Giovedì, 17 Giugno 2021

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Dio? In fondo a destra: l'opa (ostile) populista sulla religione

Un libro di Iacopo Scaramuzzi analizza questo fenomeno mondiale

Roma, 13 mag. (askanews) - Il messaggio del Vangelo si può considerare fra i più rivoluzionari della storia, ma negli ultimi anni a livello mondiale sono state le destre - da Salvini a Trump, da Putin a Bolsonaro - a sventolare croci e rosari, a invocare il Cuore Immacolato di Maria e a ostentare una religiosità molto spesso venata di finalità politiche. In "Dio? in fondo a destra" Iacopo Scaramuzzi, giornalista vaticanista di askanews e collaboratore di numerose testate, ha analizzato a fondo questo fenomeno planetario, ricercandone le cause nella fragilità sempre maggiore del tessuto sociale, nella sensazione generalizzata del "declino", dal 2008 in poi sempre più netta in occidente, mentre in Russia e nei paesi ex sovietici ha assunto la forma di una "promessa di sviluppo tradita" che ha lasciato indietro molti. Spiega Scaramuzzi:

"In questo contesto nasce una dinamica naturalmente religiosa, cioè: la ricerca di una salvezza, il bisogno di un leader che sia anche un po' messianico, l'identificazione di un nemico che sia un po' diabolico, il sentirsi parte di una comunità assediata, certe ritualità....è una religiosità un po' apocalittica e un po' spicciola, ma è un sentimento vagamente e latamente religioso, che in paesi di antica tradizione cristiana, inevitabilmente e irresistibilmente va ad attingere al cristianesimo perché è il discorso comune che tutti riconoscono. Però prima nasce il discorso religioso-superstizioso della politica e poi la politica irresistibilmente si appropria del cristianesimo attingendone simboli e linguaggio. Ma la politica arriva in seconda battuta: tutti questi politici elaborano prima la consapevolezza che c'è bisogno di una sacralizzazione della politica e poi guardandosi intorno si rendono conto che il cristianesimo è già a disposizione come come riferimento culturale comune come identità inconscia. Lo usano, se ne appropriano e lo strumentalizzano a rischio però di adulterarlo".

In questo modo infatti, i messaggi di speranza, di amore e di inclusività propri del Vangelo, finiscono con l'essere messi da parte a vantaggio di una visione identitaria e "difensiva" del cristianesimo: "Può diventare una sovversione del messaggio di speranza cristiano perché se si rivolge contro: contro gli immigrati musulmani, contro la modernità, contro due omosessuali che vogliono vivere in coppia, contro una donna che vuole vivere in autonomia, è chiaramente un messaggio che ha poco a che fare con la speranza".

Ma proprio mentre all'inizio dello scorso decennio in diversi paesi del mondo si comincia a delineare questo movimento di "reconquista" conservatrice in nome della cristianità, a Roma viene eletto un Papa che non potrebbe essere più distante da questa visione: "È un'idea di Chiesa e di cristianesimo invece che dialoga con la società, ottimista, che porta speranza, che conforta, aperto a non credenti, peccatori, diversamente credenti, quindi effettivamente anche che riprende quell'idea di cristianesimo portatore di speranza. L'elezione di Jorge Mario Bergoglio ha effettivamente fatto emergere una frattura all'interno del cristianesimo e della Chiesa cattolica, perché queste due idee di cristianesimo, la speranza da un lato e l'identità dall'altra, sono difficilmente compatibili.

"Io credo che nel lungo periodo la Chiesa cattolica, anche coloro che oggi lo avversano dovranno riconoscere a Bergoglio una lungimiranza nell'aver non dico salvato la Chiesa ma ad aver contribuito a non farla emarginare, perché vivere il cristianesimo come una 'guerra contro' può anche dare tornaconti elettorali temporanei, ma nel lungo periodo questo rischia di minacciare l'esistenza stessa del cristianesimo".

Se in altre parole si lascia che chiunque - politici oggi di destra ma magari un domani anche di sinistra - si appropri del cristianesimo portandosi via dei pezzi come se fosse un parco archeologico, il rischio è proprio che il cristianesimo diventi un parco archeologico, cioè qualcosa di non più vivo. Su questo fronte Bergoglio, spiega Scaramuzzi, non ha esitato a rivendicare per sé come guida della Chiesa il "copyright" su questioni come il crocifisso o il cuore di Maria, mentre nel contempo ha rilanciato una visione "popolare" del cristianesimo come da anni non si vedeva in Vaticano, vero e proprio "antidoto" pastorale alle strumentalizzazioni politiche.

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