Domenica, 28 Febbraio 2021
Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

Proietti, l'ultimo dei mattatori

La prima volta che ho visto al cinema Gigi Proietti fu quando avevo 10 anni e i miei genitori mi portarono a vedere Brancaleone alla Crociate. Era una delle prime volte che andavo al cinema. Mi ricordo che ero rimasto colpito da Brancaleone (interpretato da Gassman) e dal personaggio del grande peccatore (interpretato da Proietti). Ma di Brancaleone da Norcia mi ricordo soltanto il refrain Branca Branca Branca Leon Leon Leon fischio e bum. Il peccatore me lo ricordo molto meglio. Proietti interpretava un personaggio che si infliggeva i peggiori tormenti perché si era macchiato di un peccato così grande da non poterlo neanche dire. Per tutto il film gli altri personaggi cercavano di indovinare quale fosse il peccato così grave che avesse commesso (incesto? Infanticidio?) ma il peccatore scuoteva la testa e diceva peggio, molto peggio… Alla fine un santo eremita dice che lo può confessare ed assolverlo. Si rinchiudono in una grotta e appena Proietti dice il suo peccato, il santo eremita lancia un urlo lancinante ed entrambi vengono inghiottiti dalla terra che si apre sotto i loro piedi. Una scena che ricordo vividamente nonostante siano passati 50 anni.

In quel film c’erano due mattatori Gassman e Proietti. Entrambi bravissimi ed entrambi capaci d’ipnotizzare il pubblico con la loro arte di recitazione. Ma profondamente diversi. Gassman aveva vissuto in gioventù in un Italia protagonista nel bene e nel male (purtroppo più nel male) della storia mondiale. Proietti ha vissuto una Italia in lento, costante ed inesorabile declino. Ho sempre visto nei personaggi interpretati da Proietti una metafora dell’Italia: un passato più o meno nobile, un presente fatto di genialate (o, in questo caso, di mandrakate) per garantire un futuro incerto.

E’ stato un grande attore, ma l’idea è che meritasse molto di più. Ha doppiato divi di Hollywood ad esempio è stato Rocky Balboa in Rocky I, il genio della lampada in Alladin, Gandalf nello Hobbit, Casanova nel film di Fellini e perfino Gatto Silvestro. Di qualcuno di questi film ho sentito anche la versione originale. Generalmente l’interpretazione di Proietti era migliore dell’originale, la sua voce si calava molto di più nel personaggio che quella dei divi americani stra-famosi e stra-pagati. Se fosse nato in US avrebbe sicuramente vinto un Oscar e sarebbe noto a livello mondiale. Essendo nato in Italia e avendo fatto la carriera solo nel Bel Paese, è noto solo a noi. Non credo che gliene importasse molto. Sono convinto uno dei suoi cavalli di battaglia, la barzelletta del cavaliere nero, riflettesse molto la sua filosofia di vita. Nella barzelletta si parla di un cavaliere nero che prima uccide un cavaliere bianco, poi i 3 figli del cavaliere bianco, poi i 9 nipoti del cavaliere bianco e così via fino ad arrivare ad enunciare la morale di questa storia, ossia che il cavaliere nero vuole essere lasciato in pace (nella barzelletta originale Proietti usava un termine decisamente più colorito).

Ecco, ho sempre visto in Proietti un uomo tranquillo, che sapeva di essere bravo ma che si accontentava della vita e delle prospettive offerte dall’Italia. L’unica cosa che chiedeva in cambio è non avere seccature. Un altro personaggio che ritengo vicino alla natura più profonda di Proietti è il Maresciallo Rocca. Pur essendo “solo” un maresciallo fa lo stesso lavoro del Commissario Montalbano con estrema umanità. Meriterebbe molto di più ma si accontenta di vivere nel mondo dove è nato. Ecco credo che Proietti fosse profondamente italiano: profondamente convinto di essere stato molto fortunato a vivere in un paese come l’Italia dove il clima è mite, dove il cibo e il vino sono ottimi, dove le donne sono generose, dove le bellezze sia artistiche che paesaggistiche sono stupefacenti, dove la qualità della vita è altissima. Ma soprattutto era profondamente romano: contento di vivere in una città che è stata la capitale del mondo e dove risiede il Papa. E lo immagino che sorrideva sotto i baffi quando un turista o un uomo di affari frettolosi non si prendono il tempo necessario per capire il fascino di questa Roma casinista e sorniona. Proietti ha vissuto l’evoluzione di Roma, dalla Roma Città Aperta di Rossellini, passando per la Roma della Dolce Vita di Fellini, fino alla decadenza della Roma della Grande Bellezza di Sorrentino. Roma è eterna e ha vissuto e vivrà infinite nascite ed infinite morti. Quindi perché cercare l’effimera fama tradendo la propria città? Proietti era infatti una bandiera di Roma esattamente come può esserlo Totti. Simbolo della Roma popolana che ha elaborato dolci e ricette tipiche che non si trovano da nessuna altra parte: il maritozzo, la carbonara, l’agnello all’abbacchio, il carciofo alla giudia, la coda alla vaccinara, i rigatoni alla pajata e tanti altri piatti poveri ma gustosissimi. Ecco Proietti per me rappresentava Roma con tutte il suo fascino e tutte le sue contraddizioni.

Ma l’Italia e la Roma attuale sono purtroppo molto diversi da quelle della fanciullezza di Proietti. Quando Proietti era giovane (e quando io ero giovane) l’emigrazione non era proprio presa in considerazione. Poteva capitare alle fasce più basse, poteva capitare alle super eccellenze, ma non capitava alle persone normali. Adesso un giovane con un minimo di talento sa che l’Italia non gli offre alcuna prospettiva. Se vuole lavorare, se vuole avere una vita decente, è costretto ad emigrare. Per questo Proietti è stato l’ultimo dei mattatori. Adesso, anche se un giovane avesse gli stessi talenti di Proietti, non gli sarebbe offerta la possibilità di una vita e carriera in un’Italia sempre più “unfit” (per usare l’espressione dell’Economist) ma solo una vita fuori dall’Italia e fuori da Roma dove arriverà sicuramente al successo ma proverà “siccome sa di sale lo pane altrui”.

Vincenzo Vespri

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