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Venerdì, 19 Aprile 2024

Charlotte Matteini

Opinionista

Finalmente due donne al potere: ma siamo in ritardo di decenni

Settembre 2022: per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, una donna diventa presidente del Consiglio. Febbraio 2023: per la prima volta, una donna viene eletta segretario di uno dei maggiori partiti italiani di centrosinistra. Insomma, nel giro di pochi mesi siamo passati dall’avere dei ruoli politici chiave totalmente dominati da rappresentanti del sesso maschile a un ribaltamento pressoché totale del quadro. Qualcuno non la considererà una grande rivoluzione, ma dopo decenni di immobilismo l’elezione di Giorgia Meloni e di Elly Schlein costituisce invece un elemento estremamente dirompente nella storia della politica italiana, pur nelle profonde differenze di ideali e di pensiero delle due rappresentanti.  

Giorgia Meloni è arrivata a capo del proprio partito, e successivamente al Governo, dopo una lunga scalata politica partita dal Fronte della Gioventù passando per Alleanza Nazionale. Per molti anni è stata protagonista del centrodestra italiano, ma con un ruolo di contorno. Poi leader di Fratelli d’Italia sì, ma schiacciata dall’ingombrante peso di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini che cercavano a tutti i costi di dominare la scena e tenersi stretti i ruoli di indirizzo politico della coalizione.  

Di contro Elly Schlein descrive una parabola da outsider, arrivando a vincere le primarie del Pd partendo da sostenitrice esterna del partito senza averne mai avuto la tessera. Pochi avrebbero scommesso su questo esito: né i sondaggi né tanto meno gli iscritti al Partito democratico sono riusciti a intercettare quello che sarebbe stato il risultato consacrato dalla competizione elettorale.  

Non hanno in comune niente

L’una conservatrice e fautrice di un messaggio estremamente reazionario, l’altra rappresentante di un progressismo che abbraccia temi d’avanguardia in un Paese terrorizzato dall’uguaglianza delle minoranze. Giorgia Meloni ed Elly Schlein non hanno nulla in comune, se non il fatto di essere due donne che sono riuscite a scardinare l’egemonia di una classe politica totalmente guidata da uomini per decenni. Mentre altrove nel mondo le donne hanno da tempo iniziato a occupare posizioni politiche di rilievo come capi di Governo, di Stato e dei maggiori partiti politici, in Italia abbiamo dovuto attendere il biennio 2022/2023. Decenni di ritardo per conquistare un risultato che non dovrebbe essere affatto considerato così dirompente, ma solamente la normalità.  

Si dirà: ma l’essere donna è totalmente ininfluente, conta la preparazione. Sì, in un Paese normale sarebbe ovvio sottolinearlo. Ma in Italia è un dato di fatto che per troppi anni le donne sono state relegate a ruoli di mera rappresentanza non per mancanza di capacità e idee, ma per pura difesa di retroguardia intrisi di maschilismo.  

Gli uomini hanno problemi di "contenuti"?

Maschilismo, sì. Una visione che emerge chiaramente proprio dai commenti utilizzati per contestare la vittoria di Elly Schlein al grido “non basta essere donne, bisogna avere i contenuti”. Corretto, peccato che francamente non ci si sia mai posti il problema dei contenuti di fronte alla vittoria di uomini che ne erano palesemente privi. E i risultati portati avanti dagli “uomini grassi, brutti e scemi” come direbbe il presidente del Senato La Russa si vedono, eccome se si vedono. Però ecco, solo alle donne si chiede di portare contenuti, come se si desse per scontato che devono dimostrare qualcosa in più rispetto ai compagni di partito dell’altro sesso.  

Solo per le donne si continua a parlare da anni dell’introduzione delle quote rosa come strumento per aiutarle a emergere, come fosse un contentino da elargire magnanimamente a un sesso debole incapace di fare da sé. Ma la verità è che le donne non hanno bisogno di contentini, ma solamente di avere la possibilità di poter giocare la propria partita iniziando a correre dallo stesso punto di partenza del proprio omologo uomo, anziché da 50 metri più indietro, com’è sempre avuto negli ultimi decenni.   

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