Giovedì, 25 Febbraio 2021

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Il medico di Maradona indagato, lui si difende tra le lacrime

E 7 giorni prima del decesso l'ex campione era caduto in casa

Buenos Aires, 1 dic. (askanews) - "Il dottor Luque non è formalmente accusato". Lo ha precisato l'avvocata del medico personale di Diego Armando Maradona, Mara Digiuni, mentre gli inquirenti di San Isidro, vicino a Buenos Aires, indagano su Leopoldo Luque per "omicido colposo", in particolare per le cure ricevute dal campione argentino e lo stato di salute del suo cuore, una volta dimesso dall'ospedale.

"Non ha testimoniato, perché non è formalmente imputato e non hanno potuto prendergli una testimonianza. Non abbiamo avuto accesso a tutta la documentazione, perché ci stanno lavorando dopo le perquisizioni del fine settimana".

"Come parte del caso, lo perquisirono, come perquisirono la Swiss Medical e altri posti, per sequestrare la documentazione e ciò che ritengono necessario per le indagini", ha aggiunto la legale.

Luque, che si è visto perquisire lo studio e la casa, si è difeso - in una conferenza stampa in diretta tv - tra le lacrime ieri sostenendo di avere fatto "tutto il possibile" per il suo amico.

"Tutti volevano che stesse a casa, controllato da tutti, senza alcol e con tutte le medicine. Io lo volevo, lo volevano tutti. Lui lo voleva? Non lo so. È morto di una morte naturale. Ha vissuto molto, molte cose, io dovevo appoggiarlo", ha affermato il 39enne chirurgo.

Le indagini sono iniziate dopo le denunce sollevate dalle figlie di Maradona - Dalma, Gianinna e Jana - sulle cure non adeguate per un malato cardiopatico come il padre, morto per infarto. "La clinica aveva raccomandato di ricoverarlo da qualsiasi altra parte, ma la famiglia ha deciso diversamente. Le figlie hanno firmato per farlo dimettere dall'ospedale", ha dichiarato un famigliare sotto condizione di anonimato. Tanto più che sette giorni prima del suo decesso Maradona sarebbe caduto battendo la testa, ma nessuno ha pensato di portarlo in ospedale per sottoporlo a un esame di controllo, come denunciato dall'avvocato dell'infermiera Dahiana Gisela Madrid che si

stava occupando della riabilitazione post operatoria.

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