Sabato, 20 Luglio 2024
L'esperimento

Il paese italiano che ha eliminato la politica: "Si vive lo stesso"

I cittadini di una piccola comunità trentina hanno rinunciato a scegliere il proprio sindaco: tutto dopo un'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nell'amministrazione pubblica

C'è un Comune in Italia dove la politica è sparita. È stata praticamente abolita dal 2021 quando si è dimesso l'ultimo sindaco. Da quella volta, nessuno si è proposto di guidare l'amministrazione locale. La speranza sembrava rinata alle scorse comunali, quelle del 21 maggio scorso, quando si è presentato un solo candidato. Il problema è che, per rendere l'esito valido, doveva votare almeno il 50% più uno degli avanti diritto. Peccato che alle urne non si sia presentata neanche la metà dei votanti. Per questo non è stata eletta neppure l'unica persona resasi disponibile negli ultimi due anni.

Così, almeno fino alla prossima primavera, resterà senza guida politica Lona-Lases, un centro abitato da meno di novecento anime nel cuore del Trentino. Il motivo? La routine è stata sconquassata da un'indagine della magistratura, conclusasi nell'ottobre 2020 con una raffica di misure di custodia cautelare per politici e imprenditori locali. Tutti accusati di fare affari per conto della 'ndrangheta con l'oro rosso: il porfido con cui si pavimenta l'Italia intera. Di questa roccia vulcanica Lona-Lases  è un'unica grande miniera naturale dove sono sorte cave e aziende per la lavorazione dei semilavorati grezzi. Per decenni, tutta l'economia della cittadina e dell'intera Val di Cembra si è basata sulle cave di porfido. Fino all'ottobre 2020, quando sono arrivati i primi arresti. Da quel momento il tempo si è fermato ed è come se i trentini avessero smesso di guardare al futuro. Al punto da rifiutare anche quanto di più democratico ci sia: le elezioni.

Viaggio a Lona-Lases, il Comune senza sindaco

Lona-Lases  si trova a circa venti chilometri a nord di Trento. Appena si varca il confine, lasciandosi sulla destra il piccolo lago di Lases, ci si rende presto conto di essere in un posto in cui le miniere di porfido rappresentano il cuore pulsante della vita cittadina. Lo stesso porfido di cui sono fatti i vicoli che accompagnano i passi di chiunque si inoltri per i piccoli agglomerati di case dai colori tenui e gli infissi in legno, incastonati nel verde delle alte vallate. È impossibile girare nei dieci chilometri quadrati di paese senza imbattersi continuamente in qualcosa che abbia a che fare con la filiera produttiva del porfido: cave; fabbriche per la lavorazione della roccia grezza; magazzini con decine di bancali di lastre di roccia; ma anche negozi che vendono piastrelle o lastricati fatti con l'oro rosso. Tutto fermo oggi, in attesa che la giustizia faccia chiarezza. Con il lavoro però si è fermata anche la vita pubblica.

Walter Ferrari indica una delle cave ferme dopo l'inchiesta Perfido a Lona Lases-2

Non appena si entra in paese si trova l'albergo-ristorante "Al Lago", gestito da Maria Rosa Casagranda che, direttamente a TrentoToday, ha detto: "Io penso che un sindaco ci voglia. Siamo qui senza un ufficio tecnico, senza dei ragionieri e abbiamo bisogno di qualcuno che ci amministri, di qualcuno che ci rimetta a posto le strade per esempio perché fanno schifo". Eppure gli abitanti hanno disertato le urne, forse per paura? "La gente ha paura sì ma per colpa di chi va a dire in giro che qui c'è la 'ndrangheta. Hanno paura delle denunce, di queste persone che continuano a fare esposti per qualsiasi cosa. Giusto per spaventare la gente. Chi è che si candida se rischia di essere querelato per ogni cosa? - si chiede l’alberghiera -. Qui la 'ndrangheta non c’è, non c'è mai stata". C'è un processo però, che getta un'ombra di sospetto. "Ma quelle sono persone che lavorano nelle cave - ribadisce Casagranda -. Quelli a capo di una cosca? Ma se hanno sempre lavorato in cava fino al giorno in cui li hanno arrestati. Comunque il punto è che ci vuole un sindaco".

