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Mercoledì, 24 Aprile 2024

Insulti e minacce sui social, atleta trans rinuncia alla gara: "Ho paura"

Valentina Petrillo ha 49 anni e la sindrome di Stargardt l’ha resa ipovedente. È la prima donna transgender a partecipare a una competizione femminile paralimpica in Italia. La sua storia tra successi e discriminazioni

È una storia di ordinaria discriminazione quella che vive Valentina Petrillo, atleta paralimpica italiana e prima donna transgender a partecipare a una competizione femminile paralimpica in Italia. Valentina ha 49 anni e nella vita corre veloce: nonostante la sindrome di Stargardt che l’ha resa ipovedente, Petrillo ha accumulato record e medaglie, sia in indoor che in outdoor. I titoli in totale sono 38 (di cui 11 tra gli uomini) e dal 2021 rappresenta l’Italia vestendo la pettorina della Nazionale.

Valentina non è riuscita a correre più veloce dell’odio. Solamente pochi giorni fa ha vinto ad Ancona le gare sui 200 e sui 400 metri, facendo tra l’altro registrare il nuovo record italiano per la categoria. Ma da lì sono iniziati i problemi. Prima gli insulti in pista da parte degli altri atleti, poi quelli sui social che hanno dato il via a una campagna di odio “a livello internazionale, tanto che l’organizzazione dei Mondiali indoor in Polonia mi ha chiamato per dirmi che avevano preallertato il servizio di sicurezza” dice l’atleta a BolognaToday. Un messaggio che Valentina non ha voluto ignorare, temendo per la sua stessa incolumità. A prendere le sue parti e a fornirle una consulenza legale ci ha pensato Esercenti Bologna, associazione di cui Valentina fa parte.

Oltre a questo, però, a far rumore è stata anche la recente decisione da parte della World Master Athletics, il più alto organo mondiale per le discipline atletiche, che dal prossimo 31 marzo non riconoscerà più alle persone transgender la possibilità di competere nella categoria del genere di elezione senza aver compiuto la transizione in età prepuberale. Cosa impossibile, visto che in nessuno Stato è lecito farlo prima dell’età del consenso. La decisione ribalta quella presa nel 2022 dal Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, che di fatto aveva riconosciuto e ammesso la partecipazione di atleti e atlete trans alle competizioni. 

Quella di Valentina, come di tanti e tante altre atleti e atlete trans, è una storia piena di ostacoli. Più difficili e numerosi di quelli che le persone “normate” devono solitamente affrontare. Ma a luglio, se riuscirà, Valentina gareggerà per qualificarsi per le Olimpiadi: un sogno più grande di qualsiasi discriminazione.

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