Giovedì, 23 Settembre 2021
Valori, non opinioni

Opinioni

Valori, non opinioni

A cura di Marilia Parente

Ucciso a 17 anni da un carabiniere, se solo Davide avesse saputo...

"Vogliamo giustizia ": in centinaia al corteo per Davide Bifolco il 17enne ucciso nel rione Traiano di Napoli da un colpo di pistola esploso da un carabiniere dopo che la vittima, su uno scooter con altri due ragazzi, non si era fermato a un posto di blocco. "Guidava uno scooter non suo, non era assicurato e non aveva il patentino - ha confessato il fratello della vittima - La mia famiglia non aveva soldi per comprare un motorino a Davide. Forse si e' spaventato, forse voleva evitare il sequestro del mezzo e per questo non si è fermato all'alt delle forze dell'ordine". Su un muro del quartiere intanto campeggia la scritta 'Carabiniere infame' e sotto 'Davide vive'. Come raccontato dai militari dell'arma i tre non si sarebbero fermati all'alt intimatogli e da qui è nato un inseguimento che si è concluso su via Cinthia, quando il conducente dello scooter in corsa ha preso un'aiuola perdendo il controllo del mezzo, urtando la "Gazzella" e cadendo a terra. Dopo la caduta uno dei sospetti, inseguito da un carabiniere, è riuscito a fuggire a piedi facendo perdere le tracce. Mentre l'altro militare stava procedendo a bloccare e a mettere in sicurezza gli altri due, ha accidentalmente esploso un colpo con la pistola d'ordinanza che ha raggiunto uno dei sospetti, un ragazzo di 17 anni. Il giovane, Davide Bifolco, è stato soccorso e portato all'ospedale San Paolo dove è deceduto. L'Autorità Giudiziaria, ad ogni modo, ha aperto un'inchiesta per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti.

Non entrando nel merito della vicenda sulla quale stanno ancora indagando le autorità competenti, personalmente, riuscirei a chiamare "assassino" il carabiniere solo dopo aver avuto la prova che quel colpo esploso non sia stato realmente accidentale. Se la versione dei carabinieri venisse accertata, la morte di Davide si configurerebbe come una terribile tragedia senza colpevole, dato che verrebbe a mancare la volontà e la consapevolezza del suo materiale assassino. Credo, tuttavia, che valga la pena porsi un interrogativo: può un ragazzo rischiare di perdere la vita a 17 anni per strada, in questo modo? Il temibile rischio che le forze dell'ordine possano sbagliare la mira o facciano partire un colpo involontario dalla pistola, ahimè, esiste. E lo dimostrano le innumerevoli sciagure che si sono susseguite nel corso degli anni. Non mi sto riferendo alla possibilità dell'errore consapevole da parte di un ipotetico carabiniere o agente: in tal caso, se piuttosto che puntare alle gambe si fosse mirato volontariamente più in alto, il barbaro omicidio sarebbe stato indubbiamente compiuto. Sto ipotizzando, invece, errori accidentali o incidenti a causa dei quali il colpo della pistola possa mortalmente colpire qualcuno durante un inseguimento. La colpa, in quel caso, di chi è? Dell'inseguitore che porterà nella tomba un senso di colpa ingestibile causato da un tremendo evento di cui non ha responsabilità, o dell'inseguito che, per un atto di disobbedienza o per reati grandi o piccoli, ha messo a rischio consapevolmente la sua vita? Sì, perchè chi commette un reato o trasgredisce le regole conosce bene (o dovrebbe), dall'inizio, le eventuali conseguenze a cui si espone. Come dovrebbero conoscere bene quelle conseguenze i suoi genitori o chi lo ha cresciuto, nel caso si tratti di un minore.

Nel caso specifico di Davide, non credo minimamente che il ragazzo si sia meritato la morte. Un 17enne non ha mai colpe. Figurarsi poi una colpa da pagare con la morte: quella non appartiene neppure al più abietto degli esseri umani. Davide avrebbe potuto costruirsi una famiglia, lavorare, regalare sorrisi e magari avere dei figli: non sapremo mai chi sarebbe diventato, perchè è stato ucciso. E' morto per strada. Come nessuno merita. Ma è troppo facile scaricare un'eventuale colpa su chi gli ha sparato. C'è da chiedersi: chi gli ha permesso di trovarsi su quel motorino senza patentino e senza assicurazione? Chi gli ha permesso di ignorare uno stop delle forze dell'ordine? Chi gli ha insegnato che dai carabinieri è giusto fuggire? Ricordo un ragazzino che conobbi per caso e che mi offrì una perfomance di tutti gli insulti riservati alle forze dell'ordine. "Chi ti ha insegnato queste cose?" gli chiesi e la sua risposta fu ancora più agghiacciante rispetto alle pesanti offese dedicate a chi difende la giustizia; le aveva ascoltate da alcuni suoi amichetti e la sua famiglia aveva trovato i ritornelli divertenti. Secondo voi, questo bambino, da grande, avrebbe avuto difficoltà ad eludere un posto di blocco? Quante possibilità esistono che avrebbe risparmiato lo stesso tremendo rischio cui è incappato il povero Davide? Come mai nessuno si è preoccupato di far sapere a quel ragazzino che le forze dell'ordine tutelano la giustizia e la sicurezza dei cittadini? Che anche se qualcuno con la divisa ha potuto sbagliare, molti altri hanno dato la vita sul posto di lavoro per adempiere al proprio dovere? Eventi dolorosi come quello che ha colpito il rione Traiano, dovrebbero suscitare interrogativi sociali profondi, piuttosto che essere presi come spunto per nuova violenza, verbale o fisica che sia. Perchè Davide è stato vittima di questa tragedia? Davvero si vuole demonizzare un solo uomo o il suo errore? Perchè non ammettere che in alcuni quartieri, più ancora che in altri, è necessario diffondere la cultura della legalità, insegnare il rispetto delle regole, far comprendere che ad un piccolo errore possono corrispondere conseguenze terribili che cambiano o addirittura distruggono la vita. Se solo avesse saputo tutto questo, allora sì, Davide forse sarebbe ancora vivo...

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