Già, ci vuole un primo cittadino e infatti all'ultimo turno c'è chi è andato a votare. Tra questi c'è Patrizia Micheli: "Noi qui a Lona-Lases abbiamo votato in diversi. Adesso abbiamo il commissario, che è un'ottima persona però lui può fare solo le cose di ordinaria amministrazione, quindi non può fare più di tanto. Speriamo che entro un anno si formi un'altra lista e che si trovi un sindaco. Io intanto l'ho votato Pasquale Borgomeo".

Il fallimento alle elezioni di maggio 2023

Pasquale Borgomeo è colui che ha provato a candidarsi a sindaco alle scorse elezioni comunali. Prima a Napoli come responsabile dei "Falchi" (i poliziotti della sezione speciale della squadra mobile), è stato comandante della polizia stradale a Trento, dove vive da dieci anni. L'ex poliziotto partenopeo era stato scelto per ridare un futuro ai loni e lasesi, con il sostegno del commissario Alberto Francini (ex questore di Trento) e quello della lista civica "Insieme per Lona-Lases". Tuttavia la sua lista non ha raggiunto il quorum. Una debacle se si guarda ai numeri: su 692 aventi diritto, si sono presentati in 221 (31,9%) all'unico seggio allestito. Sulla sconfitta hanno pesato almeno due fattori: i nomi della lista, composta da perfetti sconosciuti mai visti in paese; ma anche i continui litigi fra Borgomeo e il suo vice sindaco in pectore, Paolo Molinari, che sulla stampa aveva negato la presenza della mafia nella cittadina.

Risultato elezioni comunali maggio 2023 a Lona Lases

Il commissario Francini: "Qui è tutto fermo ma c'è bisogno di scelte strategiche"

Lona-Lases dovrà fare a meno di un sindaco almeno fino alla prossima primavera. Intanto a supplire al vuoto politico ci pensa il commissario straordinario Alberto Francini, che guida il Comune trentino insieme al segretario comunale e a tre impiegati. Senza sindaco e con una cronica carenza di personale, Francini ha di fronte a sé un altro anno impegnativo. "È chiaro che un commissario straordinario non può fare certe cose che invece può fare un sindaco, espressione dei cittadini, capace di attuare delle programmazioni strategiche di lungo respiro. Un commissario può occuparsi solo dell'ordinaria amministrazione. C'è una grande differenza ed è un grave danno per il territorio". A dirlo a TrentoToday è proprio il commissario Francini, che ammette di non poter fare nulla per quello che concerne le decisioni di lungo periodo.

"Per esempio parliamo di scegliere se continuare a puntare per i prossimi dieci anni sull'economia del minerario o su altro. Il bilancio è in pareggio, non c'è da preoccuparsi per quest'anno e per il 2024 ma probabilmente ci saranno dei problemi negli anni successivi se non si riprenderà l'attività estrattiva. Al momento è tutto fermo a Lona-Lases perché sono scadute le concessioni delle cave di porfido. Quindi fra due anni bisognerà decidere se puntare ancora sull'estrazione mineraria o se buttarsi su altre attività quali il turismo o l'agricoltura, in particolare l'allevamento e il settore vinicolo".

Senza geometra e senza polizia locale

Ma per fare queste scelte serve un sindaco. Serve anche per valutare un'eventuale fusione con altri Comuni visto che manca anche un servizio di polizia municipale ed è un problema di tutta la Val di Cembra, dove non c'è un vigile urbano. "Non ci posso fare assolutamente nulla anche perché mettere un vigile urbano per un singolo Comune è ridicolo - continua il commissario -, ci vorrebbe un servizio di polizia municipale, che costa e deve essere affrontato a livello di comunità di valle". Francini, che ci tiene a precisare che tutti gli Uffici, al netto di carenze e problemi, sono tutti operativi. Uno dei problemi più impattanti sul lavoro amministrativo è la grave sofferenza dell’ufficio tecnico per l’assenza di un geometra comunale. "Dobbiamo capire se sostituirlo o pensare a una gestione associata con altri Comuni della valle" ha confermato il commissario.

