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Giovedì, 30 Maggio 2024

Giovanni Pizzocolo

Giornalista Brescia

Si può parlare di "genocidio" del popolo palestinese?

Dopo l'attacco terroristico di Hamas, il genocidio del popolo palestinese. Non ci sono altre parole per descrivere quanto sta accadendo. Assediare una città come Gaza, con una densità abitativa tra le più alte al mondo, togliendo acqua ed energia alla popolazione e – contemporaneamente – bombardarla radendo al suolo interi quartieri è un crimine contro l'umanità: la Quarta Convenzione di Ginevra vieta rappresaglie sui civili per colpire il nemico, ed è questo che sta avvenendo. Il mondo intero, intanto, assiste silente.

In un tale contesto urbano, non possono esserci obiettivi mirati: una carneficina in cui a essere presi di mira sono i civili. L'attuale bombardamento ha come precedente assoluto quello di Guernica da parte della Germania di Hitler: vedere oggi il popolo vittima della Shoah portare a termine un'operazione militare degna del peggior nazifascismo è un abominio della Storia e della Memoria: "Stiamo combattendo animali umani e ci comporteremo di conseguenza", è stata la dichiarazione del ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ordinando l'inizio dell'assedio completo. Loro sono "animali umani", esplicitando il credo in una superiorità della razza. 

I morti israeliani sono oltre 1.200, quelli palestinesi più di 2.000, dei quali 700 bambini: a quanto dovranno ammontare (2, 3, 4, 5 volte tanto...) prima che si plachi la spropositata vendetta? Nei primi sei giorni di “controffensiva”, erano già state sganciate 6.000 bombe. In nessuna delle cosiddette democrazie occidentali si è levata una voce di protesta; e se per il massacro di Hamas – dai ragazzi del 'rave' al kibbutz di Kfar Aza – si sono versati fiumi di lacrime e di parole indignate (e ci mancherebbe), per i morti sotto le macerie dei missili si è scelto il silenzio. Anzi, La Repubblica – il secondo giornale più venduto in Italia – ieri mostrava in prima pagina una foto della popolazione in fuga, titolando vergognosamente "Scudi umani". Se la sono cercata, quegli oltre 2.000 morti; stupidi loro a restare nelle loro case. In realtà, l’ultimatum di evacuare Gaza City è una messinscena irrealizzabile: stiamo parlando di oltre un milione di residenti e la Striscia è un carcere a cielo aperto da cui è impossibile uscire: “Un’evacuazione di tale portata – ha spiegato il portavoce del segretario generale Guterres, Stéphane Dujarric – è impossibile senza conseguenze umanitarie devastanti”. Non solo, la paura di un’altra Nakba è sempre presente: tra il 1947 e il 1948, più 700.000 palestinesi furono sfollati con la forza dalle loro terre, poi occupate da una popolazione a maggioranza ebraica; un’operazione ben riuscita di pulizia etnica.

Israele ha alle spalle più di 70 anni di risoluzioni ONU disattese, in cui vengono condannate le deportazioni di centinaia di palestinesi per dar spazio ai famosi 'insediamenti', orwelliano eufemismo comunemente detto colonialismo. Oltre 70 anni di oppressione e soprusi: nonostante ciò, qualsiasi reazione violenta contro i civili israeliani non può essere ammessa né giustificata, ma – come disse Andreotti – "credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista". Quell'ognuno di noi è sicuramente sbagliato, ma una cosa è certa: se semini tanta ingiustizia e dolore, c’è il rischio che – prima o poi – arrivi qualcuno a restituirli; magari con gli interessi. 

La spirale di violenza non si fermerà con i missili e – probabilmente – è quello che vogliono sia Hamas sia Israele. Anche quest'ultima ha bisogno del movimento islamico per i propri interessi colonialistici: come ricordato da Haaretz e da The Times of Israel, era stato lo stesso Netanyahu a sostenere la strategia di finanziare Hamas: “Coloro che si oppongono ad uno Stato palestinese devono sostenere il trasferimento di fondi a Gaza, perché il mantenimento della separazione tra l’Autorità Palestinese in Cisgiordania ed Hamas a Gaza impedisce la creazione di uno Stato palestinese”, dichiarò l’attuale premier in una riunione del Likud all’inizio del 2019. Una sorta di perenne strategia della tensione, a beneficio delle brame israeliane di domino su tutti i territori. Terrorismo e antiterrorismo si nutrono dello stesso sangue, e così sarà fino all'ultima strage.

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