. Se la maggior parte delle vittime sono italiane, sono tanti invece i casi delle donne di provenienza estera: come la nigeriana Victoria Osagie, 35enne uccisa dal marito a Concordia Sagittaria, nel veneziano, davanti ai tre figli piccoli, nonostante quasi un anno prima fosse stato attivato il Codice Rosso a causa di un passato di violenza domestica iniziato nel 2014 e fatto di pestaggi, ricoveri in ospedale e minacce di morte.

L'Atlante analizza anche i dati degli uomini omicidi: molti di loro sono giovanissimi. Come il 17enne condannato all'ergastolo per l'omicidio della fidanzata coetanea Roberta Siragusa, uccisa tra le fiamme a Caccamo e gettata in un dirupo. La mappa divide i casi anche in base alle "cause scatenanti": in oltre 30 femminicidi la causa associata all'omicidio è quella di una "volontà di possesso", come nel caso di Sonia di Maggio, 29enne accoltellata a morte dall'ex fidanzato a Specchia Gallone, nel leccese, mentre si trovava per strada con il nuovo compagno. Un'altra delle cause più frequenti è quella dell'"escalation di violenza": come quella subìta da Dorina Alla, 39enne uccisa a martellate a Pove del Grappa dal marito, che da anni costringeva la donna a vivere nel terrore. Nella stragrande maggioranza dei femminicidi, per uccidere è stata usata un'arma da taglio: è il caso di Filomena Silvestri, 65enne uccisa a Castrovillari dal figlio con più di 30 coltellate. In una ventina di casi, l'omicida dopo aver ucciso la donna ha tentato di depistare le indagini: come nel femminicidio di Silvia Del Signore, 59enne uccisa a Portoferraio dalle percosse del marito. L'uomo, che per anni aveva abusato della moglie, dopo averla uccisa ha chiamato le forze dell'ordine sostenendo che la donna fosse morta in un incidente domestico scivolando in bagno.

E allora cosa possiamo fare di fronte a questi numeri giganteschi, a queste cifre che pesano come macigni sulle teste di ognuna di noi? Parlare, parlare, parlare (e denunciare, ogni qualvolta è il caso di farlo). Parlarne sempre, in ogni contesto e in ogni occasione. Non solo il 25 novembre.

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