Insomma Lona-Lases è un Comune che ha deciso di non decidere del suo futuro e dunque di non occuparsi più della politica locale. "Questa è una comunità molto colpita, abbattuta dall’indagine, è una comunità sotto schiaffo che ha difficoltà a riprendere la responsabilità della propria amministrazione - ha ribadito l'ex questore  -. Ha paura ma non di qualcuno che minacci. Ha paura a esporsi in una condizione nella quale c'è grande imbarazzo". Insomma, magari c'è anche qualcuno disponibile ma vista la situazione e visto che un'eventuale campagna elettorale andrebbe per forza a toccare il tema della mafia, per di più fra persone che si conoscono tutte da una vita, nel dubbio, ci si fa gli affari propri. "Però rispetto agli anni scorsi un passo in avanti si è fatto, un minimo di mobilitazione c'è stata, sicuramente parziale ma c'è stata e fa ben sperare per il futuro. Certo, i partiti e i cittadini ci devono mettere più impegno" ha concluso Francini.

In effetti l'impresa di Borgomeo si può leggere anche come un segno positivo se si pensa che, negli ultimi 24 mesi, prima di Borgomeo, non si era presentata neppure una lista. Dopo le dimissioni del sindaco Manuel Ferrari nel maggio 2021, ci sono state le elezioni comunali del 3 e 4 ottobre 2021, rinviate per la mancata presentazione di liste. Stessa sorte alla tornata delle comunali del 12 giugno 2022. Rinviate anche le elezioni del turno straordinario del 27 novembre 2022, anche qui nemmeno una candidatura. Ci ha provato Pasquale Borgomeo lo scorso maggio, lanciato da una lista che il direttore del mensile "Questo Trentino" Ettore Paris ha definito "un imbroglio" in quanto "su dieci candidati in lista, solo due erano residenti a Lona-Lases. C'erano anche persone poco significative, fra cui una tatuatrice di Pergine. Metà delle persone di quella lista non si è mai fatta vedere a Lona-Lases. Ma perchè avrebbero dovuto votarla?".

Urne vuote? "Vuol dire che c'è speranza"

Infatti non tutti pensano che la presentazione di quella lista sia un passo avanti. Anzi, c'è chi la vede come il tentativo di coprire lo sporco mettendolo sotto un tappeto e guarda al fallimento elettorale come un segno di vitalità della comunità. In primis ne è convinto Walter Ferrari, uno dei portavoce del Coordinamento lavoro porfido (Clp), che TrentoToday ha incontrato. Da decenni il Clp denuncia la presenza di infiltrazioni mafiose nelle cave di porfido fra la Val di Cembra e la Valsugana. Solo dal 2015 a oggi ha presentato 15 esposti alla magistratura.

"La comunità, che fin qui è stata sottomessa dai poteri forti - spiega Ferrari -, ha dato un segnale di vitalità, non accettando di sottostare a quelli che erano i comandi provenienti da tutti coloro che erano stati legati agli ultimi 25 anni di amministrazione a Lona-Lases. Si pensi che la lista Borgomeo aveva tra i principali sostenitori Enzo Anisi, socio al 25% nella Anesi Srl, di cui era socio anche Giuseppe Battaglia, e amministrata da Mario Giuseppe Nania, imputati al processo scaturito dall'operazione Perfido. Insomma due terzi della comunità si è sottratta a certe pressioni, comprendendo che la lista presentata era stata costituita in maniera del tutto opaca dalla maggioranza di governo in consiglio provinciale. Con anche il silenzio complice dell'opposizione, fatta eccezione per il consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle Alex Marini".

Lona Lases

È proprio Alex Marini a essersi fatto portatore in Provincia delle istanze dei lavoratori e di chi, da anni, denuncia i metodi mafiosi in Trentino. Il pentastellato ha presentato diverse interrogazioni al presidente del Consiglio provinciale trentino Walter Kaswalder. Solo due nelle ultime settimane. Nella prima si chiede di rendere accessibile ai consiglieri provinciali "la relazione prodotta sul settore del porfido e la banca dati sulle infrazioni rilevate affinché gli stessi possano essere informati sul funzionamento degli uffici provinciali ed esercitare il controllo politico-amministrativo sull'operato del potere esecutivo". Nella seconda si chiede "una commissione d'accesso antimafia a Lona-Lases" e di "valutare l'ipotesi di attivare un'inchiesta per investigare le problematiche che negli ultimi decenni hanno caratterizzato l'amministrazione comunale di Lona-Lases e i consorzi di cui la stessa è parte". "Ma non basta - spiega lo stesso Alex Marini a TrentoToday -. È necessario anche avviare un processo di riconciliazione e coinvolgimento della cittadinanza a livello locale, utilizzando strumenti democratici per supportare il lavoro del commissario e procedendo alla nomina di osservatori elettorali in grado di assicurare la supervisione dei processi democratici passati e di quelli in divenire".

Perchè con il sindaco ci guadagnano i cavatori

Dunque secondo l'ex sindacalista e l'esponente del M5s non è che le persone non hanno votato per paura. Non hanno votato perché non si fidano più. Perché non volevano essere amministrate da quelle persone e hanno preferito restare nel limbo piuttosto che votare un sindaco, tornando a far fare affari ai cavatori. Ma perché se si vota il sindaco le cave ci guadagnano? Esiste una legge provinciale, che demanda ai Comuni i controlli e i criteri con i quali vengono calcolati i canoni di concessione delle cave, cioè l'affitto che i proprietari di cava pagano al Comune per estrarre la roccia. 

"Noi abbiamo fatto dei calcoli con l'ingegner Pier Domenico Tomasi di Pinè, consulente per le Asuc e abbiamo scoperto che, con il sistema attuale, i concessionari versano mediamente canoni di 4,50 euro al metro cubo - continua Ferrari -. La resa minima di un metro cubo di porfido, al di sotto della quale le operazioni sarebbero antieconomiche, può essere stimata nell'ordine del 35%, per un valore del semilavorato di 73 euro a metro cubo". Significa che, su un metro cubo di porfido, la parte utilizzabile come semilavorato grezzo, è circa il 35%. Questo 35%, sul mercato, vale circa 75 euro. Gli imprenditori della Val di Cembra pagano allo Stato 4,50 euro per guadagnarne 75 (stima al minimo ribasso). Siamo nell’ordine del 6% di canone. Un vero affare se si pensa che, applicando i parametri europei del settore, i canoni di concessione dovrebbero attestarsi su un valore che va dal 18 al 22% del valore del semilavorato estratto. A conti fatti, su un milione di metri cubi di grezzo estratti all'anno (almeno fino a qualche anno fa) nella valle del porfido, "sono dieci milioni di euro all'anno sottratti legalmente alle amministrazioni comunali con una legge che lascia una falla aperta - ribadisce Ferrari -. Ecco perché il controllo delle amministrazioni comunali è fondamentale".

Le mani della 'ndrangheta sulle miniere di porfido 

Ed è qui che nasce l'inchiesta dei carabinieri del Ros denominata "Perfido" e coordinata dalla Procura di Trento. Secondo le indagini, gli 'ndranghetisti si sono presentati nella Val di Cembra con talmente tanti soldi da comprare attività imprenditoriali e quelle che non c'erano se le sono costruite da zero. Ma il cuore degli affari è sempre stato il business del porfido. È in una delle sentenze di primo grado che il giudice scrive come "il primo vero grosso investimento è stato nel 1999, con dodici miliardi di vecchie lire per acquistare la cava Camparta di Meano". Da lì in poi è proseguita l'opera di contaminazione del tessuto sociale ed economico. "Si è trattato di un lento e silente ingresso nella realtà trentina, sia con attività illecita che con l'inserimento di capitali e con la gestione di attività lecite" si legge ancora nella carte processuali che TrentoToday ha potuto visionare.

Per avere il controllo del porfido, la cosca agiva su due livelli. Uno era quello della violenza e della prevaricazione nei confronti dei lavoratori. Tanto che uno dei capi d'accusa è la riduzione in schiavitù dei lavoratori, costretti a firmare carte in cui attestavano di aver ricevuto stipendi mai versati o picchiati se si ribellavano al sistema. L'altro livello era quello della rispettabilità attraverso cortesi rapporti istituzionali e la contaminazione della politica. Infatti fra gli imputati ci sono i fratelli Battaglia, oggi a processo per associazione di stampo mafioso. Giuseppe Battaglia è stato prima consigliere comunale e poi assessore alle cave dal maggio 2005 al maggio 2010. Il fratello Pietro invece è stato prima consigliere nell'Asuc (Amministrazione separata usi civici) di Lases dal gennaio 2011 e poi consigliere comunale dal 2018. In un processo che si concluderà al termine di una maratona di udienze già fissate dalla Corte d'Assise di Trento.

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